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Milano Design Week
Il nuovo Salone dell’auto è underground (e sotto il Duomo)

Milano Design Week
Il nuovo Salone dell’auto è underground (e sotto il Duomo)
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Alla Design week di Milano – una volta era semplicemente il Salone del mobile, ma il suo significato si è progressivamente allargato ben oltre l’interior design e l’arredamento – l’automobile - tradizionalmente autoreferenziale - guarda fuori da sé, e potete stare certi che le fa bene. Da tempo alla ricerca di formule alternative ai classici Saloni - e l’ultima fiera di Monaco che, dai padiglioni chiusi, si è parzialmente riversata nelle strade del centro ne è stata l’ennesimo esempio - trova nell’evento milanese, in cui nei primi anni era un ospite un po’ imbucato, una formula interessante, innestandosi furbescamente in un contesto vibrante, vitale e ricco di entusiasmo da parte della gente, e soprattutto aprendo un dialogo con mondi del design paralleli, in grado di stimolare una riflessione che va ben al di là dell’esposizione al pubblico di una gamma di modelli. E in questo senso la Design week, con la sua formula, può costituire in nuce il Salone dell’auto di domani, nel suo più autentico significato. Così, installazioni artistiche, dibattiti, spazi fluidi, magari condivisi con partner nel campo dell’arredamento, sono stati l’occasione perché diversi designer dell’auto volassero sul capoluogo lombardo per immergersi nell’atmosfera sui generis della rassegna milanese. Noi ne abbiamo approfittato per fare il punto sullo stato dell’arte non tanto del car design tout-court, ma soprattutto in relazione alle altre discipline estetiche e alle nuove istanze portate dalle trasformazioni tecnologiche e sociali in atto nel settore.

Status addio. Il mood lo sintetizza bene Demagoj Dukec, capo dello stile BMW: “Milano è gente, fashion, estetica, centro di molti luxury brands, e soprattutto è industriale: non sarà bella come Firenze, ma è vibrante, il Salone è la piattaforma ideale…”. A lui per primo abbiamo chiesto dove va il design dell’auto. “Bisogna riorientarlo: da design inteso come dinamica dell’auto a relazione uomo-macchina. In passato si cercava di impressionare con il look della vettura, ora per le nuove generazioni, in futuro, non sarà più una questione di status, di social climbing, ci vogliono altri significati e valori”. Però intanto, sulle BMW più recenti il doppio rene diventa sempre più grande, più imponente, più aggressivo. Non è una contraddizione? “Il cambiamento non si fa in una notte”, argomenta Dukec. “Ora si vede quello che abbiamo fatto per i nuovi clienti, soprattutto cinesi e russi, dove BMW è ancora un social climber brand… Il rene riflette lo Zeitgeist! Tra cinque anni, però, sarà diverso. D’altra parte, negli anni 80 era piccolo, sono cicli, si ingrandisce e si rimpicciolisce, come la moda dei calzoni… Balenciaga sta facendo borse enormi ora…, sono tendenze”.

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Demagoj Dukec, capo dello stile BMW

Dalla funzione all’esperienza. Che evoluzione aspettarsi allora, nei prossimi anni, per il design automobilistico? “Per gli ingegneri è semplice: form follows function, ma questa”, afferma Ducek, “è una soltanto delle possibili soluzioni. Un’altra è form follows experience. Perché la funzione in sé vale per i tool, cioè per gli utensili, non per un’auto che è un oggetto assai più complesso. E l’esperienza è definita dai clienti, dagli utilizzatori della macchina, e varia da modello a modello. Perciò, in BMW, non ci sarà più una forma univoca che definisca il marchio, non ha più senso un family feeling di quella natura. Piuttosto sopravviveranno alcuni elementi, come il doppio rene e i doppi fari, trasformati in segni iconici”.

