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Elezioni Fia
Stoker, candidato alla presidenza: "Guardare a tutte le energie alternative"

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Stoker, candidato alla presidenza: "Guardare a tutte le energie alternative"
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Nel mese di dicembre, il governo mondiale dell’automobile cambierà volto: si chiuderà, infatti, l’era di Jean Todt sul ponte di comando della Fia. Il presidentissimo, dopo una lunga carriera nel motorsport ricca di soddisfazioni (prima alla Peugeot, poi alla Ferrari) e la guida del Cavallino Rampante nel ruolo di amministratore delegato, lascerà l’incarico che ha ricoperto per ben tre mandati consecutivi, ognuno dei quali della durata di quattro anni. Un lungo periodo, dunque, durante il quale Todt ha destinato molte risorse anche al tema della sicurezza stradale, nella consapevolezza di doversi battere per fermare un’ecatombe che, ogni anno, costa a livello mondiale 1,2 milioni di vite. Todt, che non intende candidarsi nuovamente, ha già annunciato che conserverà comunque il ruolo attuale di inviato speciale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale, compito che gli sta molto a cuore. Ma chi gli succederà alla guida dell’automobilismo mondiale, in un momento così delicato come quello attuale di transizione alla mobilità elettrica? Uno dei principali candidati è il britannico Graham Stoker, che ci ha concesso questa intervista esclusiva, nella quale spiega la sua visione del future dell’auto e del motorsport. Stoker, 69 anni, studi alla prestigiosa London School of Economics e un breve passato da pilota, dopo una lunga carriera negli organismi sportivi internazionali è oggi vice presidente della stessa Fia e membro del Fia World motor sport council. Suo avversario nella corsa per la presidenza sarà Mohammed ben Sulayem, ex rallista (ha vinto 14 titoli mediorientali) e presidente della federazione automobilistica degli Emirati Arabi Uniti.

Qual è la sua visione del futuro della mobilità?
Il mondo della mobilità deve affrontare diverse sfide. Da un lato, c’è un’opinione diffusa contraria alla tradizionale accettazione dell’utilizzo dei combustibili fossili e del loro impatto sull’ambiente, insieme con il persistere della sostenibilità dei veicoli a motore, condivisa da una parte di popolazione più giovane e meno dipendente dal possesso e dall'utilizzo regolare delle auto. Dall’altro, più che in qualsiasi altro periodo della nostra storia, la vasta gamma di opzioni relative alla mobilità e alle modalità alternative di trasporto è in continua evoluzione e cattura i cuori e le menti delle nuove generazioni. La nostra visione vuole riconoscere i mutamenti in atto nel panorama, nella convinzione che il futuro offre e continuerà a offrire una pluralità di scelte in tema di mobilità. Crediamo, infatti, in un mondo della mobilità in cui la scelta individuale sia multimodale, con una varietà di opzioni di trasporto dipendenti da dove si vuole andare e che va dagli scooter elettrici alle biciclette, fino alle auto. Se adottato responsabilmente, questo modello è in grado di offrire ulteriori vantaggi e opzioni per il futuro, con benefici in termini di sicurezza e minore impatto ambientale. Oggi ci troviamo a un bivio e credo che la Fia debba partecipare al dibattito per plasmare un futuro che assicuri la migliore risposta possibile a queste istanze.

