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Gruppo FCA
Lettera al cda della Renault: "Fusione alla pari"

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Lettera al cda della Renault: "Fusione alla pari"
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La Fiat Chrysler Automobiles ha inviato al consiglio di amministrazione della Renault una proposta non vincolante per integrare le rispettive attività tramite una fusione alla pari. L'annuncio, che conferma le prime indiscrezioni lanciate dal Financial Times, è stato dato dallo stesso gruppo italo-statunitense in vista di una riunione del cda della Casa francese in corso a Parigi.  

Terzo colosso del settore. La proposta - spiega in un comunicato FCA - "fa seguito a iniziali dialoghi operativi tra le due società per identificare prodotti e ambiti geografici in cui si potrebbe collaborare, in particolar modo nello sviluppo e nella commercializzazione di nuove tecnologie. Tali dialoghi hanno chiarito che una più ampia collaborazione tramite una aggregazione migliorerebbe sostanzialmente l’efficienza del capitale e la velocità nello sviluppo dei prodotti. Il razionale dell’aggregazione è anche rafforzato dal bisogno di prendere decisioni coraggiose per cogliere su larga scala le opportunità che si sono create nel settore automobilistico in campi come la connettività, l'elettrico e i veicoli a guida autonoma". Nel caso la Renault accettasse tale proposta nascerebbe il terzo maggior produttore automobilistico al mondo (dietro solo a Toyota e Volkswagen) con circa 8,7 milioni di veicoli venduti, un posizionamento di primo piano nelle tecnologie per l'elettrico, nei segmenti premium e nei mezzi commerciali nonché una presenza globale "più ampia e più bilanciata" rispetto a quella delle due attuali società.

2019-Renault-01

Nessuna chiusura di stabilimenti. FCA esclude, inoltre, la possibilità che l'operazione abbia un impatto sulle strutture produttive delle due società con conseguenze sul fronte occupazionale. "I benefici dell’operazione proposta non si otterrebbero con la chiusura di stabilimenti, ma deriverebbero da investimenti più efficienti in termini di utilizzo del capitale in piattaforme globali dei veicoli, in architetture, in sistemi di propulsione e in tecnologie", scrive il gruppo guidato da Mike Manley, sottolineando le nuove opportunità generate dall'aggregazione grazie alle competenze, alle dimensioni e alle risorse apportate singolarmente al nuovo sodalizio. 

Una fusione alla pari. L'operazione di aggregazione vedrebbe la creazione di una holding con sede in Olanda e quotata a Milano, Parigi e a New York che controllerebbe una nuova azienda in cui gli azionisti di ciascuna delle due società attuali riceverebbero una quota equivalente di azioni. In pratica, si tratta di una "fusione alla pari", con i soci FCA e Renault che si troverebbero a detenere ciascuno il 50% del capitale. Il consiglio di amministrazione della holding sarebbe composto inizialmente da 11 membri, per lo più indipendenti. Di questi, quattro sarebbero nominati in rappresentanza della FCA, quattro in quota Renault e uno designato dalla Nissan. Gli attuali diritti di voto raddoppiati esistenti in entrambi i gruppi non verrebbero replicati nella società frutto della fusione, ma tutti gli azionisti avranno la possibilità di acquisire nuovi "loyalty voting rights" a partire dal completamento della transazione.  

2019-fca

In programma lo spin-off di Comau. Per raggiungere la perfetta parità degli attuali perimetri aziendali, la Fiat Chrysler dovrà, però, mettere in atto una serie di operazioni con l'obiettivo di ridurre l'attuale divario nelle valutazioni borsistiche. Attualmente, il gruppo italo-statunitense ha una capitalizzazione di mercato di circa 18 miliardi di euro e la Renault di poco superiore ai 14,5 miliardi. Per allineare tali valori, la proposta prevede che gli azionisti FCA ricevano un dividendo straordinario di 2,5 miliardi di euro e, tramite uno scorporo, anche le azioni della Comau. Se lo spin-off dell'azienda di robotica industriale non dovesse andare in porto, i soci riceveranno un dividendo supplementare di 250 milioni.