Essere o apparire. Alla centralità umana si richiama anche Walter de Silva, con un risvolto critico. “In un mondo nel quale dovremmo essere solidali, meno aggressivi, più centrali sulle persone, nelle automobili cerchiamo spesso l’individualismo formale espresso in modo aggressivo e arrogante”, sostiene lo stilista che è a Milano per presentare gli interni disegnati per la nuova compagnia di bandiera, Ita Airways. “E in questo processo quelli che erano i leader stanno diventando non follower ma copiatori di chi prima copiava”. Secondo de Silva, “prevale l’apparire sull’essere. Ma ricordiamoci che i grandi marchi si sono costruiti sull’essere: essere Porsche, essere Alfa Romeo, BMW, Fiat e via dicendo, che poi era un modo per definire un’appartenenza culturale. In una fase di relativo appiattimento tecnologico, capisco che l’unica cosa che si possa fare è aggredire con lo stile, per attirare l’attenzione del pubblico, ma questo ha un risvolto caricaturale, perché finiamo a fare hypercar esagerate, che per raggiungere certe prestazioni ti costringono a fare salti mortali con l’aerodinamica, auto da città disegnate come hypercar, le Suv non ne parliamo… E produce un’altra cosa grave, l’allontanarsi dal buon gusto e dall’eleganza”.

A scuola di “industrial”. Ma qui, a Milano, durante la design week, si dispiega un confronto dialettico, con le altre discipline. Secondo l’ex-capo dello stile del gruppo Volkswagen, per quanto oggi il car design sia diventato un po’ manieristico, quel dialogo va avanti dal periodo tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80, quando l’automotive inizia a capire l’importanza del design degli interni, e infatti un gruppo di matite, di cui de Silva fa parte, viene distaccato dalla Fiat a Milano presso lo studio di industrial design di Rodolfo Bonetto. “Fino ad allora il design dell’auto era considerato una disciplina del tutto diversa dal design colto, milanese, quello dei Castiglioni, dei Zanuso, dove oltre alla risposta alle funzioni c’era anche tanta poesia. Ma anche nelle creazioni dei carrozzieri torinesi c’era tanta poesia. Da quegli anni si sono maggiormente integrati. Così come si è integrata l’ingegneria: l’Italdesign ha capito che il segreto era saper industrializzare le creazioni del grande maestro, cioè di Giugiaro”.  

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Walter De Silva, designer

Interni al crocevia. “La centralità oggi è del viaggiatore, non dell’acquirente – che brutta parola – ma del viaggiatore, che ha bisogno di un grosso supporto digitale-informatico, ma anche di esperienze analogiche. Quindi, materiali, luce, colore devono intervenire in maniera possente negli interni. È il criterio che ho usato nel disegnare la cabina per Ita, concentrandomi molto sull’interazione della luce, quella artificiale (con diversi mood corrispondenti alle varie fasi di decollo, crociera, atterraggio) e quella naturale che penetra attraverso l’oblò, con i materiali dei rivestimenti e i relativi colori, ispirati alla sabbia e all’azzurro del nostro mare, per suscitare serenità, circostanza importante nei viaggi aerei che per molte persone sono comunque fonte di apprensione. Se l’esperienza del car design mi è servita? Sì, tantissimo”.  L’abitacolo, del resto, è il crocevia ideale dove si incontrano le modalità, i linguaggi, gli approcci del design automobilistico e di quelli dell’architettura d’interni. Lo sottolinea anche Marc Lichte, capo dello stile Audi. “Il design d’interni è una grande fonte di ispirazione, per me: per questo non manco mai al Salone del mobile di Milano, perché ci sono input da tanti settori diversi, innovativi, interessanti come il fashion e l’industrial design, e questo mi dà molti spunti creativi”.

Guida autonoma, vero game-changer. “In particolare”, prosegue Lichte, “l’arredamento mi interessa molto. La nostra collaborazione con Poliform nasce proprio perché condividiamo gli stessi valori e la stessa filosofia: standard di qualità elevati, materiali sostenibili, design senza tempo”. Lo stilista tedesco sottolinea la vocazione del marchio di arredamento a “vestire” spazi enormi, mentre “noi car designer arrediamo spazi piccoli, come l’abitacolo, in cui il guidatore finora non poteva far altro che tenere il volante e guidare. Adesso, con vetture come la recente concept Grandsphere, a guida autonoma, chi è a bordo può lavorare, dormire, guardare un film. Gli interni delle auto cambieranno in modo radicale e per me questo è un momento entusiasmante, il più interessante degli ultimi 25 anni. E se già l’avvento dell’auto elettrica è molto interessante, le auto self-driving rappresenteranno il vero game-changer, che muterà radicalmente il car design.    

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