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Best of 2022
Microlino e le altre, piccolo è bello - VIDEO

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L’antenata di tutte è probabilmente la Renault Twizy, nata più di un decennio fa: un'era geologica per i ritmi di oggi, al punto che la francesina sembrava quasi in anticipo sui tempi. D'altronde, ora è tutto un fiorire di nuove forme di mobilità, che qualcuno ama definire “dolce”: non solo biciclette e monopattini, ché le due ruote private o in sharing non si addicono sempre a tutti. Così, sembra essere tornato il tempo delle microvetture. Più di uno scooter, meno di un'utilitaria. Meglio elettriche, tanto le batterie di modesta capacità (nelle aree urbane non serve un’autonomia spropositata) si ricaricano in fretta. E meglio ancora se profumano di rétro, di bubble car d’antan, così da offrire un tocco di fashion. Debuttano una via l’altra e - ormai - sono un fenomeno.

Microlino: ecco come la fanno

Francia e non solo. Ad aprire la strada è stata la Citroën, con la sua Ami. Nome che richiama un modello del passato, struttura semplificata con parti di carrozzeria intercambiabili per contenere i costi, allestimento spartano, omologazione da quadriciclo elettrico che rende superflua la patente B. La formula funziona, tanto che, in due anni, la Casa ne sforna oltre 23 mila. Del resto, s’infila dappertutto nel traffico cittadino, si parcheggia in un fazzoletto e poco male se, come da norma, non supera i 45 all’ora, tanto la velocità media del traffico è ovunque molto più bassa. La Opel ne sforna una gemella, chiamandola Rocks-E, e la Fiat pensa a farne una propria versione, rispolverando il glorioso nome Topolino: potenza del marketing e delle sinergie che un mega-gruppo come Stellantis consente. Ma l’idea solletica anche i piccoli costruttori, realtà semiartigianali dove ribollono le idee.

Ombre del passato. Dopo la Seconda guerra mondiale, c’erano da soddisfare le più basilari esigenze di mobilità: nascevano le biciclette motorizzate (da noi, il Mosquito, in Giappone ci pensò Soichiro Honda), ma anche le microvetture ispirate, nelle forme, alle carlinghe d’aereo, le bubble car. Regina della stirpe l’Isetta, prodotta in Italia e in Germania, dalla BMW. Fonte, oggi, d’ispirazione per la Microlino, frutto del lavoro della Micro Mobility System e della torinese Cecomp: motore elettrico da 17 CV, batterie di tre taglie a scelta, autonomia da 95 a 230 km, peso piuma (435 kg, accumulatori esclusi), micro-misure (lunghezza di due metri e mezzo). Geniale, nelle forme, che richiamano la storia; pratica, nell’utilizzo. Più banale, se vogliamo, la soluzione della tedesca Evetta, che si limita a replicare la leggendaria antenata, sfruttandone anche il nome (fusione di EV e Isetta, appunto). Propulsione, ovviamente, elettrica, autonomia dichiarata di 200 km, assemblaggio a Göttingen, in Germania.

Alternative radicali. Non tutti, però, amano le vestigia del tempo che fu. E, allora, perché non pensare a qualcosa di molto diverso? A un quadriciclo italo-cinese (l’idea arrivò a Torino nel 2018 a Lou Tik, che creò il brand XEV), chiamato Yoyo e basato sul principio del battery swapping, cioè della sostituzione delle batterie una volta scariche? L’idea è piaciuta anche a Enjoy, che lo mette a disposizione degli utenti del (micro)car sharing a Firenze, Bologna, Torino e, più di recente, Milano. In alternativa, ci si può proiettare nel futuro con Mobilize, il brand di mobilità del gruppo Renault, e la sua avveniristica Duo, attesa per la fine del 2023. Elettrica, ovviamente, disponibile in due versioni, per la guida con e senza patente, proposta con un noleggio full (comprendente assicurazione, manutenzione e così via). Il futuro della mobilità urbana? Si vedrà.

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