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Be Charge
Il lockdown non ferma i punti di ricarica: saranno 30 mila entro cinque anni

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Il lockdown non ferma i punti di ricarica: saranno 30 mila entro cinque anni
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Dopo due mesi di rallentamento delle attività dovuto al lockdown per il coronavirus, Be Charge è pronta a ripartire. L'azienda, attiva nel campo della mobilità elettrica, è arrivata a contare 1.500 punti di ricarica, pari a quasi 800 colonnine (ognuna con due prese) e ora punta a proseguire il proprio piano di sviluppo grazie all'installazione di altri 2.000 punti già contrattualizzati. Oltre 4.000 sono, invece, in fase avanzata di sviluppo nel quadro di un piano complessivo da oltre 30.000 ricariche in 3/5 anni, che riguarda l'intero territorio nazionale e investimenti per 150 milioni di euro.  

Servizi e colonnine. Negli ultimi mesi, Be Charge non ha sospeso del tutto le proprie attività. "Abbiamo rallentato, ma non ci siamo mai fermati", spiega l'amministratore delegato Paolo Martini, precisando che tra marzo e aprile gli installatori sono riusciti a realizzare oltre 200 colonnine. Tutti i dispositivi erogano energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili e sono integrati in un'interfaccia utente incentrata su un'app proprietaria, che copre tutta la rete nazionale. Del resto, l'obiettivo dell'azienda è realizzare una rete che copra l'intero territorio e sia quindi il più possibile capillare. Le colonnine in via di installazione si trovano sia su aree sia pubbliche, sia private, come i parcheggi dei supermercati, degli hotel o dei centri sportivi. Due sono le tipologie previste: le Quick Charge da 22 kW per le aree urbane e le Hyper Charge a corrente continua fino a 300 kW, previste nelle aree urbane o nelle extraurbane di scorrimento.  

La capillarità sul territorio. In particolare, Be Charge ha già installato o sta per installare numerose colonnine in grandi comuni italiani, come Torino (oltre 300 punti), Milano (altri 300), Roma (320) e Rimini (100). Nei parcheggi di interscambio dell’ANM di Napoli, all'interno di un bando privato-pubblico, saranno disposte 120 colonnine per 240 punti di ricarica. I primi 30 sono arrivati a Bologna e altri 80 progetti sono stati approvati dalla giunta comunale. Treviso può contare su 94 punti installati e operativi. L'intero progetto, come detto, non riguarda solo grandi agglomerati urbani: i Comuni interessati sono indistintamente di grandi, medie e piccole dimensioni, dal Centro-Nord (Tortona, Pesaro, Chieti, Pescara, Sassuolo per citarne alcuni) al Sud Italia (Termini Imerese, Marsala, Monopoli, Cerignola, Cefalù). Particolari progetti territoriali diffusi sono quelli relativi ai borghi più belli della Sicilia o i Comuni della Valle d’Aosta. In totale le amministrazioni che hanno già deciso di ospitare infrastrutture di ricarica Be Charge sono più di 500 e tanti altri sono in fase autorizzativa preliminare.  

Il coronavirus non fa paura. Per il piano di sviluppo Be Charge può contare non solo sui fondi garantiti dal fondo infrastrutturale britannico Zouk Capital Partners e su un finanziamento della Bei da 25 milioni di euro: l'azienda ha stretto accordi di collaborazione anche con varie aziende di servizi pubblici coma la veneta Ascotrade, la valdostana CVA e la torinese Iren. Secondo Martini, non è detto che la pandemia stravolga il contesto operativo della mobilità elettrica, o il processo di transizione verso le emissioni zero: attualmente, infatti, è previsto che gli investimenti inizino a produrre un ritorno economico nel 2024. Un rinvio di un paio di anni è possibile, ma l'orizzonte finale resta comunque fissato al 2030 e l'azienda, con i suoi soci e partner, è pronta ad "assorbire maggiori risorse finanziarie" per raggiungere i suoi obiettivi. In revisione c'è solo l'opzione di un'espansione all'estero, ha chiarito Martini, ma "nulla sta frenando noi o gli azionisti".  

I fattori positivi. Alcune indicazioni su una rapida transizione verso la mobilità elettrica rendono ottimisti i manager della Be Charge: il costo delle batterie è in discesa (dai mille dollari per kWh del 2010 agli attuali c180); la capacità produttiva degli accumulatori è vista in crescita dai 103 GWh del 2017 ai 271 GWh del 2021. Inoltre, il costo di produzione delle auto a batteria sta scendendo: nel 2017 una batteria da 50 kWh incideva sui costi totali per il 35% ed è previsto che scenda al di sotto del 25% nel 2025. Infine, il quadro normativo punta chiaramente alla riduzione delle emissioni di CO2: la crisi sanitaria spingerà al minor utilizzo dei mezzi pubblici e a una mobilità sempre più personale e, probabilmente, anche più elettrica. 

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