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Gruppo Volkswagen
Il coronavirus rende impossibile fare previsioni sul 2020

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Il coronavirus rende impossibile fare previsioni sul 2020
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Il gruppo Volkswagen lancia un serio avvertimento sul 2020: la pandemia del coronavirus rende impossibile fornire previsioni sull'andamento commerciale e finanziario per l'intero anno. 

Un 2019 di crescita. L'allarme è stato lanciato in occasione della tradizionale conferenza stampa sul bilancio del 2019. A fine febbraio, il gruppo ha pubblicato dati finanziari estremamente positivi: consegne e ricavi in aumento e soprattutto utili in crescita a doppia cifra. Inoltre, da Wolfsburg avevano fornito anche alcune indicazioni per il 2020 prevedendo vendite stabili, ricavi in salita del 4% e un margine operativo tra il 6,5% e il 7,5% nonostante un contesto di mercato reso problematico da numerosi fattori negativi. Tra questi erano stati citati la difficile situazione economica, l'intensificazione della concorrenza, la volatilità delle materie prime, gli effetti sfavorevoli dei cambi, le sempre più stringenti normative sulle emissioni, le tensioni geopolitiche e la diffusione delle epidemie con gli effetti del coronavirus "da monitorare attentamente".

L'impatto della pandemia. Dopo neanche 20 giorni, la pandemia ha prodotto conseguenze tangibili sulla rete produttiva europea dell'intero settore automobilistico e sulla domanda di mercato, e ha quindi spinto i vertici aziendali a cancellare i target per il 2020. “La diffusione del coronavirus sta attualmente incidendo sull'economia globale. Non è chiaro quanto gravemente o per quanto tempo influirà anche sul Gruppo Volkswagen. Attualmente, è quasi impossibile fare previsioni attendibili", ha affermato il direttore finanziario Frank Witter. L'amministratore delegato Herbert Diess ha aggiunto: “Il 2019 è stato un anno di grande successo per il Gruppo Volkswagen. Abbiamo gettato le basi fondamentali per tutti i cambiamenti rilevanti. Il 2020, invece, è molto difficile. La pandemia del coronavirus ci presenta sfide operative e finanziarie sconosciute. Allo stesso tempo, ci sono preoccupazioni per un impatto economico sostenuto". Il gruppo teme, per esempio, che il suo utile operativo si dimezzi nel primo trimestre rispetto ai quasi 5 miliardi dello stesso periodo dell'anno scorso. 

Chiusi gli impianti europei. In questo quadro rientra la decisione di sospendere le attività nella maggior parte degli stabilimenti europei per almeno due settimane. Il gruppo, già costretto a chiudere le fabbriche italiane della Lamborghini e della Ducati e altri impianti tra il Portogallo (Setubal), la Slovacchia (Bratislava) e la Spagna (Martorell e Pamplona), ha attribuito la serrata al "significativo peggioramento" della domanda di mercato e alle interruzioni delle catene delle forniture. A tal proposito, il responsabile degli approvvigionamenti, Stefan Sommer, ha spiegato che per "questa settimana le esigenze di forniture sono coperte", ma sarà sempre più difficile gestire la situazione, soprattutto da lunedì prossimo. Per ora, nonostante le difficoltà nel valutare i rischi finanziari connessi con le conseguenze della pandemia e l'impatto sul mercato, non viene meno l'impegno sull'elettrificazione. Diess ha escluso una ridefinizione dei programmi e degli investimenti sulla e-mobility e confermato sia il lancio della ID.3 in estate sia l'obiettivo del rispetto dei limiti europei sulle emissioni. 

Utili crescono con le Suv. I timori del coronavirus offuscano, dunque, quanto di positivo registrato l'anno scorso, in particolare sul fronte della redditività. Il gruppo ha messo a segno una crescita dell'utile operativo del 22% fino a 16,96 miliardi, grazie non solo ai minori oneri per il Dieselgate ma anche al miglior mix di prodotto e prezzi dovuto al crescente contributo delle Suv. Ne hanno beneficiato soprattutto i marchi VW, Seat, Skoda e perfino la Bentley. 

L'andamento dei marchi. Il brand Volkswagen ha, per esempio, compensato il calo delle consegne e l'aumento dei costi per il lancio di nuovi prodotti con maggior volumi nei segmenti a maggior redditività. Di conseguenza, i ricavi, pari a 88,4 miliardi di euro, sono saliti del 4,5% e l'utile operativo, al netto delle componenti straordinarie, dal 3,2 a 3,8 miliardi con un margine dal 3,8% al 4,3%. La Skoda, a fronte di ricavi in aumento del 14,5%, ha visto l'utile salire da 1,4 a 1,7 miliardi, con un'incidenza dal'8% all'8,4%. La Seat ha fatto ancora meglio: il fatturato è salito del 12,7% e l'utile da 254 milioni a 445 milioni. È tornata in utile la Bentley, passando un risultato operativo negativo per 288 milioni a uno positivo per 65 milioni, mentre più in sofferenza risultano l'Audi e la Porsche. La Casa di Ingolstadt ha visto un calo dell'utile operativo da 4,7 a 4,5 miliardi, ma un margine salito dal 7,9% all'8,1% per colpa di un calo dei ricavi causato dal trasferimento di alcune attività distributive ad altri marchi del gruppo. Infine, la Porsche, malgrado una crescita del fatturato del 10,1% a 26,1 miliardi, ha messo a segno un miglioramento dell'utile operativo di solo il 2,4% a 4,2 miliardi.  

COMMENTI

  • https://www.cdp.net/en/companies/companies-scores
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  • MGHV, visto che, a tuo dire, "io" sono analfabeta, posso capire perché nella lista non esiste né come Gruppo né come VW? Dopo "Grupo Logistica" c'è H&M e dopo "Vicinity Centres" c'è "Walmart,Inc.". Ma, d'altronde, come potrebbe essere altrimenti con la centrale elettrica a carbone che alimenta la sua fabbrica principale, quella di Wolfsburg, quella in foto....
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  • Belli i colori di questa nuova foto....delle 4 ciminiere della centrale elettrica a carbone fatta costruire da Hitler. Difatti il Gruppo Vag non rientra affatto nell' elenco A annuale di CDP che nomina le 200 aziende leader più pionieristiche del mondo che si occupano di trasparenza ambientale ("che agiscono per affrontare i rischi ambientali e costruire la nostra futura economia sostenibile - una società che funziona sia per le persone che per il pianeta") mentre sono presenti Ford, Gruppo PSA, Hyundai, Kia, Toyota. In effetti è impossibile fare previsioni per un Gruppo che produce il 40% dei suoi veicoli in Cina. È chiaro, poi, che con i SUV "si fanno più affari" soprattutto se i costi dei materiali con cui questi sono rifiniti sono più scadenti di quelli delle berline che stanno di fatto soccombendo ai rispettivi modelli più "alti", vedi Polo e Golf...
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