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800 volte Quattroruote. 800 numeri partiti nell’ormai lontano 1956 e approdati fino ai nostri giorni col fascicolo numero 800, di aprile. Per quell’appuntamento avevamo prodotto un video. L’intento era quello di raccontare l’avventura dell’automobile, nei 66 anni di Quattroruote, attraverso la narrazione di otto personaggi illustri e capaci di restituire il senso della grande avventura del Novecento: la mobilità individuale per tutti. Quel contenuto da oggi è anche disponibile in podcast su Spotify

Protagonisti. Di questa evoluzione delle quattro ruote abbiamo discusso con l’architetto e designer Michele De Lucchi, che ha formulato per noi le sue riflessioni sulle necessità di una programmazione urbanistica del territorio e di un diverso rapporto tra il centro e le periferie. La gestione del traffico si basa anche sull’informazione e quale strumento è migliore della radio per diffonderla? A parlarcene è Linus (qui il link al podcast), nome d’arte di Pasquale Di Molfetta, conduttore e direttore artistico dal ruolo fondamentale nella storia della radiofonia italiana, che, ragionando sul periodo in cui Quattroruote ha raggiunto quota 600 numeri (ottobre 2005), ricorda come la radio sia rimasta indenne a fronte degli assalti di tutti gli altri strumenti affermatisi, dalle musicassette alle tv musicali, da internet a YouTube, restando sempre una fedele compagna degli automobilisti. Il primo decennio del nuovo secolo (in cui Quattroruote raggiunge quota 700, nel gennaio 2014) è anche il periodo in cui eventi di portata planetaria mettono in discussione la globalizzazione dell’economia: a riflettere sulla sua importanza è Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo del gruppo Pirelli, le cui considerazioni si allargano ai temi del ruolo della Cina e alle ricadute dell’accelerato passaggio alla mobilità elettrica. Che, in verità, è soltanto una delle tante sfide alle quali l’auto dovrà far fronte: una delle più impegnative, con la quale arriviamo al nostro numero 800, è quella della guida autonoma e dei dilemmi etici che comporta, di cui ci parla Guido Calabresi, insigne docente della Yale Law School e giudice della Corte d’appello federale degli Stati Uniti. Un terreno pieno d’interrogativi, ai quali Quattroruote, come da sessantesi anni a questa parte, vi aiuterà a trovare delle risposte. Piero Chiambretti (qui il link al podcast), autore e conduttore televisivo visceralmente legato a Torino (e al Torino, inteso come squadra di calcio…), rivive con noi gli anni che vanno dalla nascita al numero 100 della rivista, uscito nell’aprile del 1964: l’epoca delle nuove utilitarie, come l’immortale 500, del boom e di una rinascita della quale avremmo bisogno anche ai giorni nostri. Con Giorgetto Giugiaro (qui il link al podcast), invece, ci siamo soffermati sul periodo che arriva al numero 200 dell’agosto 1972, nel quale la crescita economica inizia a sfociare nelle tensioni sociali e si avvertono i prodromi di un decennio difficile, destinato a incidere molto anche sul mondo dell’auto. È Federico Faggin, fisico italiano artefice del primo microprocessore che rivoluzionò il mondo dei computer, a traghettarci negli anni 70, fino al numero 300 di Quattroruote (ottobre 1980): anni resi bui dalla crisi petrolifera e dalla dilagante violenza politica, ma ricchi di stimoli nel campo dei chip, che iniziano a trovare in quel periodo le prime applicazioni anche nel campo delle auto. Gli anni 80 (nei quali Quattroruote raggiunge quota 400 nel febbraio 1989) sono anche quelli che vedono il mondo dello sport segnato da terribili incidenti: l’8 maggio 1982 Gilles Villeneuve perde la vita a Zolder, in Belgio, mentre il 1985 e l’86 vedono le tragiche scomparse di Attilio Bettega, Henri Toivonen e Sergio Cresto, tutti a bordo delle Lancia da rally. Jean Todt, già team principal e ad della Ferrari, poi presidente della Fia, rivive quei drammatici momenti e racconta le sue battaglie (vincenti) per rendere il motorsport più sicuro, fino ai giorni nostri, che lo vedono inviato speciale del segretario delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale nel mondo. La fine degli anni 80 e i 90 (fino a Quattroruote numero 500 del giugno 1997) assistono all’incrinarsi del delicato equilibrio tra le automobili e le città: si prende coscienza del problema dell’inquinamento atmosferico e la politica sceglie la strada di provvedimenti estemporanei e non risolutivi, come le targhe alterne e i blocchi del traffico. Buon ascolto!

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