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Extreme E
Ecco tutto quello che (forse) non sapevate sui fuoristrada elettrici

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Ecco tutto quello che (forse) non sapevate sui fuoristrada elettrici
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La terra della Sardegna scotta sotto il sole ardente di luglio, solcata da fuoristrada tanto impetuosi quanto silenziosi. Le protagoniste di Extreme E sono loro, delle 4x4 elettriche da 540 CV capaci di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 4,5 secondi. La seconda stagione del campionato “figlio” degli stessi creatori della Formula E è entrata nel vivo e dopo il weekend di gara nel deserto dell’Arabia Saudita è giunto nel Bel Paese per battersi in terra sarda. Della spettacolarità di queste brevi ma avvincenti corse ne abbiamo già parlato, ma per scoprire meglio le ragioni di una formula così diversa dal motorsport a cui siamo stati abituati, abbiamo raggiunto in Sardegna il team ABT Cupra XE.

“Mostri” da oltre 530 CV. Con i target della UE sulle emissioni sempre più stringenti, l’interesse delle case automobilistiche per tutto ciò che è elettrificato è alle stelle. Così, dopo aver portato nelle più grandi metropoli le monoposto a batterie, il patron della Formula E, Alejandro Agag, ha messo in piedi un secondo campionato dedicato alle EV. A una prima impressione, le due competizioni potrebbero sembrare distanti in tutto e per tutto (se non per la natura elettrica delle vetture), ma Extreme E nasconde diverse similitudini con la Formula E: le fuoristrada utilizzate dai team nascono tutte dalla stessa base tecnica e sono costruite da un solo fornitore. Lo stesso vale anche per i pneumatici della Continental distribuiti a tutti i partecipanti in un’unica misura e un’unica mescola, indipendentemente dai terreni affrontati. Protagonista delle corse, la Spark Odyssey 21: è realizzata dall’azienda francese Spark Racing Technology e utilizza due motori elettrici alimentati da una batteria agli ioni di litio da 54 kWh sviluppata da Williams Advanced Engineering. A distinguere i partecipanti sono le leggere carrozzerie di materiale composito, sotto alle quali si nasconde un telaio tubolare d'acciaio e sospensioni a doppio quadrilatero con ammortizzatori Fox. Il peso della vettura si attesta a circa 1.650 chili, la ricarica veloce, avviene come su un’elettrica di serie dalla porta CCS2, posta, però, nella parte posteriore della vettura e accessibile solamente sollevando un’intera porzione di carrozzeria.

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Il tempo corre. Ancora di più che in Formula E, ai team non è lasciata particolare libertà progettuale e di sviluppo della vettura: tutto si limita alle forme esterne e all’elettronica di gestione dei motori elettrici, con un evidente vantaggio in termini di costi per coloro che decidono di prendere parte al campionato. Con una tecnologia di fondo simile per tutti, perciò, le motivazioni e gli obiettivi dei dieci team vanno ricercati oltre quello che tradizionalmente spinge i costruttori al motorsport. E competizioni così brevi, ma al tempo stesso così difficili, sono il perfetto terreno di prova per team e piloti che con pochissimo tempo a disposizione e condizioni difficilmente prevedibili del terreno e del clima si trovano a dover spingere sul piede dell’acceleratore e concepire strategie efficaci al primo colpo. Con la stessa potenza a disposizione per tutti, le gare sono avvincenti e oltre alle abilità dei piloti (un uomo e una donna per ogni team) a mostrarsi sono la capacità di meccanici e ingegneri di far lavorare al meglio un pacchetto meccanico, decisamente diverso e semplificato rispetto, per esempio, alle auto della Dakar, ma che proprio per questo richiedono ancora più attenzioni.

Educazione ambientale. L’aspetto competitivo è quello che rende avvincente la gara, ma Extreme E nasce con una missione ben precisa, ovvero utilizzare il motorsport per accendere i riflettori sulle conseguenze dei cambiamenti climatici in alcune delle località più colpite del pianeta. Durante la stagione, le vetture di Extreme E si muovono su un’unica nave cargo che viaggiando a nove nodi per consumare meno carburante possibile le trasporta da una parte all’altra del pianeta per raccontare in ognuna delle tappe del campionato le problematiche del clima. Nel caso della Sardegna l’attenzione era posta sugli incendi, ma perché il campionato stesso non generi ulteriore “danno” ai luoghi visitati, gli organizzatori di Extreme E adottano numerose regole che ne minimizzano l’impatto: dall’utilizzo di strutture mobili per i box e le hospitality, passando per la rinuncia a tutti quegli oggetti di plastica usa e getta come piatti e bottiglie. Così, una volta salpata la nave verso una nuova località di gara non rimangono tracce del passaggio di Extreme E.

Si guarda al domani. Un messaggio di sostenibilità e impegno verso l’ambiente che il team ABT Cupra XE ha abbracciato e sostenuto con ulteriori sviluppi che vanno oltre il regolamento. Un esempio è proprio la carrozzeria del 4x4 utilizzato dal quattro volte campione della Dakar Nasser Al-Attiyah e da Jutta Kleinschmidt la prima donna a vincere la Dakar (2001): i pannelli, invece che in carbonio, sono realizzati in un particolare materiale composito naturale e del tutto biodegradabile, la flax-fiber. Con questa fibra, il 4x4 elettrico ha preso le somiglianze della Cupra Tavascan, il prototipo di crossover elettrico del costruttore spagnolo che debutterà sul mercato nei prossimi anni.

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