I benefici dell'operazione. Nella proposta, la FCA elenca anche i doveri, benefici commerciali e industriali generati dall'unione di quelli che vengono definiti come "punti di forza complementari", a partire dalla "copertura completa" del mercato automobilistico grazie a marchi premium come Maserati e Alfa Romeo, a brand low-cost come Dacia e Lada e alla presenza nei veicoli commerciali. Dal punto di vista geografico, la Renault può fare leva su una forte presenza in Europa, Russia, Africa e Medio Oriente, mentre gli italo-americani godono di un forte posizionamento in Nord America e America Latina. Pertanto il nuovo gruppo, sulla base dei volumi di vendita del 2018, sarebbe la quarta realtà automotive in Nord America, la seconda nell'area Emea (Europa, Medio-Oriente-Africa) e la prima in Sud America e avrebbe maggiori risorse per accrescere la propria presenza nella regione Asia-Pacifico. Inoltre, i ricavi sarebbero pari a quasi 170 miliardi, con un utile operativo di oltre 10 miliardi e un utile netto superiore a 8 miliardi. 

Sinergie per 5 miliardi. Nel complesso, vengono stimate sinergie complessive per oltre 5 miliardi di euro entro sei anni, per effetto principalmente della convergenza delle piattaforme, del consolidamento degli investimenti nei sistemi di propulsione e nell’elettrificazione e delle economie di scala. Circa il 90% delle sinergie verrebbero generate da risparmi sugli acquisti (il 40% circa), da efficienze nella ricerca e sviluppo (30%) e nella produzione con la possibilità di "ridurre il numero complessivo di piattaforme di veicoli di circa il 20% e delle famiglie di motori di circa il 30%. Le sinergie, al netto dei 3/4 miliardi di costi necessari per dare vita alla nuova realtà automobilistica, produrrebbero flussi di cassa netti neutri nel primo anno e positivi a partire dal secondo anno in poi.  

Per ora, Nissan fuori dai giochi. Al momento, la proposta di aggregazione non riguarda la Nissan. La Casa di Yokohama è controllata dalla Renault con il 43% del capitale, ma dall'arresto di Carlos Ghosn è fonte di attriti con i francesi per la questione del progetto di fusione voluto proprio dall'ex presidente. La Fiat Chrysler indica esplicitamente il suo obiettivo per i mesi successivi all’eventuale via libera all’aggregazione con la Régie: "FCA è impaziente - quale parte di un'unica azienda con Groupe Renault - di lavorare con le società partner dell’Alleanza, alla ricerca dei modi in cui creare ulteriore valore per tutti i membri. FCA riconosce lo standing e i risultati raggiunti dai partner di Groupe Renault e vede significativi vantaggi previsti da una partnership allargata, per tutte le parti. La fusione di FCA e Groupe Renault insieme con i partner Nissan e Mitsubishi sarebbe la più grande alleanza OEM al mondo, vendendo più di 15 milioni di veicoli annui".  

La reazione di Piazza Affari. In attesa della risposta della Renault, il mercato borsistico ha reagito con entusiasmo alla proposta di aggregazione. A Milano le azioni FCA sono oggetto di forti ordini di acquisto e dopo un’iniziale difficoltà nel fare prezzo, sono entrate agli scambi con un rialzo del 18,7% per poi perdere leggermente quota. Intorno alle 9.15 segnano un guadagno del 15,71% e un valore di 13,256 euro.

