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La Borsa e il consolidamento: dal 2014 FCA ha guadagnato fino al 200%

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La Borsa e il consolidamento: dal 2014 FCA ha guadagnato fino al 200%
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La proposta di fusione presentata dalla FCA alla Renault ha rappresentato solo l'ultimo esempio di quanto in Borsa possa valere il cosiddetto "appeal speculativo”. Un appeal che nel caso del gruppo italo-americano ha rappresentato il propellente primario per spingere al rialzo le azioni di una società che fino a pochi mesi fa non poteva contare su un ulteriore fattore di attrazione per gli investitori: i dividendi. Proprio per questo motivo le azioni FCA sono state sempre molto sensibili a qualsiasi dichiarazione, speculazione o indiscrezioni sul coinvolgimento nel processo di consolidamento.

Il sogno di Marchionne. Tra ieri e oggi sono stati in molti a sottolineare come l'operazione con la Renault rappresenti, in fin dei conti, la realizzazione del sogno di Marchionne: creare un colosso del settore da 8/10 milioni di vendite. Negli ultimi quattro anni i tentativi sono stati molti, a partite da quello decisamente fallimentare di coinvolgere la General Motors in una fusione che avrebbe sconvolto il mercato automobilistico. E la Borsa ha sempre reagito, anche con enfasi, alle iniziative dello scomparso manager italo-canadese, al punto che le azioni FCA hanno spesso messo a segno rialzi a doppia cifra al solo apparire sui terminali degli operatori di mercato della parola acquisizione o consolidamento. Per capire quanto ne abbiano beneficiato gli azionisti, in termini di valorizzazione del titolo, basta guardare ai numeri con l'avvertenza che per le azioni c'è un prima e un dopo Marchionne.

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Dal 2014 un rialzo anche del 200%. Il titolo FCA ha debuttato sulla Borsa di Milano il 13 ottobre del 2014 ad un prezzo di 6,94 euro. Da allora ha intrapreso un percorso di sostanziale rialzo complici anche i positivi dati sul fronte finanziario licenziati dal gruppo via via negli anni nonché il miglioramento delle prospettive annuali. Il massimo storico di 20,2 euro è stato raggiunto il 23 gennaio del 2018. In pratica, chi avesse investito qualche risparmio il giorno del debutto e avesse aspettato fino ad allora, avrebbe guadagnato quasi il 200%, per la precisione il 191,1%, compensando l'assenza di dividendi con la rivalutazione e, magari, con le azioni ottenute dallo scorporo della Cnh prima e della Ferrari dopo. Peccato che dal 23 gennaio in poi il trend si sia invertito trovando poi tra i primi di giugno e la fine di luglio due fattori di ribasso, tra cui il peggiore in assoluto: la scomparsa di Marchionne e di quei 4/5 euro che il mercato accordava al manager come valore aggiunto, quantomeno per la Borsa, in termini di leadership, personalità e idee. Il primo giugno del 2018, la presentazione del piano industriale non viene accolta positivamente del mercato e il titolo chiude la seduta a Milano con un ribasso del 4,5%. Il motivo principale? L'assenza di novità sul fronte del consolidamento, il tema che agli occhi degli operatori di mercato rimane l'unico fattore da tenere veramente sotto attenta sorveglianza, a discapito dei modelli, degli investimenti e delle attività industriali vere e proprie. 

Il crollo di luglio. Per gli azionisti la situazione peggiora alla fine di luglio con le prime voci sulle condizioni di salute di Marchionne e con la successiva decisione del consiglio di amministrazione di indicare in Mike Manley il suo erede. La nomina arriva sabato 21 luglio e il lunedì dopo il mercato inizia a reagire malamente: l'apertura è in ribasso del 5% ma alla fine la perdita viene limitata all'1,5%. Sono i giorni seguenti a rappresentare una debacle e in particolare il 25 luglio, data di ufficializzazione della morte di Marchionne e della pubblicazione di una trimestrale deludente, quando le azioni perdono fino al 15,5%. Da allora il titolo non ha più recuperato i livelli dell'era Marchionne pur subendo fiammate improvvise. Sempre per un unico motivo: il consolidamento. Il 20 marzo scorso, per esempio, alla chiusura di Borsa il titolo segnava un rialzo di oltre il 5% per effetto delle dichiarazioni di sostegno di Robert Peugeot a un'eventuale fusione tra FCA e PSA

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L'effetto dello stacco-cedola. Insomma, bastano sempre le voci sul consolidamento a mettere carburante nel motore delle azioni del gruppo italo-americano proprio come avvenuto ieri con la proposta inviata a Renault. Il titolo rimane comunque sempre lontano dai fasti della prima parte dell'anno scorso anche se non va trascurato come negli ultimi due mesi le azioni stiano pagando l'effetto dello stacco della cedola (il pagamento per cassa del dividendo ai soci) che tipicamente riduce il valore di Borsa di un importo pari sostanzialmente alla dimensione del dividendo erogato. E nel caso di FCA si tratta di una pioggia di dividendi che, in fin dei conti, va a compensare un lunghissimo periodo di vacche magre per gli azionisti dell'ex Fiat. La Fiat Chrysler non ha mai distribuito cedole sin dalla sua fondazione mentre l'ultima erogazione in casa Fiat risale al 2011 e solo per le azioni privilegiate. I risultati del 2018 e la cessione della Magneti Marelli hanno, invece, contribuito al ritorno alla cosiddetta "remunerazione degli azionisti" con un dividendo straordinario di 1,3 euro e uno ordinario di 65 centesimi e quindi per un totale di 1,95 euro, che, centesimo in più o centesimo in meno, rappresenta la perdita di valore subita dalle azioni nell'ultimo mese. E per gli azionisti si prospettano ulteriori soddisfazioni visto che la proposta alla Renault include un meccanismo per allineare le valutazioni delle due società e quindi porre le basi per procedere con la fusione alla "pari": è infatti prevista la distribuzione di ulteriori dividendi straordinari per un valore di 2,5 miliardi, oppure di 2,75 miliardi se non avrà luogo lo scorporo della Comau. Una prospettiva che sembra allettare gli investitori: oggi il titolo è ancora ben intonato nonostante un rimbalzo come quello di ieri dell'8% giustifichi spesso e volentieri prese di beneficio anche consistenti.