Pensa che sia corretto l’attuale incoraggiamento dato alla transizione verso la mobilità elettrica?
Dobbiamo riconoscere che la mobilità elettrica costituisce una delle opzioni alternative alla tradizionale dipendenza dai combustibili fossili. Come Fia, dobbiamo incoraggiare la transizione verso l’utilizzo di questa forma di mobilità ove possible, riconoscendo il suo ruolo di valida alternativa. Si tratta di un’alternativa che non elimina l’auto tradizionale, ma offre nuove ed entusiasmanti possibilità sia dal punto di vista delle modalità di trasporto individuale, sia da quello del motosport. Al proposito, penso che l’affermazione del campionato mondiale di Formula E non tolga nulla agli altri campionati esistenti da molto tempo, ma che anzi aggiunga una nuova e diversa prospettiva, che il mondo sta abbracciando sempre di più in questo panorama in evoluzione. Non c’è dubbio che i veicoli elettrici saranno utilizzati sempre di più, ma il loro futuro, almeno a breve termine, è più probabile che sia destinato alle aree urbane e suburbane, piuttosto che ai percorsi a lungo raggio. Crediamo, quindi, che sia necessario guardare alle energie alternative anche per quanto riguarda l’auto. Da questo punto di vista, i combustibili verdi costituiscono uno sviluppo molto importante, così come l’idrogeno. Per fronteggiare l’urgenza climatica, l’utilizzo di un nuovo carburante pulito può aiutare la transizione, riducendo le emissioni almeno del 30% rispetto a quelle delle tradizionali auto diesel e a benzina di oggi.

Oggi ancora più di un milione di persone perde la vita ogni anno sulle strade del mondo: che cosa si può fare per migliorare la sicurezza?
La Fia ha giocato un ruolo importante nel tentativo di migliorare la sicurezza stradale nel mondo. Queste attività ad ampio raggio hanno spaziato dal lavoro svolto in collaborazione con le Nazioni Unite alle attività individuali svolte all’interno di singoli Paesi fino ad arrivare ai programmi Ncap relativi ai veicoli: tutto è stato studiato per evidenziare come le morti e le lesioni stradali siano evitabili e per cercare di svolgere un ruolo attivo nella loro riduzione. Guardando al futuro, questo impegno dovrebbe proseguire, utilizzando la forza collettiva dei nostri affiliati e gli sport motoristici per ottenere ulteriori progressi. Oltre a infrastrutture migliori e all’applicazione delle leggi, è fondamentale l’educazione permanente del conducente, che non deve fermarsi alla capacità di guidare un’auto, ma deve concentrarsi maggiormente sul comportamento sociale e sulla condivisione della strada con tutti i tipi di utenti. Non esiste una soluzione facile, ma un vero cambiamento potrà essere raggiunto solo trattando il tema come un serio problema di salute collettiva e di sicurezza.

Che cosa si può fare per promuovere la mobilità nei Paesi meno sviluppati?
Come organizzazione globale, la Fia ha la capacità di sostenere i singoli automobile club associati sia nei Paesi sviluppati sia in quelli meno evoluti e, con questo aiuto, di promuovere la maturazione della mobilità e delle sue opzioni disponibili. Questa assistenza si può manifestare con la promozione della sicurezza delle diverse possibilità di trasporto. La mobilità non è un patrimonio esclusivo dei Paesi ricchi, ma è un diritto di tutti: le comunità non dovrebbero sentirsi limitate dall’impossibilità di viaggiare con le modalità di propria scelta, ma dovrebbero considerare questo come un loro diritto indelebile e una delle conquiste del 21° secolo. Dovrebbe essere fornito un aiuto internazionale per implementare efficaci sistemi di trasporto pubblico nei Paesi in via di sviluppo, con modalità tali da evitare gli errori fatti in quelli già evoluti.

