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Mission restart
L'aftermarket al lavoro per una nuova normalità

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L'aftermarket al lavoro per una nuova normalità
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Anche il mondo dell’aftermarket si prepara a una nuova normalità.Tra post pandemia e la tempesta perfetta, che sta travolgendo il settore dell'auto (ma anche il tessuto economico in senso più ampio) stretto tra nuove alimentazioni, tecnologie innovative, crisi della filiera produttiva per mancanza di materie prime - sempre più costose - e il boom dei prezzi della logistica. Una normalità da "governare" e non da "subire", come ricorda il presidente Adira, Piergiorgio Beccari nel corso del panel "Come l’autoriparazione si prepara a una nuova normalità", moderato dal caporedattore di Quattroruote Filippo Buraschi nel corso di Mission Restart. E per governare occorre che tutte le associazioni di categoria lavorino insieme, "per far sì che il futuro inizi oggi e non domani. Dobbiamo essere dove si pensa il futuro, dove questo si progetta, sperando poi che, chi decide, lo faccia in modo corretto", sottolinea Beccari. Decisioni basate su dati scientifici e non su ideologie basate sul nulla, come fa presente anche il presidente Aica, Mauro Severi: "La situazione è certamente in evoluzione e non ci sono verità assolute e definitive. Quello che sappiamo di sicuro è che l’auto non è certamente la maggior indiziata per l’inquinamento, visto che è colpevole solo dell’1/2% delle emissioni di CO2. Anche perché è figlia di un settore che ha sempre sposato l'innovazione, anche nei prodotti aftermarket. Ma che vive però in un Paese da riprogettare con infrastrutture che tengano conto della continua evoluzione della tecnologia e della scarsità di alcune risorse". Passare dalla ideologia alla realtà è anche la posizione di Paolo Vasone, coordinatore Anfia aftermarket, che riporta il lungo lavoro del presidente Paolo Scudieri nei confronti delle istituzioni: "La transizione ci sarà, ma dovrà essere guidata. Anche per salvaguardare un settore in cui lavorano ben 400 mila persone. Noi risposte definitive non ne abbiamo, ognuno di noi ne ha una parte. E non possaimo dare neppure tempi precisi per questo cambio di paradigma. Ma, certamente, ci vorranno almeno una decina anni per una transizione corretta. Sennò andiamo contro un muro. E nessun airbag per questo ci potrà salvare". Un muro che potrebbe diventare anche insormontabile per la continua crescita dei prezzi: "E’ difficile trasferire i costi maggiori ai clienti, ma dovrebbe esser necessario farlo", ricorda Alessandro Angelone, presidente Confartigianato Autoriparazione, che si toglie un sassolino dalle scarpe sottolineando come "gli incentivi aiutano probabilmente chi i soldi per cambiare l’auto già li avrebbe…". E torniamo ancora al distacco dalla realtà da parte di chi legifera.

Soluzione circular economy. Un settore sempre tacciato di essere super-inquinante ha, da anni, investito miliardi in ricerca e innovazione, come ad esempio è successo nei pneumatici: "La circular economy si applica bene alla vita del pneumatico. Il concetto di sostenibilità non si riferisce solo alla sua origine, ma anche alla possibilità che ha di vivere più volte. Fatto 100 l’utilizzo di gomme nel mondo, il 44% è naturale e può tornare alla natura. Ma solo se è pensato così sin dalla progettazione. Molti prodotti di importazione sono invece spesso pensati per l’usa e getta", afferma il direttore Assogomma, Fabio Bertolotti, che precisa: "Prendiamo ad esempio un penumatico da camion: se progettato per esser riscolpito può vivere una seconda volta. E una volta riutilizzato può venir ricostruito, togliendo il battistrada, fino a due, tre volte…fino a un milione di km". Pneumatici sempre più ecosostenibili grazie anche alla nuova etichettatura, con la quale si potrebbe spingere l’utilizzo di quelli di classe A o B per risparmiare carburante, emettere meno CO2 nell’atmosfera e guidare più sicuri, con spazi di frenata più congrui: "Il legislatore europeo consente, in deroga alle regole che vietano gli aiuti di Stato, agli Stati membri di concedere incentivi affinché vengano impiegati prodotti di classe A o B. Questo comporterebbe un risparmio di 2 miliardi di litri di carburante, per oltre 4 miliardi di euro di spesa, e si taglierebbero milioni di tonnellate di emissioni di CO2", ricorda Bertolotti. "Ma l'operatore deve essere professionale", argomenta Giancarlo Veronesi, presidente Federpneus. "Da sempre promuoviamo azioni volte ad una maggiore qualificazione della categoria. Per questo ci siamo battuti in passato e continueremo a batterci affinché la legge 122/92 che disciplina l’autoriparazione sia sempre più stringente definendo il ruolo del rivenditore specialista. L’utente non deve cadere nelle mani di operatori improvvisati. Perciò grande importanza riveste la formazione. In particolare per le riparazioni. E proprio sulla formazione stiamo lavorando su due importanti progetti: vogliamo istituire una Scuola Nazionale progettata per offrire corsi e attività di specializzazione non solo ai rivenditori ma anche agli stessi docenti delle varie scuole professionali e, in collaborazione con Quattroruote Professional, vogliamo stilare un manuale didattico digitale rivolto a coloro che frequentano i corsi di abilitazione per la qualifica di responsabile tecnico per l’attività di gommista". Quattroruote Professional è protagonista anch’esso del mondo aftermarket e tra gli organizzatori dell’evento imolese Mission Restart. Grazie anche al quale si vuole "ripartire. Per ridiventare quello che eravamo una volta", chiosa Veronesi. 

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