Industria e Finanza

Daniele Maver
I miei 12 anni alla guida di Jaguar Land Rover Italia

Daniele Maver
I miei 12 anni alla guida di Jaguar Land Rover Italia
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Nessuno quanto lui è sul ponte di comando di una stessa azienda automobilistica da tanto tempo in Italia, e il suo essere un appassionato surfista gli ha permesso di restare sulla cresta dell’onda pur vedendo il panorama cambiare con una velocità sconosciuta a chi l’aveva preceduto. Daniele Maver si è insediato come presidente e amministratore delegato di Jaguar Land Rover il primo aprile del 2007 e si quindi goduto l’anno delle vendite record (2 milioni e mezzo di vetture in quell’anno) e ha tremato nell’orribile 2013, quando il mercato ha toccato il suo picco più basso da quasi mezzo secolo in qua con appena 1 milione e 350 mila auto immatricolate. Al momento del suo insediamento non poteva certo immaginarsi delle Jaguar in versione Suv e tantomeno una Jaguar completamente elettrica, ma nemmeno una gamma Range Rover arricchita da un modello di grandissimo successo come l’Evoque, e figuriamoci la Velar. E vogliamo parlare della guida autonoma, che oggi tiene banco oppure del crollo del diesel? È cambiato tutto fuorché lui, unico punto fermo in un mondo liquido che più liquido non si può.

A meno di non possedere la bacchetta magica, come si fa a vendere il doppio in un mercato che consegna 500 mila veicoli in meno di 12 anni fa, e soprattutto a fare dell’Italia il primo mercato in Europa per JLR e addirittura il quarto nel mondo?

“Beh, sono arrivati nuovi prodotti davvero appetitosi per i clienti. È cambiata la proprietà, passata dagli americani della Ford agli indiani della Tata, ed è cambiata tutta la filosofia: Ford puntava sull’accessibilità mentre con Tata si è passati all’aspirazionalità. Le nostre non sono auto per tutti e possederle deve essere un punto d’arrivo. Un cambio di offerta che ha pagato sia in numeri che come immagine verso i clienti. Oggi le nostre auto hanno listino più alto, però sono più desiderate. Potrebbe sembrare un controsenso ma non lo è, anche perché noi non vogliamo fare i numeri delle tedesche che vanno per la maggiore ma semmai distinguerci. Noi restiamo un marco di nicchia anche se nel mondo del lusso siamo i leader con la Range Rover. E in ogni caso dominiamo nei segmenti più su, che è una bella soddisfazione”.

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Dopo aver visto da una posizione privilegiata per poter giudicare tutti i cambiamenti in questi 12 anni, il mercato italiano dell’auto può considerarsi un mercato sano?

“Si possono fare due considerazioni per limitarsi a quello che a mio avviso non ha funzionato bene. La prima è che per l’ansia di mantenere le stesse vendite, anche in presenza di segnali di recessione o per l’ingresso di sempre nuovi concorrenti, si finisce per arrivare a troppi compromessi, perché alla fine il cliente compra lo sconto piuttosto che l’automobile, sicché la qualità del prodotto finisce per risultare secondaria. E questo non va bene, soprattutto in un segmento premium-luxury come il nostro dove il servizio, i pregi o le prestazioni dovrebbero comandare le scelte. La seconda è il comportamento delle società di noleggio, che fino a due anni fa operavano in maniera molto sana a servizio delle grandi flotte. Ma dalla fine del 2017 l’avvento del superammortamento (cioè la deducibilità del 120% del costo sostenuto) ha dato loro un vantaggio competitivo esagerato perché per goderne appieno bisognava ordinare le vetture entro dicembre per poi immatricolarle nei primi sei mesi del 2018. Questo ha fatto sì che i noleggiatori si sono riempiti di vetture non per noleggiarle, ma per rivenderle andando in diretta concorrenza con i concessionari. Un modo di agire che è andato contro le regole”.

