La fusione tra la Fiat Chrysler e la Renault rischia di diventare una grande occasione persa in un processo di consolidamento del settore che stenta a partire, nonostante gli auspici e le previsioni di molti osservatori del mercato. Tutto è partito a fine maggio, con l'entusiasmo per un'operazione da molti considerata come uno spartiacque per il futuro delle quattro ruote, perché poneva le basi per la creazione del maggiore gruppo automobilistico al mondo. Stanotte, quando ormai si era in attesa del fatidico sì al matrimonio del secolo, è, invece, arrivata la doccia fredda. Dieci giorni convulsi e ricchi di notizie che Quattroruote ha voluto sintetizzare nelle sue tappe principali.

Sabato 25 maggio: le prime indiscrezioni. La telenovela della fusione inizia nel tardo pomeriggio di sabato 25 maggio quando il Financial Times lancia, per primo, indiscrezioni su trattative avanzate per un'alleanza di ampia portata tra i due costruttori. 

Lunedì 27 maggio: le conferme. La conferma arriva il lunedì successivo con la Fiat Chrysler che informa i mercati di aver inviato una proposta ai francesi. Non si tratta di una semplice alleanza, bensì di una fusione alla pari destinata a creare il terzo colosso del settore con 8,7 milioni di vendite e, nel caso di coinvolgimento voluto e auspicato della Nissan e della Mitsubishi, il primo al mondo con quasi 16 milioni di veicoli.

Martedì 28 maggio: l'interesse francese. Nel giro di circa 24 ore arriva la risposta della Renault. Il consiglio di amministrazione, dopo "un'attenta analisi dei termini della proposta amichevole di FCA", decide di "studiare con interesse l'opportunità di una combinazione aziendale" tra i due gruppi. Nello stesso giorno parte il pressing sulla Nissan con il presidente del gruppo italo-americano, John Elkann, a lanciare chiari segnali di distensione nei confronti dei giapponesi e a sottolineare i benefici di un loro coinvolgimento nel progetto. Intanto inizia a muoversi anche la politica transalpina: il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, fa le prime aperture e inizia a dettare le condizioni del governo. Sono quattro: rispetto dell'Alleanza Renault-Nissan, salvaguardia dei posti di lavoro e dei siti industriali, governance equilibrata e partecipazione del futuro gruppo al progetto europeo delle batterie per le auto elettriche

Mercoledì 29 maggio: il pressing sulla Nissan. I vertici della Renault, guidati dal presidente Jean-Dominique Senard e dall'amministratore delegato Thierry Bolloré, volano in Giappone per incontrare i partner dell'Alleanza, illustrare la proposta e fornire le necessarie rassicurazioni. I dirigenti della Nissan e della Mitsubishi non rompono immediatamente gli indugi, anzi esprimono le prime perplessità e si trincerano dietro un atteggiamento di estrema prudenza. La risposta può essere così sintetizzata: "Non ci opponiamo alla vostra fusione, ma per il momento ci asteniamo dal sostenerla perché ci sono ancora molte cose da discutere". 

Giovedì 30 maggio: l'attivismo di Elkann. L'ad della Nissan, Hiroto Saikawa, continua a lanciare segnali di prudenza e chiede un incontro anche a Elkann. Il capostipite della famiglia Agnelli, pur di non lasciare nulla di intentato, fa trapelare la sua disponibilità a un faccia a faccia con i giapponesimentre Senard continua, con una serie di interviste e dichiarazioni, il pressing sugli alleati del Sol Levante.

Venerdì 31 maggio: la data del Cda della Renault. Il 31 maggio la Renault esce allo scoperto, informando di un ulteriore passo nel percorso di valutazione della proposta: il 4 maggio è la data di convocazione di un consiglio di amministrazione ad-hoc. Nel mentre, iniziano ad aumentare le voci critiche verso la fusione. Oltre ai sindacati anche il numero uno della PSA, Carlos Tavares, si dimostra scettico e il quotidiano Le Monde parla persino di una fonte interna al consiglio della Renault.

Lunedì 3 giugno: l'allarme della Nissan. Passato il fine settimana, dal Giappone arriva un chiaro avvertimento. Saikawa abbandona in parte il suo atteggiamento cauto e lancia una stoccata: la fusione tra la FCA e la Renault offre molte opportunità ma rischia di alterare "significativamente la struttura del nostro partner Renault" e pertanto richiedere "una revisione profonda della relazione esistente" con la Nissan.

Martedì 4 giugno: il Cda della Renault. I consiglieri della Régie si riuniscono di prima mattina a Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi, per discutere della proposta . Si attende il sì alle nozze, ma alla fine la fumata è grigia nonostante le concessioni garantite dalla Fiat Chrysler su alcune questioni come la governance, la sede o il fronte occupazionale. Il Cda viene aggiornato al giorno successivo, alimentando i primi dubbi sulla reale fattibilità dell'operazione anche perché sono continue le richieste della politica e dei sindacati transalpini di uno stop alla fusione. 

Mercoledì 5 giugno: la fumata nera. Il mercoledì successivo viene indicato da molti come il giorno decisivo al punto da spingere anche alcuni esponenti del governo italiano a intervenire sulla questione con aperture a investimenti da parte dello Stato pur di preservare gli interessi del Paese. Il Cda della Renault inizia verso le 18 e si prolunga per quasi sei ore. In tarda serata emergono indiscrezioni su un accordo raggiunto ma nelle prime ore della notte arriva la fumata nera. La Renault non è in grado di prendere una decisione a causa dell'ostruzionismo dei rappresentanti della Francia e la FCA ritira la sua offerta per l'assenza delle necessarie condizioni politiche. 

Giovedì 6 giugno: le spiegazioni di Le Maire. A spiegare l'atteggiamento della Francia ci pensa stamattina Le Maire: davanti alla mancanza di un sostegno esplicito alla fusione da parte della Nissan, il governo aveva chiesto 5 giorni supplementari. La richiesta è stata rigettata e così la grande operazione di fusione salta.