Gruppo FCA Mike Manley è il nuovo amministratore delegato

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Il consiglio di amministrazione del gruppo FCA, convocato d'urgenza nel pomeriggio, ha scelto Mike Manley per il ruolo di amministratore delegato.  

I problemi di salute di Marchionne. Il gruppo ha deciso di imprimere un colpo di acceleratore al processo di successione di Sergio Marchionne a causa delle condizioni di salute del top manager. L'azienda ha reso noto che in settimana sono sopraggiunte complicazioni inattese durante la sua convalescenza post-operatoria, aggravatesi ulteriormente nelle ultime ore. Per questo, l'ad non potrà riprendere la sua attività lavorativa. Pertanto il Cda ha deciso di accelerare la transizione per la carica di ceo, in atto ormai da mesi, e ha nominato Mike Manley amministratore delegato con effetto immediato, affidandogli anche la carica di responsabile dell'Area Nafta.  

La dichiarazione di John Elkann. Il presidente del gruppo, nonché numero uno della controllante Exor, John Elkann, ha voluto esprimere con una lunga dichiarazione il suo stato d'animo. "Sono profondamente addolorato per le condizioni di Sergio. Si tratta di una situazione impensabile fino a poche ore fa, che lascia a tutti quanti un senso di ingiustizia", ha dichiarato il nipote dell'avvocato Agnelli. "Negli ultimi 14 anni, abbiamo vissuto insieme successi e difficoltà, crisi interne ed esterne, ma anche momenti unici e irripetibili, sia dal punto di vista personale che professionale. Per tanti, Sergio è stato un leader illuminato, un punto di riferimento ineguagliabile. Per me, è stato una persona con cui confrontarsi e di cui fidarsi, un mentore e soprattutto un amico". "Le transizioni che abbiamo appena annunciato, anche se dal punto di vista personale non saranno prive di dolore, ci permettono di garantire alle nostre aziende la massima continuità possibile e preservarne la cultura", ha aggiunto Elkann.  

Da Jeep al timone del gruppo. Manley, 54 anni, è il responsabile dei marchi Jeep, dal 2009, e della Ram dal 2015. Nato a Edenbridge, nel Regno Unito, è all'interno del gruppo Chrysler dal 2000 e da allora ha scalato tutte le posizioni chiave fino ad assumere il ruolo di numero uno del marchio oggi più importante e in crescita. Manley era da tempo considerato uno dei principali candidati a sostituire Marchionne insieme al direttore finanziario Richard Palmer e al responsabile dell'area Emea, Alfredo Altavilla.

STEFANO BAUSOLA

repetita iuvant.... :-))