Voi siete entrati nel mondo delle elettriche, peraltro con una vettura Jaguar piena di fascino e capace anche di vincere il prestigioso Car of the Year, che rimane il titolo più ambito per ogni costruttore. Da manager automotive che ne ha viste tante, quando pensa che il mondo delle elettriche riuscirà ad arrivare a una quota di almeno il 10% del mercato italiano?

“È davvero difficile lanciarsi in una previsione seria. Io credo che sia in atto un percorso che si svilupperà perché, al di là di tutte le discussioni sul come e dove si produrrà l’energia, al di là del fatto che nel ciclo di vita completo non è detto che la vettura elettrica inquini di meno l’ambiente di una vettura tradizionale, resta un fatto incontestabile: nei centri urbani le auto elettriche inquinano di meno. Pertanto se tutti noi e anche chi ci amministra siamo preoccupati per lo smog e per la nostra salute, l’auto elettrica è un passo in avanti che nessuno può contestare. Credo quindi che questo, alla fin fine sarà una forte leva. Con ciò i problemi rimangono: la carenza di colonnine, ancor più di quelle a carica veloce, è la prima cosa che viene in mente a tutti. Ma una volta che sotto una forte spinta della politica si faranno passi avanti, lo sviluppo sarà importante. Quando il 10%? Azzardo, forse già tra cinque anni”.

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Veniamo alla madre di tutte le domande. Perché un mercato da 36 milioni di veicoli com’è il nostro fa così fatica a svecchiarsi. Perché circolano tante vetture obsolete, pericolose, inquinanti?

“Anche qui vedo due fattori principali che condizionano tutto. Da un lato, la diffidenza, quasi la repulsione, per tutto quello che c'è sotto la voce rottamazione. Invece per me questa rimane una soluzione che ha un suo senso e porta anche tanti vantaggi economici al nostro prodotto interno lordo. Si svecchia il parco auto a tutto vantaggio anche dell’ambiente e ci sono importanti ritorni economici per tutto il Paese. Da un altro lato, dovremmo diventare più rigorosi con le revisioni. Io ho vissuto per un periodo in Germania – qualche anno fa, ero a capo del gruppo JLR in Europa – e lì sono davvero severi. Dopo dieci anni se non è tutto perfetto ti castigano senza pietà, così che spesso rimettere in ordine una vettura vecchia non diventa più conveniente: e questo accelera il rinnovo del parco circolante. Da noi, invece, è un po’ tutto all’acqua di rose e in qualche modo ci si arrangia sempre. Ma c’è anche una terza cosa da non sottovalutare: se tu sindaco, non importa di quale città, dici che in certe domeniche il traffico è bloccato per tutti i veicoli esclusi gli Euro 6, questo ha un effetto positivo e gratuito sul rinnovo del parco. Se invece tu dici che blocchi tutte le auto meno che so, le Euro 5 o 6 a benzina e magari le Euro 6 diesel, generi una forma di confusione negli automobilisti che addirittura il mercato lo blocca, perché il cliente pensa adesso che faccio? Cambio la mia auto con un nuovo diesel? E se poi lo vietano? E il benzina per quanto circolerà ancora? E L’ibrido andrà sempre bene, oppure limiteranno anche quello? Sai che c’è: mi tengo la mia auto, tanto se vogliono arrivare a fermare tutti i veicoli che cosa la cambio a fare? Questo piccolissimo dettaglio vuol dire incoraggiare il ricambio oppure scoraggiarlo”.

Parliamo del futuro: dopo aver visto arrivare delle Suv Jaguar, potremo aspettarci delle berline Land Rover?

Ride di gusto, e poi aggiunge: “I mondi si stanno avvicinando e noi abbiamo all’orizzonte dei veicoli molto attraenti che saranno un po’ meno Suv. Non vedo proprio delle berline classiche a tre volumi, però…”.

COMMENTI

  • In questo momento storico in cui tutte le case automobilistiche debbono ripensare il loro futuro la JLR deve utilizzare i suoi Capitani migliori per traghettare i 2 Marchi storici verso un futuro radioso e Daniele Maver è sicuramente un gran Capitano.
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