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Gruppo FCA
Accordo con Tesla per ridurre le emissioni medie in Europa

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Il Gruppo FCA pagherà “centinaia di milioni di euro” alla Tesla per conteggiare le elettriche di Elon Musk nella propria gamma europea, in modo da facilitare il rispetto dei limiti di CO2 che entreranno in vigore dal 2021 (95 g/km) e, in una prospettiva ancora più stringente, nel 2025 e nel 2030. È l’indiscrezione pubblicata dal Financial Times, secondo cui il gruppo italo-americano e la Casa di Palo Alto avrebbero stretto un accordo inedito, consentito dalla normativa e indicato con il termine inglese "pool". Le informazioni trovano un riscontro ufficiale nei documenti della Commissione EU.

Niente multe. Per il quotidiano economico, che cita diversi analisti tra cui l’Ubs, nel 2018 le emissioni medie del gruppo FCA si sono attestate su 128 g/km: in particolare, gli esperti quantificano in "2 miliardi di euro" le potenziali multe che il costruttore potrebbe dover pagare a Bruxelles (come altri, del resto) nel momento in cui le nuove regole entreranno in vigore. L’intesa con la Tesla, perfezionata lo scorso 25 febbraio stando al file di Bruxelles, consentirà al gruppo guidato da Mike Manley di abbassare ulteriormente la media delle emissioni e di non incorrere in alcuna penalità, andando a consolidare gli effetti dei progetti di elettrificazione già previsti per tutti i marchi.

Un nuovo sistema. I dettagli economici del pool FCA-Tesla non sono noti, ma come detto le cifre sembrano piuttosto importanti. Al di là dei numeri, comunque, l’operazione è rilevante perché concretizza e mette in luce un sistema europeo non dissimile a quello dei cosiddetti crediti Zev (Zero Emission Vehicle) californiani, maturati attraverso la produzione di elettriche e ceduti alle Case che devono compensare le emissioni della gamma per abilitare le vendite nel Golden State. In Europa, dunque, è possibile realizzare qualcosa di equivalente, mediando le emissioni dei brand non solo all’interno di uno stesso gruppo, ma pure tra realtà completamente separate e concorrenti. È il caso della Mazda e della Toyota, le quali risultano firmatarie di un "pool" risalente al 2018 e tuttora indicato come aperto.   

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