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General Motors
In Nord America chiude cinque fabbriche

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In Nord America chiude cinque fabbriche
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La General Motors vara il suo primo piano di ristrutturazione da quando è uscita nel 2009 dall'amministrazione controllata regolata dal Chapter 11 della Legge Fallimentare statunitense. Il gruppo ha infatti deciso di tagliare 14.800 posti di lavoro (almeno 6 mila tra gli operai e il resto tra impiegati e dirigenti), di chiudere già nel 2019 cinque fabbriche di auto e motori e di cancellare la produzione di diversi modelli.

Un piano lacrime e sangue. Il gruppo guidato da Mary Barra ha legato le sue decisioni alla necessità di imprimere un colpo di acceleratore alla strategia di trasformazione che ha già portato a un ridimensionamento della sua presenza a livello globale. La General Motors ha abbandonato non solo l'Europa tramite la vendita della Opel al gruppo francese PSA, ma anche l'India, il Sud Africa, diversi Paesi del Sud-Est asiatico e la Russia, oltre ad aver ridotto la presenza in Australia e Corea del Sud con la chiusura degli impianti, rispettivamente, di Elizabeth (vicino ad Adelaide) e Gunsan. Ora arriva una nuova sforbiciata per gli Stati Uniti e il Canada. L'anno prossimo saranno serrati i cancelli degli stabilimenti di Oshawa, nella provincia canadese dell'Ontario, della storica fabbrica Hamtramck di Detroit e dell'impianto di Lordstown a Warren, in Ohio. A fermare la produzione saranno anche le fabbriche di motori di Baltimore a White Marsh, nel Maryland, e di trasmissioni a Warren, nel Michigan.

Finanziamenti multimiliardari. È inoltre previsto lo stop produttivo per altri due impianti al di fuori del Nord America, anche se l'azienda non ha specificato quali siti saranno interessati. Il ridimensionamento in Nord America, che segue quattro anni di investimenti multimiliardari (6,6 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti con 17.600 posti di lavoro creati o salvaguardati), è finalizzato a consentire alla GM di localizzare i modelli del futuro in un minor numero di impianti già dal prossimo anno ed è legato alle crescenti preferenze degli statunitensi per Suv e pick-up con il relativo calo delle vendite di berline. Non a caso con la chiusura delle fabbriche di Oshawa, Lordstown e Hamtramck non saranno più prodotti modelli tre volumi come le Chevrolet Cruze e Impala, la Cadillac CT6 e la Buick LaCrosse. 

Tagliare oggi per investire domani. Le chiusure rientrano in un più ampio disegno strategico volto a migliorare le performance aziendali tramite una riorganizzazione della forza lavoro a livello globale, un riallineamento della capacità produttiva ai mutamenti della domanda e una riduzione della forza lavoro. Si tratta di un disegno volto ad aumentare di 6 miliardi di dollari entro la fine del 2020 la generazione di cassa (4,5 miliardi tramite il taglio dei costi e 1,5 miliardi attraverso una riduzione degli investimenti) e quindi, secondo i vertici aziendali, a migliorare le capacità di investimento nella mobilità del futuro. "Le azioni che intraprendiamo oggi portano avanti quella trasformazione che ci possa rendere agili, resilienti e redditizi, dandoci la flessibilità di investire nel futuro", ha dichiarato Mary Barra. "Riconosciamo la necessità di affrontare le mutevoli condizioni del mercato e delle preferenze dei clienti per posizionare la nostra azienda consentendo un successo di lungo termine".

Cambia l'approccio al prodotto. In tale quadro rientra una sempre maggior focalizzazione degli investimenti verso le auto elettriche e autonome: le risorse allocate per i relativi programmi di sviluppo saranno raddoppiate nei prossimi due anni. Non solo, la GM intende, tra le altre cose, aumentare la condivisione di componenti all'interno della gamma prodotto o integrare le squadre di ingegneri addetti alla progettazione di motori e veicoli. Sul fronte della gamma, la priorità sarà assegnata alle architetture per la prossima generazione di auto a batteria mentre, per la fine del prossimo decennio, si punta a utilizzare solo cinque piattaforme per produrre più del 75% dei volumi di vendita. 