COMMENTI

  • @ G Borghi: Si in effetti la Chrysler e` stata quella a beneficiarne di piu`, probabilmente Marchionne e Obama avevano fatto un "silent agreement" pur di concludere x far nascere FCA e cosi' accreditarsi la fiducia dei mercati della finanza, specialmente quelli americani.
  • Grandi guadagni, gamma auto imbarazzante.
  • @Salach; Concordo quasi in toto con il tuo commento ma bisogna accettare il fatto che capitalismo e globalizzazione fanno gli interessi di pochi privilegiati, profitti per far contenti gli azionisti son quello che conta, posti e costi del lavoro devono incidere il meno possibile quindi si adottano le migliori e drastiche soluzioni per raggiungere gli obiettivi anche al costo, s'è necessario, di vendere i propri assetti tecnologici e industriali a corporazioni straniere o multinazionali. Marchionne era un esperto di finanza e non è andato per il sottile pur di raggiungere l'obiettivo che gli era stato assegnato i.e. salvare la Fiat dal crollo totale.
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  • Sicuramente certi commenti lasciano a desiderare. Però vedere o meno che le costanti mosse specie o anche di FCA ma anche di tante altre aziende una volta con potenziale, oggi sono o fuori o solo ormai marginale in Italia - per ragioni occupazionali, sede ma anche per entrate per lo stato stesso. Se si pensa a Olivetti, Telecom Italia, Alitalia (a paragone con Air France o Lufthansa ma con 3000 km di costa e bellezze culturali in più tutti gli italiani fuori e quelli che si spostano ...), Autostrade, Finanza, Pharma, Chimica, Alimentari, etc etc. Non è un caso il problema occupazionale e la crescita del paese che sprofonda nei debiti o la corsa al posto di stato. Che gli individui possedenti hanno la scelta dove trasferire i loro valori è dato di fatto. Ma nel caso dell'articolo con la performance del titolo il Sig. Marchionne è stato molto più avvocato, legale ed amministratori degli interessi particolari per un cerchio molto chiuso che per tutti gli azionisti della Fiat. Come Metallurgico, Ingegnere o Imprenditore il bilancio è ben diverso. Solo la Panda e rientrata in Italia. Ma il baricentro della FCA l'Italia l'ha lasciata anche con lui e Alfa non ha fatto otto modelli, ma solo due senza varianti. La cessione di una Magneti Marelli non e solo uno scorpora, ma è l'abbandono di un ramo industriale e conseguenze per tutta la filiera e la sua occupazione. Ancor più triste, se poi i soldi ricevuti lasciano l'azienda per dividendi ... altro che futuro o progetti strategici. Queste decisioni sono incisive per il futuro non del gruppo stesso, ma in modo molto più incisivo per un paese. Di Magneti Marelli o di Perelli quante ne sono rimaste? I di aziende estere quante ne vengono in Italia? Pressione fiscale? Administrazione? Peso sindacale? Anche il posto allo stato oggi va a scapo dei figli italiani che dovranno affrontare primo o dopo il debito ammassato. I salari e le pensioni dei statali sono un affronto a ogni dipendente e lavoratore. Mentre la pressione fiscale non fa ridere nessuno. Scandite il giusto ottimismo per l'Italia, ma non si sopravvaluti il passato, perché si vive delle risorse e le possibilità del domani. Anzi oggi con una Pirelli cinese paga il contribuente buona parte delle ricerche tramite Università e studi ai Cinesi proprietari ... Meno a vista quello che succede con Magneti Marelli, ma sarà sulla stessa traiettoria.
  • Mi chiedo che problema ha il sig.Lotullio, che continua in ogni momento a denigrare pesantemente tutto ciò che è italiano, a prescindere. Basta che un veicolo sia di fabbricazione nazionale (magari non Lamborghini che ha componenti tedeschi...) e giù a parlare sempre ,e comunque male con aggettivi pesanti al limite dell'offensivo. Comunque la "cattiveria" che mette nei giudizi si commenta da sola, basta non tenerne conto.. a prescindere
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  • Sicuramente Marchionne è stato uno dei più illuminati manager mondiali degli ultimi 20 anni. Ha tenuto in piedi una Fiat fatta a pezzi dai nostri governanti e dai loro lacchè ( Romiti, Cuccia ) , l'ha rilanciata ed ha raggiunto quasi tutti gli obbiettivi . Solo la morte gli ha impedito di raggiungere anche l'ultimo : il consolidamento
  • direi che il sogno del defunto dottor marchione era proprio un molosso too big to fail che si puo permettere di propinare al consumatore qualsiasi stercomobile e zitti tutti. Ed in questo la fabbrica catorci americani ha il talento di maradona
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