FCA-Renault In Borsa escono sconfitti i francesi

Rosario Murgida Rosario Murgida
FCA-Renault
In Borsa escono sconfitti i francesi
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La Borsa ha emesso un suo primo verdetto sulla mancata fusione tra la Fiat Chrysler Automobiles e la Renault. A subire le maggiori perdite sono stati i francesi: le azioni della Losanga hanno aperto la seduta a Parigi in calo dell’8% per poi chiudere con un -6,82%. Al contrario il titolo FCA non solo ha limitato le perdite rispetto a un avvio di scambi in sofferenza (-3,62%), ma ha registrato, alla fine delle contrattazioni, un rialzo marginale dello 0,09%.  

FCA ha maggiori spazi di manovra. Le cause di un andamento così divergente sono ovviamente legate a quanto avvenuto ieri con la nuova fumata nera dal consiglio di amministrazione della Régie e la successiva decisione di FCA di ritirare l'offerta. Il gruppo italo-americano ha motivato la sua decisione con l'assenza delle necessarie condizioni politiche. Ed è proprio la politica e il suo peso a rappresentare il fattore maggiormente negativo per la Renault. Le opinioni espresse dalla maggior parte degli analisti, tra il disappunto e la sorpresa, possono essere così sintetizzate: la Fiat Chrysler sembra poter avere maggiori spazi di manovra sul fronte del consolidamento rispetto alla Renault a cui la Francia, forte del suo ruolo di maggior azionista (ha il 15% del capitale), ha precluso una possibile alternativa strategica a un'Alleanza con la Nissan attualmente in una fase di stallo. 

Le precisazioni di Bercy. Eppure il fattore politico è stato smentito proprio dai diretti interessati. Il ministero dell'Economia, di fronte alle accuse mosse da fonti interne alla Renault di aver tenuto una "posizione improvvisa e incomprensibile" nonostante le condizioni per il via libera, ha precisato come lo stop alla fusione non sia legato a "un intervento politico", ma al desiderio del governo di preservare l'Alleanza con la Casa di Yokohama. "Siamo stati molto chiari: ci serviva il sostegno esplicito della Nissan affinchè la fusione venisse realizzata nel quadro dell'Alleanza. Non si poteva mettere in discussione la sostenibilità dell'Alleanza con questa operazione", hanno aggiunto da Bercy (sede del ministero), sottolineando i "risultati tangibili” del sodalizio "in termini di investimenti, tecnologie e piattaforme comuni. Era fuori discussione mettere a repentaglio questa alleanza con la fusione". Ciononostante non mancano accuse anche dall'Italia con il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ad affermare che "quando la politica cerca di intervenire nelle procedure economiche, non sempre agisce correttamente".  

Analisti sorpresi. L'esito della vicenda lascia comunque con l'amaro in bocca molti analisti. Da Equita Sim, per esempio, fanno presente di essere rimasti sorpresi perché la proposta era talmente dettagliata da apparire in gran parte già concordata, era emerso il sostegno dei Governi francese e italiano e le richieste dell'Eliseo apparivano accettabili e non tali da stravolgere l'operazione. Le carte in tavola, però, sono cambiate per il giudizio negativo della Nissan nonostante l'annuncio di un'astensione dal voto e, probabilmente, i timori della politica francese sul fronte occupazionale. "Forse l'operazione era condannata fin dall'inizio. Viviamo in un'era di de-globalizzazione e crescenti ansietà sulle identità nazionali e regionali. Questo si applica alle aziende, così come ai politici e agli individui", aggiunge Max Warburton di Bernstein in un report dal titolo emblematico "Il ritorno del nazionalismo". "Quando i Governi si intromettono, il risultato è raramente positivo", rimarcano gli esperti della Evercore per esprimere la loro delusione per il mancato matrimonio a un passo dall'altare. "Considerando quanto l'Alleanza sia in fase di stallo operativo e la preferenza della Nissan per un turnaround da società indipendente, ci chiediamo perché lo Stato stia rendendo prioritaria l'Alleanza a scapito delle opzioni strategiche della Renault".