COMMENTI

  • lo stato deve intervenire. bloccare la fusione paventando la strategicità del settore come hanno fatto i francesi peri cantieri navali. e poi magari entrare nell'azionariato con una quota e potere di veto. e vediamo se gli agnelli possono fare quello che gli pare dopo aver incassato miliardi dai cittadini italiani.
  • Marchionne parlava di concentrazione del settore a livello mondiale, ma se guardiamo alle regioni ci rendiamo conto che proprio quella EMEA è vede la maggiore frammentazione. Volkswagen con la sua crescita ha staccato la concorrenza ricavandosi una posizione di autosufficienza, a cui PSA ha risposto andando a rilevare Opel... a questo punto gli altri operatori o si limitano ad un ruolo di nicchia (come Mercedes e BMW - salvo che non abbiano anche loro sorprese in serbo) oppure si aggregano per formare un "terzo polo". FCA, spingendo su Jeep, Alfa e Maserati, si è messa in una posizione flessibile, tenendosi pronta la possibilità, in caso di mancate aggregazioni, di sopravvivere come costruttore indipendente in specifiche nicchie di mercato. E' chiaro però che la famiglia Agnelli a una posizione di leadership mondiale non ha mai smesso di aspirare, il sogno di Gianni Agnelli è ancora lì, amorevolmente appoggiato sulla scrivania del nipote John Elkann. Considerando che un'alleanza con GM è diventata meno interessante dopo la cessione di Opel, e che Ford ha preferito piuttosto cooperare con Volkswagen, FCA non può che guardare ai francesi. E' vero che l'area dove FCA avrebbe più bisogno di un partner è l'Asia, ma lì non è così facile: Toyota è troppo grande, Honda troppo abituata a far da sé, Suzuki è debole proprio su un mercato cruciale come la Cina. Hyundai-Kia potrebbe essere un partner interessante, ma forse è troppo legata alla Corea come sistema paese per potersi unire in modo intimo in una alleanza industriale. Quindi cannocchiale puntato sulla Francia, e più su Parigi che su Lione visto che PSA, essendo partecipata dallo stato cinese (Dongfeng) potrebbe non piacere come partner al di là dell'Atlantico. Dalla parte di Renault, ci si chiede perché mai i francesi, che grazie all'alleanza con Nissan sono già un global player, dovrebbero essere interessati. Probabilmente perché la crescita dell'alleanza Renault-Nissan, in questi anni, è stata soprattutto la crescita del gruppo giapponese, che si è risanato sul versante finanziario ed è cresciuto come volumi, mentre Renault, di per sé, è rimasta quella di sempre. Renault per esempio non è mai riuscita a sbarcare in Nordamerica né a sviluppare una gamma premium, e queste cose forse ci si aspettava di riuscire a farle grazie al supporto di Nissan (ben presente sul mercato USA, come tutti i gruppi giapponesi, e dotata del marchio Infiniti per le fasce premium del mercato). Quindi se a Parigi ritengono "insufficiente" l'alleanza con Nissan questo spiegherebbe anche il perché della recente cooperazione con Daimler, che forse nelle idee del management parigino poteva essere più ambiziosa. Tuttavia Daimler ha preferito non entrare nell'alleanza con Renault e Nissan, e ora che è partecipata dalla cinese Geely (che possiede già Volvo e Lotus) vedremo che tipo di strategia svilupperà. Certo, la Regie è partecipata dallo Stato, ma John Elkann credo sia anche cittadino francese (visto che francese è suo padre) e dovrebbe avere buoni rapporti con quella parte del mondo finanziario transalpino che ha sostenuto e sostiene ancora il Presidente Macron. Dunque "i giusti contatti" che possano propiziare una buona riuscita ci sarebbero. Speriamo bene, una aggregazione del genere farebbe sparire le ansie sul futuro dei marchi automobilistici italiani anzi permetterebbe risolutamente di continuare ad investire sul rilancio di Alfa (e un domani magari di Lancia).
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  • Fca ha bisogno come il pane delle piattaforme per elettrificare la sua gamma di medio-piccole; Renault (che queste piattaforme possiede, non solo per le auto ma anche per i veicoli comm.li leggeri) ha bisogno come il pane condividere con qualcuno i costi di sviluppo (peraltro già sostenuti in gran parte, quindi in realtà tecnicamente si tratta di ammortizzali sul maggior numero di veicoli possibile), banalizzata così la fusione conviene ad entrambe, e se il governo francese ancora non si è espresso negativamente un motivo ci sarà......
  • al dilà delle questioni economico-politiche... che bella sarebbe la nuova 500 su piattaforma twingo con motore twin air posteriore? si lo so sicuramente non la faranno...
  • Sembra concreta stavolta. Non lo so se mi fido...direi che non mi fido, ne dei Francesi ne degli Elkann. Vediamo un po' cosa salta fuori.
  • Speriamo che in FCA abbiano fatto bene tutte le verifiche del caso. Ricordo che nel 2000 avevano fatto un "matrimonio" con la GM che era durato pochi anni ed anche allora, per Fiat, questa alleanza aveva un elevato valore strategico, utile al fine di raggiungere l’obiettivo di eccellenza nei costi e di leadership nel mercato. Come andrà, lo scopriremo solo vivendo e soprattutto lavorando, per chi ne è maggiormente coinvolto.
