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Michele Alboreto
La carriera di un grande - FOTO GALLERY

Michele Alboreto
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Sono già passati 20 anni, ma il ricordo del grande pilota italiano, amato in tutto il mondo, rimane indelebile. Nel tardo pomeriggio del 25 aprile 2001 Michele Alboreto perse la vita in un tragico incidente al Lausitzring, in Germania, durante alcuni test in vista della 24 Ore di Le Mans di quello stesso anno. Aveva solo 44 anni e una carriera che, dopo un lungo periodo in Formula 1, sembrava ancora destinata a regalargli grandi soddisfazioni nelle gare di endurance. Milioni di italiani, molto affezionati al pilota che, nel 1984, era stato scelto dal Drake in persona per la Ferrari, appresero con sgomento la notizia nel corso dell’amichevole di calcio degli Azzurri contro il Sudafrica, trasmessa sulla Rai in serata.   

La rassegna. Assieme a suo fratello Ermanno abbiamo ricostruito in un lungo approfondimento l’ambiente familiare, i sogni di ragazzo e il carattere di uno dei più grandi piloti italiani di sempre. Qui, invece, ripercorriamo con molte foto, buona parte delle quali provenienti dal nostro archivio, alcune fasi della carriera del compianto asso del volante, con cui peraltro Quattroruote ha sempre avuto un forte legame: oltre a essere stato in più occasioni nostro collaudatore d’eccezione – scatenato in pista, ma sempre equilibrato ed efficace nei giudizi sulle vetture – Alboreto è cresciuto a Rozzano, nella stessa cittadina dell’hinterland milanese in cui ha sede la nostra redazione e dove oggi sono a lui dedicati una piazza e un monumento, collocato nel centro culturale Cascina Grande.

COMMENTI

  • La Ferrari F1-85, la prima (dopo 10 anni) non partorita dalla matita di Forghieri, era una monoposto col telaio honeycomb, tecnologia anni 70, mentre la McLaren già da qualche anno utilizzava pionieristicamente il carbonio, impiegato tuttora. Detto questo, pance basse e lineari, sezione a "Coca-Cola"...anche dal punto di vista aerodinamico, gli inglesi erano avanti anni luce. Coppia piloti inglese? Il campione del mondo in carica ed il vicecampione per mezzo punto. Nonostante questo, Postlethwaite aveva messo in piedi una monoposto onesta ed efficace. Le cui lacune erano compensate (come troppo spesso accade a Maranello) dal gran motore. Quando però, trovatosi in testa al campionato, hanno provato a dare la sferzata finale, lo hanno spinto troppo ed è andata a finire com'è andata. Peccato perché Michele è il pilota italiano (non me ne vogliano Trulli e Fisichella) più forte che ricordi. Pacato ma molto determinato. Avrebbe meritato di più. Ma a Ferrari non si poteva contestargli decisioni, così dopo il finale '85 i rapporti si incrinarono. Gestione dei piloti secondo me ancora peggiore di quella delle turbine KKK. Epilogo?? Altro mondiale al motore Porsche che non era nulla di che, ma aveva avuto il pregio di essere montato sulla monoposto più all'avanguardia dell'epoca. Pensare che sono riusciti a vincere pure il piloti nell'86. Per fortuna il tempo è galantuomo e nel successivo ritorno (e rapido abbandono) hanno mostrato la loro reale (misera) portata tecnologica.
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  • A suo tempo le turbine K.K.K su Porsche non davano problemi perchè Porsche portava i suoi motori nelle sale prove della K.K.K per studiare assieme la migliore turbina a differenza della Ferrari che per paura che K.K.K carpisse chissà quali segreti,ordinavano le turbine a catalogo.Quanto al cambio a stagione iniziata,Forghieri disse che Ferrari da sempre diceva che in corso campionato una vettura non si cambia anche con una migliore ma forse nel 1985 Enzo Ferrari non aveva più la lucidità di capire al volo cosa fare o opporsi agli uomini FIAT.
  • Me li ricordo tutti i test di Alboreto su Quattroruote, mi pare che oltre a quelli citati da Mirra ci fu anche la prova della Chevrolet Tahoe la quale apparentemente poco c'entrava con un pilota. ........... Circa la F1, resta il rimpianto di quel mondiale 1985 solo sfiorato, la macchina c'era, la 156-85 prima monoposto progettata dal compianto Harvey Postlethwaite (mi pare si scriva così), ma il motore purtroppo non si dimostrò all'altezza del Porsche montato sulla rivale McLaren. Forse l'ho già scritto, ma vale la pena ricordare che a metà di quella stagione (dopo che erano comunque arrivate 2 vittorie), il vecchio Drake si convinse (forse perchè mal consigliato da chi gli era intorno) che l'azienda tedesca KKK fornitrice dei turbocompressori favorisse i connazionali a discapito della Ferrari, l'azienda replicò che non aveva nessun interesse ad inimicarsi l'allora gruppo Fiat che era un suo buon cliente per i prodotti di serie, ma tanto bastò che il Drake volle passare ai turbo dell'americana Garrett. Fu un disastro totale, la macchina non finì più le gare causa proprio avarie a quei componenti e alla fine dell'anno il mondiale lo vinse Prost. Alboreto, amareggiato per quell'epilogo disse che sarebbe tornato in macchina solo dopo che tutto il materiale dell'85 fosse buttato a mare, fu un errore perchè la monoposto dell'86 si rivelò scarsamente competitiva e fu un susseguirsi di delusioni con non solo zero vittorie, ma tanti ritiri e addirittura alcune mancate qualificazioni.... Negli anni successivi per Michele fu un calando, sovrastato nelle gerarchie interne del team da Gerard Berger. ...... Forse non è stato il pilota più veloce della sua epoca, ma era certamente una brava persona e si fa ricordare con affetto....