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Deloitte: "Possibile un rallentamento degli investimenti sull'elettrico"

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Deloitte: "Possibile un rallentamento degli investimenti sull'elettrico"
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La transizione del settore automobilistico verso la mobilità elettrica non è in discussione, ma la pandemia del coronavirus causerà probabilmente un rallentamento degli investimenti delle Case. È quanto emerge da un'analisi condotta dalla società di consulenza Deloitte, secondo cui, per superare lo "shock esogeno" prodotto dal contemporaneo crollo della domanda di mercato e della produzione industriale e favorire il rilancio dell’industria automotive, potrebbe essere necessario allentare i limiti di riduzione delle emissioni di CO2, come richiesto anche dai costruttori.

Le prospettive. Nella sua analisi, la Deloitte parte innanzitutto dalle prospettive: per quest'anno è previsto un crollo della produzione dagli 88,9 milioni di veicoli leggeri del 2019 a 77,9 milioni, con 2,219 milioni in meno in Nord America e 2,956 milioni in Europa. Nel breve termine è quindi "ragionevole attendersi" un rallentamento generalizzato del settore nei Paesi occidentali. Per il solo comparto elettrico, il blocco degli stabilimenti in Cina, maggior produttore di batterie al mondo con una quota di oltre il 50%, produrrà "significative ripercussioni" e quindi un aumento dell’incertezza sulle tempistiche di trasformazione del settore e sulle stime per il 2020. "Il passaggio dei Paesi più avanzati verso l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili - afferma il partner Giorgio Barbieri - è un processo irreversibile, ma la complessità della tecnologia legata allo sviluppo della mobilità elettrica richiede enormi investimenti pluriennali, oggi poco compatibili con la contrazione dei margini di profitto e la crisi di liquidità delle imprese. A questa possibile contrazione degli investimenti vanno aggiunti anche gli effetti dello slittamento del lancio di nuovi modelli elettrici, dovuti anche al rinvio dei principali eventi di settore”.

Prezzi alti, acquisti rinviati. Inoltre, secondo la società di consulenza, il prezzo dei modelli elettrici di molto superiore alla media del mercato rappresenta un "aspetto rilevante in un contesto caratterizzato da crisi economica e incertezze reddituali" e, pertanto, è probabile "che molti potenziali acquirenti rinvieranno la decisione d’acquisto a tempi di maggiore sicurezza economica o che la scelta ricada su sistemi di alimentazione tradizionali, che stanno peraltro beneficiando del crollo del prezzo del petrolio". Del resto, i veicoli elettrici o ibridi plug-in rappresentano ancora una parte minoritaria del mercato: nel 2019 ne sono stati venduti 1,356 milioni in Europa, meno del 10% del totale. Dunque, per rilanciare la domanda, imprese e governi non potranno che puntare sulle auto più popolari a benzina e diesel.  

Allentare i vincoli UE. La Deloitte, in virtù del peso del settore sull'economia europea, ritiene quindi "ragionevole" un allentamento dei vincoli ambientali per rimettere in moto le attività industriali. “Con il crollo delle vendite, non è immaginabile una penalizzazione dei modelli benzina o diesel che hanno maggior mercato", afferma Barbieri. "Inoltre, l’incertezza dell’effettiva ripartenza dei produttori asiatici di batterie e componenti elettrici potrebbe compromettere la supply-chain e la capacità produttiva dei veicoli elettrici in Europa”. Non va dimenticato, tra l'altro, l'impatto economico delle attuali normative. La conferma dei vincoli e delle relative sanzioni, a detta della Deloitte, "rappresenterebbe un ulteriore colpo inferto alle finanze dei produttori, con conseguenze lungo la value-chain (breve-medio periodo) e in termini di investimenti futuri in innovazione e sviluppo (medio-lungo periodo) essenziali per l’evoluzione della mobilità elettrica, con possibili ripercussioni anche occupazionali e quindi sociali". La Deloitte propone quindi delle soluzioni: slittamento dei target sulle emissioni di almeno uno o due anni, per far respirare il settore e consentirgli di tornare a investire in  innovazione; sostegno alla rottamazione dei veicoli più inquinanti tramite incentivi statali, per rivitalizzare le vendite; estensione dei super-crediti; introduzione di maggiori benefici fiscali per l’acquisto di auto nuove, armonizzando le aliquote fra i diversi Paesi dell’Unione. 

COMMENTI

  • Finalmente qualcuno torna sulla terra...
  • Se a questo aggiungiamo i miliardi di Euro che il nostro Paese sta, giustamente, dando a imprese e famiglie per "andare avanti", i soldi per migliorare le infrastrutture (oggi praticamente scarse) per le auto elettriche, saranno pari a zero anche da parte dei privati.
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