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  • Le zampe transalpine su FCA ci sono già da molto tempo. Probabilmente già nell'era Marchionne. Hanno solo aspettato che i tempi fossero maturi. Difatti spesso vi siete dimenticati che la proprietà non fa più Agnelli di cognome. Un patto sui veicoli commerciali c'è già. Ora manca il resto. Stavolta sono pronto a scommettere che la fusione va in porto. A questo punto prende una logica l'attuale gamma FCA in EU. Renault rimane generalista, FIAT solo gamma 500, AR e Maserati premium (o sedicenti premium, per far contenti i troll...) su 2 piani diversi. Ferrari slegata dal gigante. Il cerchio sembrerebbe quadrare. Sicuramente poi arriveranno i licenziamenti. Come arrivarono quando Renault prese il controllo di Nissan.
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  • Come facilmente intuibile ogni valutazione è ancora prematura, se la proposta andasse a buon fine, sembrerebbe che fondendosi FCA e Renault creerebbero un gruppo unico più forte che poi avrebbe tutti gli strumenti per meglio controllare le partecipazioni nelle 2 aziende giapponesi di Nissan e Mitsu, le quali poi (ormai è palese), sono la causa di tutta la vicenda Ghosn, quindi aspirare ad inglobarle successivamente e divenire quel mega gruppo da 15 mln di automobili/anno di cui si era ipotizzato ieri. Leggevo appunto sia ieri che stamane che Les Echo (giornale economico) teme per Renault un'analogia con la vicenda Chrysler, dove formalmente è stata Fiat che ha salvato Chrysler, ma nei fatti sta avvenendo il contrario ed è il business americano che oggi "tira la carretta"...... Attendiamo sviluppi....
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  • Finalmente rivedremo una segmento B! E la finiranno con i crediti di CO2 comprati dai concorrenti, della serie "ho una gamma obsoleta".
  • se l'operazione va in porto, si concretizza (finalmente!) il consolidamento del settore auspicato da Marchionne. FCA ed i suoi lavoratori hanno solo da guadagnare da un progetto simile, chi dice il contrario ignora le basilari regole dell'economia e del funzionamento delle imprese
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  • Una cosa è certa: se FCA resta sola quei posti di lavoro che tutti a parole vogliono salvare sparirebbero per inedia aspettando che l'amara realtà stacchi la spina. Da soli si soccombe, chi non lo capisce è perduto.
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  • Sinceramente non ho capito una Cosa. Hanno fatto i digiuni finanziari per riuscire a rinforzarsi, e poi si autoindeboliscono per essere alla pari della Renault. Normalmente chi ha una posizione di forza, la sfrutta attivamente. Ormai gli azionisti erano già contenti, dividendo normale + dividendo extra (MagnetiMarelli). Ed ora il dividendo dieta. E come se la Renault, piú piccola, avesse piú potere contrattuale di FCA. Per Fortuna che in Renault hanno problemi di assetti dopo l'uscita di Ghosn.. Sicuramente Manley non é aggressivo come Marchionne. (come sempre, alla luce delle informazioni che sono state rese pubbliche).
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  • Se è vero quello che scrive in queste ore il sito di le Monde (Les actionnaires majoritaires de Renault-Fiat-Chrysler seront le groupe Exor (la holding de la famille Agnelli), qui passe de 29 % actuellement à 14,5 %, l’Etat français, qui ne détiendra plus que 7,5 % du capital, contre 15 % aujourd’hui (et perdrait, au passage, ses droits de vote doubles), et Nissan, qui passe aussi de 15 % à 7,5 %. Dans cette configuration, le président du conseil d’administration de la holding devrait être John Elkann, président d’Exor en tant qu’héritier de la famille Agnelli. Jean-Dominique Senard serait directeur général de la holding), dubito che la fusione abbia luogo visti i probabili mal di pancia dei nostri amatissimi cugini francesi, ma preferirei comunque sbagliarmi.
  • Quale parte di "fusione alla pari" i grandi manager de noantri, che da ieri commentano al bar sport di Internet cose su cui sono completamente insipienti, fanno fatica a comprendere?
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  • Se garantiscono per iscritto di salvare TUTTI i posti lavoro in Italia sono pienamente d'accordo con la "fusione/Alleanza" !!!
  • L'articolo parla di leader nel settore premium ??? Nessuno dei due marchi e' leader in quel settore. Anzi la Renault e' assente da sempre e la FCA ha due marchi dove la reputazione e' sotto zero da anni e sono piu' che altro "Falsi premium" low cost, spacciati per premiun veri dalle testate amiche "4R" in testa.
  • Ha senso se Nissan lascia Renault, sennò lo capisco poco. Come con PSA, non vedo grandi vantaggi per FCA, anche se almeno qualcosa nella tecnologia dell'elettrica Renault ce l'ha. Ma come marchi e distribuzione in USA, FCA in netto vantaggio.
  • Oh ma come ? Fino a ieri fantastiche ballerine di Flamenco e ingegneri Falliti dicevano che non era vero .....
  • Con nissan diventerebbe primo, strana dimenticanza da una testata che è italiana e non ad esempio tedesca:-) Cmq vedremo leggendo i vari articoli sembrerebbe un'accordo non male, degno del finanziere canadese, peccato che gli altri sono francesi e sappiamo di solito come si comportano in questi casi.
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