Nel 2030, in Italia circoleranno 6 milioni di auto elettriche e i loro utilizzatori potranno contare su oltre 21 mila nuovi impianti di ricarica veloce. Questo, almeno, nelle intenzioni di Mario Draghi, che disegna un simile scenario nel Piano nazionale di ripresa e resilienza basato sui fondi dell'Unione Europea. Un quadro, però, ottimistico, se ci si basa sulla situazione odierna. L’inchiesta pubblicata su Quattroruote di giugno, disponibile anche nell'area in abbonamento Q Premium, rivela gravi carenze sotto due profili. Per esempio, a Roma uno dei big del settore, l’operatore Enel X, ha finora installato 300 infrastrutture di ricarica; di queste, alla fine di aprile ben 130 risultavano inattive per il mancato allacciamento alla rete di distribuzione dell’energia o per altri problemi burocratici, con pratiche ferme in Comune o nei Municipi. Il problema non riguarda soltanto la capitale: uno studio di E-Motus, associazione dei principali operatori del settore, rivela come, alla fine del 2020, il 21% delle colonnine installate fosse inattivo per le stesse ragioni. Ma le colpe sono anche degli utenti della strada. Degli altri, però, non di quelli che utilizzano le auto elettriche: una nostra indagine sul campo ha svelato come, su 51 colonnine visitate a Milano, il 50% fosse occupato abusivamente da conducenti di vetture a propulsione termica o di elettriche e ibride plug-in non collegate . Tutto ciò senza che la polizia municipale si prendesse la briga di reprimere con convinzione il malcostume. La strada per realizzare i piani di Draghi è, quindi, lunga e difficile, come dimostra la carrellata di foto che vi proponiamo qui sopra.