Ha scelto un grande campione come Tom Kristensen per il ruolo di delegato al motorsport: come pensa si possa rendere l’automobilismo sportivo più sostenibile?
Per prima cosa, Tom è un pilota di classe mondiale, nove volte vincitore della 24 Ore di Le Mans, con esperienza in tutti i tipi di motorsport. È anche presidente della Commissione piloti della Fia e steward internazionale, quindi comprende lo sport anche dal punto di vista gestionale. Non posso pensare a una persona più qualificata per il ruolo di vice presidente Fia delegato allo sport. In termini di sostenibilità, dobbiamo riconosce che è necessario portare avanti lo sport con soluzioni che non abbiano un impatto sulle generazioni future. Questo non riguarda solo i veicoli da competizione e come sono alimentati, ma anche tutto lo sport, la promozione degli eventi e gli spettatori: anche il modo in cui le persone si recano ai nostri eventi è importante. Abbiamo bisogno di piani di viaggio, di un approccio sostenibile alla gestione dei paddock, di un uso corretto dell’energia verde e sostenibile, evitando sprechi come quello dei contenitori di plastica. Per quanto riguarda i veicoli da competizione, siamo in una posizione unica, perché ci occupiamo di ingegneria avanzata e il nostro sport è sempre stato all’avanguardia in termini di efficienza, sia in pista sia nei rally. Dobbiamo far conoscere come le power unit di Formula 1 siano all’avanguardia con la loro efficienza termica del 53%, mai raggiunta da nessun altro tipo di motore. Inoltre, dobbiamo far conoscere le auto che usiamo in Formula E, nel rallycross e in altre categorie emergenti. Stiamo aprendo la strada alla tecnologia a batterie e alla ricarica. Nel mondo dell’endurance, il Wec è il campionato in cui le forme di propulsione ibride, anche diesel, sono state più sviluppate: guardando avanti, avremo anche l’idrogeno, che può essere bruciato in un motore a combustione interna o essere utilizzato per azionare motori elettrici. Poi, dobbiamo guardare ai biocarburanti di nuova generazione che stiamo introducendo in Formula 1. Possiamo pensare agli e-fuel che catturano il carbonio dall’atmosfera: è un’innovazione molto intrigante, che potremo introdurre a tempo debito. Lavoreremo per trovare soluzioni sostenibili per i nostri campionati. Il Mondiale rally introdurrà dall’anno prossimo un sistema ibrido, che è stato pagato e supportato dalla Fia e sviluppato con la nostra collaborazione e prevederà anche l’uso di biocarburanti: ci saranno delle sezioni dei percorsi in cui sarà utilizzata la sola trazione elettrica, un aspetto molto interessante. Quindi, abbiamo molto da dire sulla sostenibilità: penso che siamo in una posizione forte e che dobbiamo sostenere le nostre azioni, lavorando con le università e i migliori ingegneri. Dobbiamo spiegare che cosa stiamo facendo per il nostro sport e come esso sia davvero all’avanguardia nelle nuove tecnologie sostenibili.

Che cosa si può fare per facilitare l’accesso delle donne al motorsport?
Per prima cosa, è necessario riconoscere il potere del nostro sport, che è uno dei pochi tra le federazioni internazionali in cui uomini e donne possono competere insieme. Ho sostenuto il progetto Fia Girls on track, che ha avuto un successo enorme: abbiamo già una delle nostre laureate, Maya Weug, all’interno della Ferrari Driver Academy. Quest’anno abbiamo avuto un team interamente femminile a Le Mans, una donna qualificata alla 500 Miglia di Indianapolis e un talento che si è messo in luce con il Rising Stars Project della Ferrari Academy. Penso che sia un momento davvero entusiasmante. Ma non è solo una questione di piloti: le donne sono benvenute in tutti gli aspetti del nostro sport. Abbiamo discipline ingegneristiche in cui molte donne sono coinvolte e sono molto contento di vederne tante impegnate in posizioni chiave, come commissarie di gara e commissarie tecniche per le verifiche, nell’assistenza medica in pista e ai rally. Sono, però, consapevole del fatto che c’è ancora molto da fare, per diffondere il messaggio che lo sport automobilistico è per tutti.

COMMENTI

  • Le facciamo andare a U235??
  • Possibile che gli altri storici paesi produttori del settore automotive e attività sportiva come Italia, Germania e Giappone (gli USA se ne infischiano della FIA) continuino ad accettare l'eterna alternanza Francia/UK alla guida di questa organizzazione???