I costi della trasformazione. Il nuovo piano di ristrutturazione avrà ovviamente un impatto sui bilanci anche perché il taglio della forza lavoro colpirà di più i cosiddetti colletti bianchi. La GM ridurrà del 15% gli addetti salariati e a contratto, ma tale percentuale sale a quasi il 25% tra quadri e dirigenti. I relativi oneri del riassetto sono stati stimati tra 3 e 3,8 miliardi di dollari, di cui 1,8 legati alla svalutazione degli asset destinati alla chiusura e ai costi pensionistici e 2 altri miliardi per spese a favore dei dipendenti in uscita. 

Lo schiaffo a Trump e a Obama. La ristrutturazione rappresenta un vero e proprio schiaffo contro le politiche condotte dal presidente statunitense Donald Trump per sollecitare, anche tramite iniziative protezionistiche, i produttori automobilistici a riportare produzioni negli Stati Uniti e ad aumentare gli investimenti nelle fabbriche nazionali. Ieri sera l’inquilino della Casa Bianca ha commentato con toni minacciosi l’iniziativa della GM. “Non ci piace”, ha tweettato Trump in merito al piano di riorganizzazione, aggiungendo di aver manifestato la sua insoddisfazione a Mary Barra con “molta durezza”. “L’ho contattata quando ho saputo che intendono chiudere gli stabilimenti e le ho detto: "Sai che questo paese ha fatto molto per General Motors, e sarà meglio che torniate subito in Ohio’”, ha quindi minacciato il presidente statunitense in un'intervista al Wall Street Journal. Trump ha infatti invitato il gruppo a  non produrre più in Cina per aprire una fabbrica in Ohio e quindi compensare gli effetti negativi delle chiusure sul fronte occupazionale. “Non ho dubbi che in un futuro non distante apriranno qualcos’altro. Faranno meglio a muoversi in questo senso”. Le iniziative del gruppo di Detroit sono state accolte come un tradimento da alcuni esponenti del Congresso, soprattutto di quel Partito Democratico fautore sotto la presidenza Obama del salvataggio della General Motors grazie allo stanziamento di poco meno di 50 miliardi di dollari. Anche il sindacato del settore automobilistico Uaw ha utilizzato parole molto dure per esprimere la propria preoccupazione. "La decisione spietata della GM di ridurre o fermare le operazioni in impianti americani, aprendo o aumentando quella negli stabilimenti in Messico e in Cina, danneggia profondamente i lavoratori americani”, ha affermato il vice presidente Terry Dittes. "Le decisioni della General Motors, alla luce delle concessioni ottenute durante la crisi e il salvataggio con soldi pubblici, mettono i profitti prima della famiglie che lavorano".

COMMENTI

  • @Vin. Stavolta non credo tu abbia centrato il problema. Secondo me l'utente Antonio S. sotto ha perfettamente inquadrato la questione, siamo alla fine di quest'era industriale e credo che la mossa GM sia quella giusta.
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  • La GM, da parecchi anni a questa parte, tutto quello che tocca finisce a catafascio, e a Detroit non sanno nemmeno vendere e valorizzare gli asset dell'azienda che vanno a dismettere, (Saab, Hummer etc chiuse, con Opel semi_regalata a Psa), in questo risulta persino peggio di FCA, il che è tutto dire, non a caso in passato sono state unite in matrimonio, hanno divorziato e secondo la volontà di una delle 2 avrebbero dovuto risposarsi di nuovo. Sia la GM che la Chrysler sono "cadute" nel Chapter 11 americano e la Fiat in italia è andata molto vicina alla bancarotta. ...... Come recita il detto popolare: "chi si somiglia si piglia". ....... Difficile intravedere un futuro roseo per aziende così, in perenne e costante ridimensionamento, tenuto conto poi che nel mentre le loro concorrenti corrono veloci....
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  • Una decisione che anticipa quello che vedremo massicciamente negli anni a venire, e non solo nel mondo dell'auto. Vero, questo sta attraversando un cambiamento epocale, con la fine dei motori a combustione, la guida autonoma e quant'altro, che da un lato semplificano notevolmente i powertrain e dall'altro complicano enormemente l'elettronica. Risultato, si riduce drasticamente il valore e la necessita' di sviluppo della parte meccanica, aumenta a dismisura il valore e la richiesta di software ed hardware, ma per questi ci sono i colossi dell'hi tech.Guardando ad un orizzonte piu' ampio, cala drammaticamente l'offerta di lavoro tradizionale: a fare i lavori di fabbrica (e non solo), anche ingegneristici, ci penseranno robot e AI
  • E cosa ne dice Trump?
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