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Finali Mondiali Ferrari
La stagione si chiude al Mugello

Finali Mondiali Ferrari
La stagione si chiude al Mugello
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Varchi il cancello con il gabbiotto a forma di casco integrale e ti trovi all’interno dell’Autodromo del Mugello. Una delle piste più veloci e impegnative d’Italia, e non lo scrivo per sentito dire. Ma ciò che davvero conta, qui, è che entri nel regno delle Finali Mondiali Ferrari 2021, dove il marchio italiano è davvero di casa, perché il circuito è di sua proprietà. Da nessuna parte, credo, un intero autodromo può essere addobbato in un solo colore, il rosso di Maranello, e con il marchio di auto sportive più famoso al mondo: il Cavallino rampante.

Luna park Rosso. Per un appassionato della Ferrari è come staccare il biglietto per il parco giochi più bello che c’è, perché qui non sono “ammessi” concorrenti, ma solo fedelissimi. Quindi, nel paddock, oltre ai piloti e a campioni del calibro di Giancarlo Fisichella, e a sentire parlare più inglese che italiano, c’è un via vai solo di vetture da gara (e stradali) rigorosamente Made in Maranello, accompagnate e guidate dal fior fiore dei tanti e benestanti driver internazionali che hanno sposato la causa in Rosso. Un appuntamento molto importante, culminato in un evento spettacolare, che ha visto la partecipazione di John Elkann, presidente della Ferrari.  

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Duelli serrati. Al Mugello va in scena l’epilogo dei campionati più importanti a ruote coperte dell’universo Ferrari. Si tratta della Finale mondiale della Coppa Shell (Ferrari Challenge), riservata ai gentleman driver, e della Finale del Trofeo Pirelli, in cui si cimentano piloti internazionali più esperti. Gare sempre molto combattute, su un tracciato che non perdona toccate o errori di sorta, condite dallo spettacolo unico di tanti sorpassi, amplificati dal sound dei possenti V8 sovralimentati. Per la cronaca, il Trofeo Pirelli ha visto il sedicenne finlandese Luka Nurmi (Formula racing) conquistare il titolo iridato, davanti a Niccolò Schirò (Rossocorsa) e a Cooper Macneil (Ferrari of Westlake), in una gara caratterizzata da alcune uscite di pista e da due safety car. La Coppa Shell, invece, è stata vinta dall’austriaco Ernst Kirchmayr (Baron Motorsport), davanti agli americani Todd Coleman (Ferrari of Denver) e Manny Franco (Ferrari Lake Forest).

Anche le F.1. Uno spettacolo che ha avuto il suo momento clou con l’esibizione delle monoposto di Formula 1 in pista, con il loro rombo altissimo, amplificato dalle belle colline che circondano l’impianto del Mugello. Non sono comunque mancati gli effetti speciali, grazie all’esibizione delle 488 GTE e 488 GT3 Evo 2020, che hanno dominato nei più importanti campionati GT, riportando a Maranello i titoli mondiali Piloti e Costruttori che mancavano dal 2017. Di grande effetto pure la passerella veloce che ha visto la nuova Daytona SP3, appena presentata, scortata in pista dai prototipi di fine anni 60, 330 P4 e 412 P, che ne hanno ispirato le forme.  

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Annata d’oro. Tutto questo accade alla conclusione di una stagione molto gratificante per la sezione Attività sportive GT della Ferrari a ruote coperte - capitanata da Antonello Coletta -, che si dividono in due famiglie: Corse Clienti (quelle, di cui, le Finali mondiali rappresentano il momento clou), e Competizioni GT. Quest’ultima, che include i piloti ufficiali della Casa (tra cui, Alessandro Pier Guidi, James Calado, Miguel Molina, Davide Rigon, Nicklas Nielsen, Giancarlo Fisichella, Andrea Bertolini, Toni Vilander, Olivier Beretta e il neo assunto Alessio Rovera, ufficializzato proprio nel weekend del Mugello), ha festeggiato ben due titoli mondiali costruttori nel FIA Wec classe LMGTE Pro e nella LMGTE AM, rispettivamente con i piloti Pier Guidi e Calado (già campioni nel 2017) e con l’equipaggio Perrodo-Nielsen-Rovera. Senza contare i successi nelle 24 Ore più importanti, come quelle di Le Mans e di Spa-Francorchamps.

Un 2022 bello tosto. Una Ferrari che vince nel mondo, una Ferrari che ha messo in piedi - lo abbiamo potuto constatare di persona - una macchina ben oliata e di grande spessore, che condensa un gran business in termini di macchine, ricambi, squadre e, fatto non secondario, realizza una fidelizzazione notevolissima con i clienti-driver. Ora non resta che pensare al 2022, una stagione che si preannuncia molto densa per gli uomini e le donne delle competizioni a ruote coperte Ferrari, perché bisognerà sviluppare l’erede della 488 GTE (che disputerà l’ultima stagione mondiale), ossia la 296 GTB e, al contempo, lavorare a spron battuto per fare della futura hypercar una vettura vincente, in vista del ritorno del Cavallino, dopo mezzo secolo, nella top class del mondiale endurance nel 2023.

COMMENTI

  • E' indiscutibilmente una gallina dalle uova d'ora la Ferrari, qualsiasi cosa faccia diventa una fonte di lauti guadagni. Presa in mano da Montezemolo in un periodo di magra quando pareva addirittura che "l'avvocato" volesse disfarsene, (provò pure a rifilarla a Ghidella al posto che pagargli la buonuscita da Fiat) ha visto una costate crescita fino ai fasti odierni. Resta un dubbio, l'azienda è stata appunto negli ultimi 30 anni nella mani di manager professionisti di provate capacità (oltre Montezemolo si possono citare nomi del calibro di Todt, Felisa e Marchionne), mentre ora il rampollo di quella famiglia di "Attila" ne ha voluto prendere direttamente il timone, speriamo di no ma non vorrei fosse l'inizio del declino al pari delle altre aziende in mano a questi qui....