La Volkswagen ha accettato di pagare 9 milioni di euro nel quadro di un accordo di patteggiamento raggiunto con il tribunale di Braunschweig per chiudere un procedimento giudiziario contro i suoi attuali vertici: l'amministratore delegato, Herbert Diess, e il presidente del consiglio di sorveglianza, Hans Dieter Pötsch. 

I fatti. Lo scorso settembre, i due dirigenti, insieme all'ex numero uno Martin Winterkorn, erano stati posti sotto indagine con l'accusa di manipolazione del mercato per non aver fornito agli investitori, nei tempi adeguati, le informazioni necessarie per definire i contorni finanziari dello scandalo del dieselgate. In particolare, i dirigenti erano stati "accusati di aver deliberatamente, e contrariamente alle loro responsabilità legali, informato troppo tardi il mercato dei capitali in merito ai rilevanti obblighi legati ai pagamenti miliardari risultanti dalla scoperta del cosiddetto 'scandalo del diesel'" influenzando di conseguenza il normale andamento del titolo in Borsa. Nell'atto di accusa, Winterkorn viene tacciato di aver avuto "piena conoscenza" delle "notevoli conseguenze" economiche e finanziarie "dal maggio 2015", Pötsch, all'epoca direttore finanziario, dal "29 giugno 2015" e Diess, allora responsabile del brand VW, dal "27 luglio del 2015". Quindi, i tre sono stati accusati di aver saputo dei reati perpetrati da quattro a due mesi prima dell'avviso di violazione pubblicato il 18 settembre dall'autorità statunitense per la protezione ambientale (Epa). 

Per Wolfsburg nessuna colpa. Il consiglio di sorveglianza della Volkswagen ha accolto con favore la conclusione del procedimento giudiziario e il gruppo ha accettato di farsi carico del pagamento di quanto patteggiato nella convinzione di non aver identificato "violazioni degli obblighi verso l'azienda" da parte di Diess e Pötsch. Il costruttore tedesco, che sin da settembre ha definito le accuse come "prive di fondamento", ha quindi stabilito come fosse nel suo "interesse porre fine a al procedimento". L'accordo non riguarda Winterkorn o l'ex numero uno dell'Audi, Rupert Stadler, né l'indagine avviata in parallelo dalla procura di Stoccarda, sempre per manipolazione di mercato, contro Pötsch. Per il gruppo automobilistico, che finora ha pagato più di 30 miliardi di euro (2,3 miliardi di euro solo in Germania) per chiudere indagini e processi legati al dieselgate, si tratta dell'ennesimo accordo raggiunto per mettersi alle spalle lo scandalo. L'ultima intesa è stata sottoscritta alla fine di aprile con le associazioni dei consumatori: è previsto l'esborso di almeno 600 milioni di euro per rimborsare 235.000 clienti riuniti in una class action. Risultano, comunque, ancora in corso diversi altri procedimenti, tra cui una richiesta di risarcimento danni avanzata nel settembre del 2018 da un gruppo di investitori.