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Renault-Nissan
Due posti ai francesi nella nuova governance

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Secondo un'anticipazione del quotidiano finanziario giapponese Nikkei, la Nissan starebbe valutando la possibilità di concedere due posti alla Renault nei comitati di dirigenza che nasceranno dalla sua riforma della governance voluta dopo l'arresto di Carlos Ghosn dello scorso 19 novembre.

Segnale distensivo. La notizia, secondo cui sia il presidente della Casa francese Jean-Dominique Senard sia l'ad Thierry Bolloré otterrebbero l'accesso alle assemblee, rappresenta un ulteriore segnale di distensione tra le due metà dell'Alleanza, dopo le dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire, che ha ribadito la priorità dell'asse con Yokohama rispetto a qualunque altra intesa, anche con FCA.

Quattro comitati. La riforma della governance della Nissan è un tema particolarmente spinoso: voluto dall'ad Hiroto Saikawa e dall'attuale cda per evitare il rischio di ritrovarsi in futuro con una figura pressoché plenipotenziaria qual è stata per anni quella di Ghosn, il riordino della struttura apicale (che verrà messo ai voti il prossimo 25 giugno nell'annual general meeting di Yokohama) passerebbe per la creazione di quattro comitati di dirigenza: nomine, audit, compensi e - secondo il Nikkei - strategia.

Gli attriti sulla riforma. La garanzia del doppio accesso di Bolloré e Senard va letta come una vera e propria apertura della Nissan verso il partner francese, che aveva minacciato di non votare la riforma nel caso in cui non fosse stata messa nero su bianco la doppia nomina dei dirigenti di Boulogne-Billancourt. La Renault, che con il 43,4% della proprietà prenderà parte al meeting del 25 giugno in qualità di primo azionista della Nissan, dovrà esprimersi anche sulla conferma di Saikawa nel ruolo di amministratore delegato, altra questione all'ordine del giorno dell'assemblea.

Il fronte FCA. Appaiono, per il momento, congelati i contatti con il gruppo italo-americano: "Per me non rappresenta un problema se l'ad di FCA decide di trascorrere del tempo a Parigi", ha dichiarato ieri il ministro Le Maire sulla presunta visita di Mike Manley ai vertici della Renault che sarebbe avvenuta la scorsa settimana.

La frattura nell'operatività quotidiana. Se i massimi vertici delle due aziende sono al lavoro in vista dell'annual general meeting della Nissan, nel frattempo proseguono le ricadute della frattura con la Renault nell'operatività quotidiana. Secondo le rivelazioni fatte da alcuni dipendenti delle Case al Financial Times, sarebbero numerose le funzioni che nell'era-Ghosn erano state accorpate e che ora, invece, stanno tornando competenza di ciascuna delle due.

Chiuso il "ceo office". Alcuni dei reparti che coordinavano le attività condivise, secondo la ricostruzione del quotidiano, sono stati chiusi del tutto. Altri, hanno rivelato le fonti del giornale, sono senza lavoro da mesi. Uno dei bureau finiti sotto la valanga dell'arresto di Ghosn sarebbe proprio quel "ceo office" che di fatto era una sorta di segreteria di stato personale dell'ad, e che a lui direttamente rispondeva.

Vanificati i piani di integrazione. A tagli e riduzione del personale pare stiano andando incontro anche la gestione congiunta delle attività relative a veicoli commerciali, comunicazione e vendite e marketing. L'obiettivo di Ghosn, che aveva iniziato negli ultimi dodici mesi precedenti il suo arresto a creare nuove posizioni di supervisione a livello di Alleanza, era quello di raggiungere sinergie per dieci miliardi di euro entro il 2022.

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