COMMENTI

  • repetita iuvant.... :-))
  • Marchionne è stato un grandissimo manager; salvare prima ed integrare poi Fiat e Chrisler rimarrà nella storia dell'economia e dell'impresa per lungo tempo (anche perchè ci è riuscito senza apporto di capitale di rischio). Se l'Italia ha ancora un'industria dell'auto il merito è suo e delle forze sindacali che hanno firmato i nuovi contratti in fabbrica. Poi non c'è praticamente più Lancia....pazienza nemmeno Stola e Ghia tanto per fare dei nomi esistono più, marchi nuovi nascono e marchi vecchi muoiono ... è uno dei tanti aspetti del capitalismo.
  • Quanto fatto da Marchionne è qualcosa di epocale; le circostanze gli sono state propizie, ma riuscire a salvare prima ed integrare poi fiat e chrisler senza alcun apporto di capitale di rischio è qualcosa che resterà nella storia dell'economia e dell'impresa per molti anni. Certo poi è sparita Lancia... vi ricordo solo che a Torino sono pure spariti Stola o Ghia tanto per fare nomi così a caso, questo è il capitalismo: scompaiono marchi e ne nascono altri. Oggettivamente se oggi in Italia esiste ancora un'industria dell'auto lo dobbiamo a Marchionne ed a chi ha creduto in lui (sindacati compresi, esclusa la Fiom che non ha firmato nessun accordo). Poi si può discutere in eterno sul cosa sarebbe stato meglio o peggio, ma la sostanza è quella.
  • Quanto fatto da Marchionne è qualcosa di epocale; le circostanze gli sono state propizie, ma riuscire a salvare prima ed integrare poi fiat e chrisler senza alcun apporto di capitale di rischio è qualcosa che resterà nella storia dell'economia e dell'impresa per molti anni. Certo poi è sparita Lancia... vi ricordo solo che a Torino sono pure spariti Stola o Ghia tanto per fare nomi così a caso, questo è il capitalismo: scompaiono marchi e ne nascono altri. Oggettivamente se oggi in Italia esiste ancora un'industria dell'auto lo dobbiamo a Marchionne ed a chi ha creduto in lui (sindacati compresi, esclusa la Fiom che non ha firmato nessun accordo). Poi si può discutere in eterno sul cosa sarebbe stato meglio o peggio, ma la sostanza è quella.
  • Quanto fatto da Marchionne è qualcosa di epocale; le circostanze gli sono state propizie, ma riuscire a salvare prima ed integrare poi fiat e chrisler senza alcun apporto di capitale di rischio è qualcosa che resterà nella storia dell'economia e dell'impresa per molti anni. Certo poi è sparita Lancia... vi ricordo solo che a Torino sono pure spariti Stola o Ghia tanto per fare nomi così a caso, questo è il capitalismo: scompaiono marchi e ne nascono altri. Oggettivamente se oggi in Italia esiste ancora un'industria dell'auto lo dobbiamo a Marchionne ed a chi ha creduto in lui (sindacati compresi, esclusa la Fiom che non ha firmato nessun accordo). Poi si può discutere in eterno sul cosa sarebbe stato meglio o peggio, ma la sostanza è quella.
  • non sapevo che Marchionne non stesse bene. Strano che bond non lo sapesse.
  • Nel 2003 le perdite della società erano arrivate a toccare i 6 miliardi di euro e non credo si potesse investire molto in nuovi prodotti accumulando evidentemente un certo ritardo sulla concorrenza.Gli va dato sicuramente atto di aver salvato un'azienda dal fallimento e salvato di conseguenza dei posti di lavoro. Ora tutte le battaglie hanno i loro caduti e sicuramente ve ne sono stati molti. Ora con i conti in regola spetta a chi gli succede dare quell'impulso sul lato industriale e di prodotto ammesso che le attuali dimensioni di FCA lo consentano a medio lungo termine. Credo anche che molti di noi vedano i dati da una prospettiva italiana e non di gruppo FCA. Il fatto che il nuovo AD non sia italiano può essere un male o un bene ma non dipenderà dalla sua provenienza. Siamo pieni di manager pubblici italianissimi le cui scelte si sono rivelate catastrofiche sia in contesti privati sia in contesti pubblici.
  • Nel 2003 le perdite della società erano arrivate a toccare i 6 miliardi di euro e non credo si potesse investire molto in nuovi prodotti accumulando evidentemente un certo ritardo sulla concorrenza.Gli va dato sicuramente atto di aver salvato un'azienda dal fallimento e salvato di conseguenza dei posti di lavoro. Ora tutte le battaglie hanno i loro caduti e sicuramente ve ne sono stati molti. Ora con i conti in regola spetta a chi gli succede dare quell'impulso sul lato industriale e di prodotto ammesso che le attuali dimensioni di FCA lo consentano a medio lungo termine. Credo anche che molti di noi vedano i dati da una prospettiva italiana e non di gruppo FCA. Il fatto che il nuovo AD non sia italiano può essere un male o un bene ma non dipenderà dalla sua provenienza. Siamo pieni di manager pubblici italianissimi le cui scelte si sono rivelate catastrofiche sia in contesti privati sia in contesti pubblici.
  • Al di là delle scelte operate da Marchionne che sono state..secondo me...motivate solo ed esclusivamente dall'idea di salvare la FIAT da punto di vista del capitale..rimane una cosa sconcertante che dà l'idea di come in FIAT ormai prevale l'aspetto finanziario e il fatto di fare macchine italiane sia solo un aspetto insignificante. IO vorrei sapere se in Mercedes, in Renault o in qualche casa di auto inglese si sarebbero mai sognati di fare AD una persona che non è della stessa nazionalità della casa produttrice..ovviamente neanche per sbaglio avrebbero fatto AD una persona non della stessa nazionalità della casa madre.
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  • Secondo me ieri non finita soltanto l'era Marchionne: termina qui anche il percorso di Fiat. Nessun manager italiano e quello buono Altavilla sbatte la porta. Come inizio non c'è male!
  • Parole di Romiti: «Mi ha fatto un certo effetto vedere che su quattro nomine importanti, non siano riusciti a trovare nessun manager italiano. Mi lascia davvero una profonda amarezza».
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  • Signori un minimo di rilettura quando postate commenti..a momenti ci vuole un traduttore.
