L'economia globale rallenta e il settore automobilistico, pro-ciclico per antonomasia come direbbero i macro-economisti, è tra i comparti che più ne risentono. La causa principale è nota ormai da tempo anche a chi non conosce le fondamenta dell'economia: la debolezza degli scambi commerciali prodotta dalle politiche protezionistiche varate soprattutto dall'amministrazione Trump. Oggi, per la precisione a mezzanotte, scade il termine voluto dalla Casa Bianca per decidere se applicare dazi del 25% sulle importazioni di auto e componenti europee. In tal caso, quale potrebbe essere l'impatto sull'Italia? A rispondere alla domanda ci ha pensato la Banca d'Italia con uno studio sull'esposizione dell'intera Europa alle eventuali decisioni di Washington.

Il rinvio è l'ipotesi più probabile. L'impatto di nuove tariffe doganali sarebbe enorme e andrebbe a colpire soprattutto la Germania, ma per ora, salvo gli ormai tradizionali colpi di scena per mano del presidente Donald Trump, il rischio è limitato. Negli ultimi giorni alcuni funzionari dell'Unione Europea hanno indicato la possibilità di un rinvio per ulteriori sei mesi dopo la proroga di 180 giorni concordata a maggio con la Commissione europea guidata da Jean-Claude Juncker per proseguire i negoziati sui nuovi accordi commerciali. Molti sono convinti che Trump opti per un nuovo rinvio per consentire a Ursula von der Leyen di definire la squadra dei nuovi commissari. Per ora i segnali restano comunque preoccupanti: ieri l'inquilino della Casa Bianca non ha fornito le indicazioni tanto attese dai mercati finanziari ma ha comunque lanciato l'ennesima stoccata a Bruxelles affermando come "l'Europa abbia barriere commerciali peggiori della Cina". Sulla carta non ha tutti i torti: l'Europa impone tariffe del 10% sulle auto statunitensi mentre negli Usa i dazi sui veicoli europei sono di appena il 2,5%. 

Il report di Lighthizer. Oggi, invece, Trump ascolterà dal rappresentante del commercio Robert Lighthizer una disamina sullo stato dei negoziati con l'Unione Europea e a stretto giro potrebbe anche annunciare la sua decisione. Alcuni ritengono, però, che bisognerà aspettare ancora qualche giorno e poi l'ex tycoon potrebbe dare sostanza alla sequela di minacce lanciate contro il settore automobilistico europeo, più volte accusato di rappresentare perfino una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e la superiorità tecnologica dell'automotive statunitense. Del resto non va trascurato come Trump utilizzi spesso le sue minacce come un grimaldello per ottenere qualcosa in fase negoziale. È già successo con la riforma del trattato Nafta e sta succedendo con la Cina e il Giappone. Non a caso, nelle ultime settimane le Case automobilistiche non statunitensi sarebbero state contattate dalla Casa Bianca per fornire i dettagli dei loro piani di investimento negli Stati Uniti.

L'impatto sul Pil italiano. In attesa delle decisioni di Trump, è tempo solo di ipotesi e studi sulle conseguenze di nuove tariffe applicate alle auto del Vecchio Continente ed eventualmente di possibili ritorsioni commerciali da parte europea. Secondo uno studio pubblicato nella collana ‘Questioni di economia e finanza’ della Banca d’Italia, i dazi al 25% andrebbero a colpire lo 0,4% del Pil dell'Unione Europea. Per l'Italia l'impatto sarebbe di poco inferiore e pari allo 0,3% del prodotto interno lordo e al 10% dell'intero valore aggiunto del settore automobilistico e includerebbe anche l'esposizione di altri Paesi, a partire dalla Germania. Gli autori dello studio (Rita Cappariello e Michele Mancini) sottolineano, infatti, come "l'esposizione della Germania sia per lo più diretta, mentre le altre economie europee, tra cui l'Italia, dipendono fortemente dalle catene del valore europee per esportare negli Stati Uniti". In pratica buona parte dell'esposizione dell'Italia è legata alle componenti italiane utilizzate dai produttori tedeschi in veicoli destinati agli Stati Uniti: ecco perché solo il 60% dell'esposizione italiana è diretta, a fronte del 30% della Ue e, soprattutto, dell'84% della Germania, il Paese più a rischio in una guerra commerciale tra le due sponde dell'Atlantico. Basti pensare che nel 2018 l'Europa ha esportato veicoli in Usa per un valore di 38 miliardi di euro, di cui 21 miliardi solo di Made in Germany. Con tariffe al 25% Berlino rischia ora di perdere l'1% del Pil.