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Le Alfa Romeo e le Lancia di domani secondo i nostri lettori

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Una barchetta estrema tutta raccolta sul posteriore, come se fosse pronta a balzare in avanti, e come soltanto un’Alfa può (e deve) fare. Una berlinetta atletica e armoniosa, che, con lo stesso logo sul muso, mostra già nella sua livrea bicolore e nel trattamento delle superfici la sua doppia anima, romantica e tecnica. Un’ammiraglia solenne e autorevole, che porta senza timidezze lo scudo Lancia sulla calandra. Una "volume unico" sospesa tra il richiamo (irresistibile) alla Stratos Zero di Bertone e la praticità della soluzione abitativa per cinque persone… Sono alcune delle proposte che hanno conquistato la giuria tecnica del nostro QContest “Alfa – Lancia: un disegno per il futuro” lanciato sul web l’8 febbraio 2021 e trasformatosi in una grande partecipazione corale al dibattito nascente su quale futuro avranno i due brand italiani che, nella struttura di Stellantis, sono stati collocati nell’area premium assieme al francese DS.

Il cuore Alfa? Ancora sportivo. E la Lancia… Più di 260 lettori hanno partecipato al concorso di idee promosso dalla nostra redazione, per un totale di quasi 450 progetti, definendo un quadro variegato di proposte, in cui il predominio è andato comunque alle sportive, soprattutto per il marchio Alfa, ma in parte anche per quello Lancia, a conferma che l’eredità lasciata dalla Delta Integrale leggenda dei rally è ancora radicata nell’immaginario collettivo degli italiani (e non, visto che nell’elenco dei partecipanti non mancavano nomi stranieri, in genere studenti di design presso le scuole torinesi dello Ied e dello Iaad). Oltre tremila persone, poi, hanno votato online i loro progetti preferiti sui quaranta (venti per marchio) selezionati dalla redazione di Quattroruote. Ecco, in sintesi, come funzionava il meccanismo del QContest.

Le due giurie, i voti di critica e pubblico. La short list di quaranta modelli, frutto di un lavoro di selezione difficile (abbiamo dovuto fare delle scelte ed escludere anche progetti in sé meritevoli), è stata sottoposta al vaglio del pubblico, che, come detto, ha votato online, e a quello di una giuria qualificata composta, oltre che dagli stessi giornalisti della rivista e dal nostro disegnatore Marcelo Poblete, da tre designer professionisti: Fabrizio Giugiaro, Mike Robinson e Frank Stephenson. Gli ultimi due, benché americani di nascita, hanno lavorato, con varie posizioni di responsabilità, per i marchi italiani del gruppo FCA. Nel numero di aprile di Quattroruote, in edicola dal 30 marzo, pubblichiamo i disegni, le spiegazioni degli autori e il giudizio critico, relativi ai primi tre classificati per ciascun marchio secondo il verdetto della giuria tecnica, nonché – per ogni marchio - gli altri sette progetti che hanno raccolto più consensi. Accanto a questi, il podio formato dal voto online dei navigatori, così che ciascuno possa divertirsi a confrontarli. Qui vale la pena sottolineare che c’è stato un solo caso di sovrapposizione: la Lancia B24 di Davide Introzzi, che ha rivisitato il mito della spider del film “Il sorpasso”, arrivata terza nel giudizio della giuria tecnica e addirittura prima nelle scelte del pubblico.

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Alfa Romeo: il podio della critica. In tutti gli altri casi, i gradini più alti delle due classifiche - popolare e degli addetti ai lavori - vanno in direzioni piuttosto diverse. Ecco i podi, rispettivamente di critica e di pubblico, per l’Alfa. Gli addetti ai lavori hanno scelto Fabrizio Luciano, diplomato allo Ied, per la Portello, fascinosa barchetta a due posti con echi della Pininfarina Sergio e della Ferrari Monza SP2, seguito da Antonio Paglia, laureato al Politecnico di Milano, con la C18, coupé bicolore, e da Pietro Gallo, diplomato all’Issam di Modena, con la sua Matta 1000, rivisitazione personalissima in chiave di Suv barchetta, con suggestioni da 1000 Miglia, della storica fuoristrada Alfa Matta del 1951.

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Alfa Romeo: il podio dei lettori. Il pubblico, invece, ha votato la gradevolissima Fortunato, che s’inserisce senza sfigurare nella tradizione delle spider del Biscione a opera di Daniele Alessandro Capriotti, la Montreal Hommage, a firma di Marco Pietro Maltese (che nella vita non fa il designer, ma il pubblicitario e il musicista) e, infine, la Giulietta Bev di Stefano Moraschini, dipendente di una società di engineering, anche grazie al vago richiamo alla Giulia GT di Giugiaro nel frontale.

