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Nuovo Quattroruote
L'editoriale di ottobre - Tutti (o quasi) a piedi è il nuovo paradigma?

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Chi non è di Milano comprensibilmente ignora che il primo di ottobre l'amministrazione comunale introdurrà l'ennesima stretta al traffico privato, aggiungendo un nuovo capitolo alla crociata antiauto che porta avanti da anni e che è stata a malavoglia sospesa a causa della pandemia. Nell'Area C, che è quella più centrale e a pagamento (5 euro), il pedaggio si applicherà anche alle ibride dalle emissioni superiori ai 100 g di CO2/km, finora escluse dal dazio; nell'Area B, che rappresenta il 72% del territorio meneghino, a essere bandite non saranno soltanto le vecchie diesel o le Euro 1/2 a benzina, ma anche le Euro 5 diesel, che sono macchine dal modesto impatto ecologico e vendute fino a pochi anni fa. Altri 107 mila automobilisti milanesi, che si sommano a quelli che già prima non potevano entrare, e 314 mila abitanti della provincia saranno espulsi dalle mura cittadine.

Da qualsiasi parte la si veda, è una cinica ingiustizia nei confronti dei consumatori, considerando l'aumento del costo della vita e, in generale, il momento drammatico che stiamo vivendo. Certo, a indorare la pillola ci sono degl'incentivi locali. Ma come sempre sono sbagliati nell'applicazione (si concentrano sulle fasce di reddito più basse, che oggi hanno altre priorità) e micragnosi nelle risorse complessive. E pure la scatola nera Move-In che sdogana le vetture anziane ha una "dotazione" di spostamenti consentiti francamente ridicola (una Euro 4 può percorrere al massimo 1.800 km in un anno).

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Il sindaco Sala, com'è inevitabile, rivendica la legittimità delle proprie scelte. Intervistato dal collega Pierluigi Bonora, che per Radio Aci gli chiedeva conto dell'opportunità delle imminenti limitazioni, facendo presente che le nuove norme rischiano di discriminare tante persone, è stato tranchant: «Che non sia giusto è una sua opinione e la posso anche rispettare, ma rimane il fatto che abbiamo sempre chiarito ai cittadini milanesi, sia a chi mi ha votato sia a quelli che non mi hanno votato, che la transizione ambientale è fondamentale e stiamo cercando di portarla avanti, a nostro giudizio, con buon senso; un passaggio che vede impegnate le grandi città. Questo blocco non è una sorpresa, lo avevo dichiarato un anno fa e proseguo su questa strada». E chi non può permettersi di cambiare la macchina e non può farne a meno per varie ragioni, chiede ancora Bonora? «E che cosa fanno i milanesi che respirano male? E quelli che chiedono un cambiamento a livello ambientale? I diritti sono di tutti, per cui l'amministrazione comunale lo ha detto e lo farà». 

A me non stupisce la mancanza di remore nel negare il diritto alla mobilità a tante persone già in difficoltà: più volte Sala ha ribadito che il suo obiettivo è trasformare Milano in una città senz'auto (e forse senza abitanti, ché molti saranno spinti altrove). A colpirmi è il trincerarsi dietro la narrazione pietistica ormai assurta – di fronte alle crescenti perplessità verso le contraddizioni della rivoluzione – a registro comunicativo delle ragioni green. I bambini che tossiscono sono usati come deterrente emotivo alle considerazioni oggettive. Ciò spinge nell'ambito del dogmatismo e dello schieramento pregiudiziale qualsiasi tentativo di concreto dibattito sulla mobilità.

Lo vediamo sulla nostra pelle quando Quattroruote osa avanzare dubbi sul processo di decarbonizzazione (per come è stato messo in atto: nessuno mette in dubbio che la lotta al cambiamento climatico sia una priorità). Scrivi che se nella civilissima Europa le emissioni sono crollate è stato grazie essenzialmente al progresso delle automobili, mentre in Cina, dove della natura se ne fregano, l'inquinamento continua a crescere per alimentare con fonti fossili la fame d'energia? Sei un nemico della collettività da additare al pubblico ludibrio. Metti in dubbio l'effettivo impatto dell'elettrico sull'ambiente o la consistenza dell'infrastruttura? L'accusa di negazionismo è pronta da dare in pasto alla gogna dei social. Lamenti che l'Europa si stia legando a pericolosissime dipendenze geopolitiche? Sei al soldo di indicibili compromessi. Sostieni che il Green deal non è realizzabile senza generare enormi implicazioni macroeconomiche destinate a creare altre emergenze e palesi iniquità sociali? Vuoi la morte della civiltà occidentale.

Questa retorica intimidatoria e talora ricattatoria (uno dei refrain più utilizzati, lo abbiamo visto anche in campagna elettorale, recita "chi è contro l'auto elettrica vuole la morte dei bambini") è l'humus su cui sono fioriti i presupposti ideologici che hanno portato alle decisioni di Bruxelles (i cui risultati dovrebbero istillare qualche dubbio negli ispiratori: l'offerta di Bev è oggi clamorosamente pletorica rispetto alla domanda del mercato, da noi inchiodata – nonostante i generosi incentivi – a un desolante 3% e spiccioli). La verità è che le draconiane decisioni di Sala (che peraltro nella sua vita precedente era un manager dell'automotive: lavorava in Pirelli) sono perfettamente in linea con i reali obiettivi della trasformazione che stiamo vivendo (subendo?). Questa benedetta transizione – al netto delle innumerevoli implicazioni industriali, occupazionali e geopolitiche – è funzionale a ridimensionare la mobilità privata, più che a inseguire target di sostenibilità impossibili da raggiungere con i volumi attuali del circolante. L'automobile tornerà a essere un prodotto vietato alle masse. La road map di Milano, che vuole arrivare ad avere sulle strade 40 auto ogni 100 abitanti (fino a poco tempo fa erano 60), non è altro che il paradigma del prossimo futuro.

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