Porte ancora aperte?. Gli analisti si chiedono anche se le porte siano ancora aperte per nuove trattative. La risposta non è univoca. La Jefferies non esclude completamente un nuova proposta per quanto le probabilità si siano fortemente ridotte: "la decisione di ritirare la proposta di fusione appare radicale, ma la dichiarazione di FCA è formulata con cura, aprendo la strada a nuovi colloqui e a ulteriori discussioni, soprattutto dopo le concessioni fatte allo Stato francese". "Anche se il ritiro di FCA non significa necessariamente che una fusione sia completamente fuori dal tavolo, la probabilità che ciò accada è sostanzialmente crollata", aggiunge, invece, la Evercore. Del resto non manca chi sottolinea come il ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire, abbia in programma di incontrare il suo omologo giapponese per fornire ulteriori rassicurazioni. Al suo ritorno, martedì prossimo, ossia tra 5 giorni come da iniziale richiesta di rinvio del voto consigliare, avrebbe convocato un altro cda a Boulogne-Billancourt. Inoltre durante la riunione di ieri sera, sembra che tutti i consiglieri fossero favorevoli per la fusione, a eccezione del rappresentante dei dipendenti e dei due rappresentanti della Nissan.  

Le opzioni per FCA. Saltata la fusione, tornano ora in auge le speculazioni su un consolidamento del settore che finora ha visto solo due grandi operazioni negli ultimi 5 anni: la fusione tra Fiat e Chrysler e l'acquisto della Opel da parte del gruppo PSA. Per FCA, affermano da Equita, "riteniamo improbabile che possa proporsi la Peugeot, in quanto lo scoglio politico francese si ripresenterebbe. La Hyundai e la GM restano sullo sfondo. Se qualcuno è interessato riteniamo che possa manifestarsi in tempi brevi". Warburton esclude, invece, la General Motors per i passati rifiuti e traccia il seguente scenario:  "la Renault deve lasciar andare i giapponesi. Dovrebbe vendere la sua quota in Nissan (al Governo giapponese o alle banche giapponesi). Quindi, con miliardi in banca e un prezzo del titolo più alto, dovrebbe richiamare John Elkann". Di certo per la Régie la Francia resta disponibile "a qualsiasi prospettiva di consolidamento industriale, ma in serenità e senza fretta, per garantire gli interessi industriali di Renault e gli interessi industriali della nazione francese", ha assicurato Le Maire, mentre il ministro per la Spesa pubblica, Gerald Darmanin, non ha escluso una “prossima” ripresa delle trattative con FCA. "Non dobbiamo chiudere la porta, dobbiamo continuare a lavorare. Chiedere del tempo per un matrimonio è normale. Un piccolo pensiero può aiutare a capire meglio la sposa. Se domani FCA torna a discutere la proposta sono certo che per voce di Bruno Le Marie continueremo le trattative". La Peugeot è invece un'opzione per Jefferies: "se la Nissan è stata un ostacolo, le discussioni tra la Peugeot e la Fiat potrebbero riprendere anche se le probabilità sembrano basse". Di sicuro, secondo Banca Imi, il consolidamento è prossimo a manifestarsi proprio grazie all'iniziativa degli italo-americani e in virtù delle molte sfide che il settore deve affrontare. "Dopo la recente mossa della Fiat Chrysler sulla Renault, il gioco del consolidamento lo vediamo partito. Ci sembra inevitabile non solo per Fiat, Renault e Peugeot, ma anche per il resto del settore". 

Il sogno di Marchionne. A chiudere il cerchio di tutti i commenti ci pensa Roberto Russo, amministratore delegato di Assiteca Sim, facendo i "complimenti ai vertici di FCA che, forti di una posizione privilegiata in termini di solidità patrimoniale e reddituale, oltre che di multipli di Borsa tra i migliori in assoluto tra i top player, hanno ritirato la proposta di fusione e adesso si apprestano serenamente a esplorare nuove potenziali alleanze per coronare il sogno di Sergio Marchionne, che 14 anni fa dichiarò che nel mercato dei produttori automobilistici ci sarebbe stato spazio solo per pochi giganti in grado di sfruttare le economie di scala per effettuare grossi investimenti nella ricerca e nelle nuove tecnologie. Non è un caso che in Borsa, contrariamente a quanto previsto da molti, sia crollato il titolo Renault e non il titolo FCA". In tal senso non va dimenticata una dichiarazione proprio di Marchionne: "avere il coraggio di abbandonare il tavolo delle trattative è importante tanto quanto sedersi a trattare".

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