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Lancia: il podio della critica. Per la giuria il primo posto è di Tommaso Francesco Bolzon, di soli ventidue anni, studente dello Ied, con la sua Aurelia 70th Anniversary, berlina imponente ed elegante, definita soltanto dai cambi di luce sui volumi. Dietro di lui, l’israeliano Tamir Mizhari, con la monovolume ipersportiva Epoca. Al terzo posto, Davide Introzzi, altro studente di Transportation design, con la sua B24.

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Lancia: il podio dei lettori. Proprio la B24, come anticipato sopra, è stata la più votata dai lettori. Sul secondo gradino del podio della giuria popolare, la greca Michaela Daskalopoulou, laureata in architettura, con la 037 che omaggia le Lancia da rally. Infine, al terzo posto, Mathieu Ortega, laureato al Politecnico di Milano, con la sua Montecarlo, che declina in modo contemporaneo alcuni richiami storici del marchio.

Gli altri selezionati. Qui trovate pubblicati gli altri progetti selezionati dalla redazione, quelli cioè che sono stati oggetto della doppia votazione, da parte della giuria dei lettori e di quella tecnica. Tutti molto interessanti. Ne citiamo alcuni in particolare, come il lavoro di Francesco Ciardi, che ha meritato una menzione speciale della giuria tecnica, per l’originalità della sua interpretazione di una compatta sportiva Alfa, la quale nella vista laterale sembra una shooting brake, ma che di tre quarti posteriore rivela il suo lunotto inclinato da coupé che scende veloce tra due pinne, potente richiamo delle concept Bat di Bertone degli anni Cinquanta. O come l’interessante interpretazione di Coda Tronca di Giuseppe Cascone. E ancora, passando al marchio Lancia, l’Omega di Daniele Cian (altra menzione speciale della giuria tecnica) e la B20 di Manuel Venturini.

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Le basi della rinascita. Avremmo voluto pubblicare tutti i disegni, nessuno escluso, anche quelli più ingenui o rudimentali (hanno partecipato anche bambini – i più giovani sono stati Vincent Rizzuto, 10 anni, che ci ha inviato la sua coupé Alfa Ventus, e Francesco Spissu, 13 anni, che ha spedito anch’egli un’Alfa, la GTV sixby), ma ci siamo resi conto che sarebbe stato difficile, pure sul web, proprio a causa dell’altissima partecipazione. Che testimonia quanto forte e diffusa sia la passione per due marchi che sono sì un po’ dormienti, ma con un potenziale di sviluppo enorme. Ed era un po’ questo il senso dell’iniziativa: non un concorso vero e proprio – non si vinceva niente, se non un po’ di visibilità sul giornale – ma un grande movimento di partecipazione popolare che contribuisse a fondare una rinascita di questi brand, tanto auspicata e tanto attesa. Il tipo di disegni arrivati in redazione fanno anche capire dove essi si collocano nell’immaginario della gente, e dove una politica coraggiosa può tornare a portarli.

COMMENTI

  • Molti progetti li trovo estremamente romantici ma di romantico non esiste più nulla nel mondo dell'auto. L'unica cosa che conta sono i dati finanziari a meno che non si scelga un percorso industriale votato all'artigianato con pochi pezzi e prezzi stellari ma sia Lancia sia Alfa non possono permetterselo. Non rimane che utilizzare loghi diversi per auto simili. Alla fine è la cosa che ha fatto VW con un certa fortuna direi e nessuno si scandalizza anzi è confortata dalle vendite
  • Soprattutto perchè non s'intravvede alcuna volontà reale della dirigenza Stellantis, oltre il solito bla-bla. Per avere un'altra Peugeot (ieri Chrysler) targata Lancia meglio niente. E la Lancia è finita da tempo, dagli sprechi ed errori con la Thesis, che già di Lancia aveva ben poco. Per avere mercato non bisogna posizionarsi in alto, come pensava Marchionne, che di auto non capiva nulla - quel segmento è già occupato - ma fare quel che faceva la Fiat decenni fa...
  • E' bello sognare. Poi però i Francesi dovranno resuscitare due zombie e l'operazione, come dimostra ad esempio Jaguar, è molto difficile. Non basteranno certo dei modelli azzeccati, altrimenti sarebbe bastata la Giulia (o le varie XF, F pace, F Type ecc. per rimare nell'esempio di Jaguar). Alfa e Lancia ne hanno subite troppe, veramente troppe, soprattutto negli ultimi 15 anni: ridare loro una verginità è un'impresa al limite dell'impossibile