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Tesla
La Germania apre agli aiuti pubblici per la Gigafactory di Berlino

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La Germania apre agli aiuti pubblici per la Gigafactory di Berlino
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Il governo tedesco apre alla possibilità di concedere aiuti pubblici per agevolare la costruzione della Gigafactory della Tesla nei pressi di Berlino. Secondo quanto affermato dal ministro dell'Economia Peter Altmaier, però, la Casa californiana dovrà rispettare precisi criteri, a partire dalla localizzazione in Germania di apposite attività di ricerca e sviluppo.

Né privilegi, né discriminazioni. "Nelle mie conversazioni con Elon Musk ho sempre chiarito che non ci saranno privilegi e neanche discriminazioni", ha dichiarato Altmaier in un'intervista al Welt am Sonntag. "La Germania deve essere più di un semplice uogo di lavoro. Ci devono essere anche ricerca e sviluppo. Tutte le aziende che soddisfano questo criterio hanno la possibilità di essere supportate, inclusa la Tesla". Il costruttore statunitense soddisfa già le richieste tedesche: il progetto per la prima fabbrica in Europa, infatti, include la realizzazione di un centro di design e ingegnerizzazione, nonché attività (come l'assemblaggio di batterie) che la Germania sta cercando di promuovere e sostenere per facilitare la transizione del settore verso la mobilità elettrica. Eventuali aiuti pubblici dovranno comunque passare al vaglio delle autorità europee e, in particolare, degli uffici antitrust della Commissione: attualmente, le normative comunitarie escludono agevolazioni o sostegni pubblici che non siano legati a progetti di ammodernamento di strutture produttive o a programmi di innovazione. Nel progetto presentato alle autorità del Land del Brandeburgo è già prevista la possibilità di chiedere bonus per circa 300 milioni di euro, su investimenti complessivi per 4 miliardi.  

Un aiuto anche a Shanghai. Intanto, anche in Cina la Tesla ha ricevuto un'assist dalle autorità locali per riprendere le attività produttive a Shanghai. La scorsa settimana, la Gigafactory cinese è stata costretta a rinviare il ritorno al lavoro dei dipendenti nel rispetto delle disposizioni varate da Pechino per contenere l'epidemia del coronavirus. Di conseguenza, la Tesla è stata anche obbligata a modificare i programmi di consegna alla clientela di diversi esemplari della Model 3 prodotta in loco. Il prolungamento del fermo produttivo è stato scongiurato grazie all'intervento delle autorità municipali: "Alla luce delle difficoltà pratiche che le principali aziende manifatturiere, tra cui la Tesla, hanno dovuto affrontare nel riprendere la produzione, ci coordineremo per fare tutto il possibile per aiutare le aziende a riavviare le attività il più presto possibile", ha fatto sapere l'amministrazione della metropoli cinese. La Gigafactory di Shanghai è stata realizzata grazie a un investimento di 2 miliardi di dollari e il supporto delle autorità e delle banche locali ha consentito alla Tesla di costruire la fabbrica in tempi record: tra la posa della prima pietra e l'avvio delle attività di assemblaggio, infatti, sono passati solo dieci mesi. 

COMMENTI

  • qua giá si commenta sulla richiesta ufficiosa che Tesla impieghi operai Tedeschi e non i vicini polacchi, giusto per dare una spinta a questa zona della Germania povera di industria. Il partito AFD (estrema destra) cavalcherebbe la possibilitá che i soldi dei contribuenti Tedeschi andassero a favore di lavoratori stranieri. Richiesta che ovviamente non puó essere ufficiale, pena sanzioni dalla comunitá europea.
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