  • dispiace sentire delle sue condizioni, ma lo trovavo decisamente sopravvalutato e nonostante il buon lavoro fatto con alfa romeo, ha contribuito ad annientare lancia ed a rendere fiat un marchio obsoleto, con una vita media dei modelli ben superiore a quello della gamma fiat del 2002. Troppa concentrazione sui rendimenti e poco cuore nell'introdurre nuovi modelli
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  • Quanto a Marchionne spiace che debba lasciare in questo modo, anche se l'intenzione di ritirarsi nel 2019 probabilmente era dovuto proprio a motivi di salute, visti i fatti attuali.
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  • Un italiano proprio era impossibile? Mo' vediamo questo che intenzioni avrà e già il fatto che sia stato al timone di Jeep non fa bene sperare. Che Jeep sia la gallina dalle uova d'oro del gruppo FCA, non giustifica lo smaltimento degli altri marchi storici, Fiat e Lancia (già quasi sparita quest'ultima) perché se la moda dei SUV dovesse sgonfiarsi poi senza le pezze dei marchi generalisti la vedo dura. Però i CEO sono loro e quindi speriamo che facciano le scelte migliori per l'unico gruppo automobilistico italiano, che orami tanto italiano non lo è più e che quindi se cedesse certi rami a qualche gruppo automobilistico serio, probabilmente non potrebbe che fare meglio, tipo la Volvo in mani indiane ad es.
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  • Mi spiace molto, grazie per tutto quello che hai fatto Sergio e credo tu abbia vissuto come ti piaceva, sempre al lavoro e sempre con passione.
  • Una notizia molto triste, questa di Marchionne, anche perche' prelude ad un esito infausto. Sono pero' sconcertata dalle sue dimissioni e sostituzione in tutte le cariche: FCA, Ferrari etc. hanno boards e chairmans. Sicuramente potevano nominare qualcuno ad interim, prima di precipitare questi appuntamenti. Per una questione di rispetto almento. Non so, magari sbaglio, mi ha un po' turbato questo giro di nomine.
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  • Un grande uomo, dalle scelte a volte controverse, ma a cui si deve il merito enorme e storico di aver evitato il fallimento di Fiat. Nelle ore del suo dramma personale e della sua ultima battaglia, gli dobbiamo il massimo rispetto.
  • Siamo alle solite con queste fantasie senza nessuna competenza da parte di complottisti delle scie chimiche. Fiat ha sempre scambiato con politici e sindacati un livello occupazionale insostenibile e una organizzazione della struttura manageriale e i capricci preve post comunisti di insensati sindacati, con accordi con la politica. Vhoi il doppio dei dipendenti rispetto acquelli dhe mi sevono? Beh, caro Ststo, paga tu perche io non ci riesco da solo. Marchionne ha sempre rifiutato aiuti di Stato dal suo insediamneto, ed è sempre stato contrario ad incentivi, che "drogano il mercato". La storia industrialece finanziaria di Fiat prima e di FCA poi parlano chiaro. Il Gruppo oggi è interazionalizzato, almeno e piu degli I latri competitors a livello globale. Il piano di rilancio di Alfa Romeo con investimenti iniziali per 5 miliardi di euro dimostra un coraggio industriale e finanziario al limite dellavtemerarieta, e vorrei dire certamente una passione di fondo dell'uomo per l'auto italiana nella sua più alta espressione. Chi non ha compreso queeto, un Gruppo che ha oggi oltre 300.000 dipendenti, non ha letto la storia degli ultimi 14 anni, e continuerà ad appassi8narsi da fantasioso incompetente alle scie chimiche. Tanta salute
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  • Con la nomina di un inglese alla guida di FCA si compie l'ultimo atto di quella che fu la più grande impresa industriale italiana. Già l'italo,svizzero,canadese Marchionne aveva dato inizio alla spoliazione ma la VERA COLPA di tutto è dei Politici Italiani, di qualunque colore, che hanno sempre permesso lo utilizzo di risorse pubbliche per scopi privati senza pretendere nulla in cambio. Il problema NON sono le auto, ma ciò che è nel GRUPPO , un notevole insieme di industrie di alto livello e di tanti lavoratori. In altri tempi una vera - e in questo senso - sana , rapida e opportuna NAZIONALIZZAZIONE a costo zero ( in riparazione dei tanti miliardi versati agli Agnelli ) sarebbe stata la vera soluzione.
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  • Umanamente può dispiacere però vorrei anche ricordare l'affossamento di un glorioso marchio come Lancia che di certo non meritava la fine che ha fatto. Stesso discorso a breve termine toccherà anche al brand Fiat (che ricordo) ha praticamente inventato i due segmenti di riferimento A-B dove oggi in Europa le prende di santa ragione da parte di marchi tedeschi e francesi.. Quindi alla fine industrialmente no vedo tutto questo futuro roseo per il Made in Italy, anzi l'esatto contrario. Ripeto può dispiacere per la persona ma per il resto si spera che il suo successore almeno per il brand fiat-Lancia faccia davvero qualcosa di veramente diverso o sarà la fine dei marche che hanno fatto la stria dell'Italia motorizzando milioni di italiani..
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  • Un nome vale l'altro. FCA la controllano gli Agnelli. Gli AD fanno quello che dice la famiglia da sempre. Mi sembra una notizia senza alcuna rilevanza operativa.
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  • Se il nome di Manley fosse confermato non dovrebbe essere una cattiva notizia per la sorte di FCA e dei suoi stabilimenti. Come nel mio piccolo sto scrivendo da tempo, i 2 candidati che con il loro operato si erano dimostrati vicini al "prodotto auto" erano Manley e Altavilla dunque i 2 auspicabili successori, mentre Palmer essendo un altro squalo della finanza "alla Marchionne" avrebbe rappresentato la continuità di condotta facente fulcro sulle movimentazione socio/finanziarie ma a carissimo prezzo del sacrificio della produzione di automobili e dell'occupazione del personale.
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  • Speriamo bene.....
  • La transizione si è compiuta, la scelta di un delegato a lingua inglese indica che FCA è matura. Questo non significa, però, che il suo paese d'origine venga dimenticato, anzi.
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