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I concessionari: "Per il governo l’auto è marginale, servono interventi mirati"

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Federauto, a pochi giorni dal grido d’allarme lanciato con Anfia e Unrae sulla situazione del mercato, torna a chiedere al governo misure per rilanciare un settore trainante per l'intera economia nazionale. "Il lockdown ha provocato quasi un azzeramento del mercato auto italiano (-85,4% a marzo e -97,5% ad aprile), lasciando sulle spalle delle concessionarie uno stock di 900.000 veicoli invenduti, per un valore di circa 18 miliardi che in parte generano indebitamento nei confronti del sistema creditizio o verso le finanziarie captive", ha avvertito Plinio Vanini, in qualità di rappresentante della federazione dei concessionari, nel corso di un un'audizione sul Dl Rilancio alla commissione Bilancio della Camera. "Noi non siamo più in grado di assorbire prodotto che ci viene mandato dalle fabbriche".

Dubbi sulla ripresa. "Nel bimestre marzo-aprile 2020, le immatricolazioni di auto si sono dimezzate rispetto allo stesso bimestre del 2019 (-51%, ovvero 361.000 immatricolazioni perse) e non è andata meglio per veicoli commerciali e industriali”, ha ricordato Vanini, presidente di uno dei maggiori rivenditori italiani, Autotorino. "A maggio, dopo la riapertura delle attività, si prevede che le immatricolazioni porteranno all'azzeramento del portafoglio ordini, con un forte dubbio sulle possibilità di ripresa della domanda. A oggi i nuovi ordini si attestano sul 60% del potenziale". Il quadro negativo rischia di avere ripercussioni non solo sui livelli occupazionali ma anche sulle casse dello Stato: "In assenza di interventi mirati, una chiusura del mercato auto 2020 con 800.000 unità in meno rispetto all'anno precedente determinerà un mancato gettito Iva di circa 3,8 miliardi di Euro, con una perdita occupazionale di 40.000 dipendenti al livello delle concessionarie. A questo calo occupazionale si dovrà aggiungere quello delle altre imprese del comparto".

Settore abbandonato. L'auto rappresenta "da sempre un fattore trainante per il sistema economico italiano, contando nel suo complesso oltre 201.000 imprese, che fatturano 335 miliardi di euro (equivalente al 19,5% del PIL) e occupano 1,23 milioni di persone, le quali percepiscono oltre 26 miliardi di euro in stipendi e salari". Eppure, per Vanini, al settore è stata riservata una "posizione di marginalità" all'interno del decreto rilancio: l'intero comparto "con tutto il suo poderoso apporto in termini di entrate fiscali, peso sul Pil, occupazione e quant'altro, a fronte di una crisi gravissima, può contare su 100 milioni di euro per il 2020 e 200 milioni di euro per il 2021 per incrementare i fondi già esistenti volti a incentivare l'acquisto di autoveicoli a basse emissioni di CO2. Non osiamo pensare che il Governo creda veramente di poter contribuire al rilancio del mercato automobilistico rafforzando una misura che nel 2019 ha prodotto l'incentivazione di 15.205 veicoli, pari allo 0,8% del totale immatricolato lo scorso anno". 

Il confronto con la Francia. Il governo ha quindi abbandonato il mondo dell'auto al contrario di quanto deciso dalla Francia con un piano di intervento che prevede aiuti per 8 miliardi di euro e "un ventaglio di misure che incideranno sulla produzione ma anche sul mercato". Dall'1 giugno scatteranno, infatti, gli incentivi per l'acquisto di auto elettriche e ibride plug in e premi alla rottamazione per chi acquista modelli di ultima generazione benzina o diesel, nuovi o usati, con l'obiettivo di vendere 200.000 auto. "Non vogliamo proporre come modello quello francese - ha concluso Vanini - ma solo evidenziare come si è mosso un Paese a noi vicino per cultura e importanza del settore automotive. Paese dove, comunque, la fiscalità sugli autoveicoli è ben altra cosa rispetto all'Italia".

COMMENTI

  • La gente ha meno soldi, non ce la fa più...intanto i conti correnti italiani scoppiano da quanto sono pieni. L'auto non è più come la consideravamo anni fa. Fine. La massa della clientela non è più appassionata di auto. Ecco che compra prevalentemente suv. Ecco che se un nuovo marchio orientale offre molto ad un prezzo competitivo, si compra orientale. In fondo tutti i gingilli elettronici che farciscono i veicoli attuali non sono serviti ad altro se non a nascondere un prodotto tale e quale a 20 anni fa. Anzi, non si sa se è più pulito...ma sicuramente consuma di più. L' auto elettrica è solo l'ultima mazzata ad un oggetto del desiderio in totale declino.
  • Come ho già segnalato in altre occasioni, purtroppo per l'Italia il settore automotive non ha la stessa importanza, industrialmente parlando, che ha invece in altri paesi: circa l'85% delle auto nuove immatricolate proviene da altri paesi, anche se una parte di queste, magari, contiene alcune componenti prodotte in Italia. Ne consegue che gli eventuali incentivi sul nuovo avvantaggiano essenzialmente i produttori stranieri, o gli stabilimenti polacchi, turchi, serbi di FCA. Sarebbe quindi uno spreco delle poche risorse che abbiamo reintrodurre incentivi sull'acquisto di auto nuove. Piuttosto, aiuterei la rete di vendita con incentivi per smaltire quanto ha già in casa: usato fresco e kmo con l'abolizione dell'IPT e del bollo auto per alcuni anni a fronte della rottamazione di un vecchio euro -1-2-3 e la sua contestuale sostituzione con quanto giacente nella rete di vendita
  • Non bisogna limitarsi a ragionare guardando solo la vendita di auto e al fatto che si è ridotto potere di acquisto e fiducia degli italiani, ma pensare soprattutto a quanto PIL per tutta la Nazione e quanti posti di lavoro produce l’automotive. In Italia, il settore con tutto l’indotto (che vende soprattutto all’estero) produce ben oltre il 10% del PIL nazionale, creando lavoro a centinaia di migliaia di persone e miliardi di euro in imposte che sono a beneficio di tutti gli italiani. È quindi molto importante perché il suo crollo significherà problemi per tutti noi. È quindi un settore particolarmente strategico e il suo rilancio è prioritario perché un vantaggio per tutti.
  • Il settore dell'automobile si deve rendere conto che tutto è cambiato e non tornerà più come negli anni passati la gente comune ha meno soldi e le risorse dello stato vanno ad altre cose prioritarie , sarebbe insensato dare incentivi per rinnovare il parco macchine , se un impresa non è più economica deve chiudere o riconvertirsi.
  • Voglio ricordare che nonostante gli 8 miliardi di aiuti stanziati dalla francia per il settore auto, la Renault ha già comunicato che 15 mila posti di lavoro per tornare alla redditività. Morale della storia: gli aiuti finanziari o chiamateli incentivi servono solo alle case costruttrici. La gente cambia l'auto quando lo ritiene più opportuno e adesso credo non sia la priorità. Se il settore auto non riesce a stare in piedi da solo, significa che è arrivato il momento che si adatti al periodo che stiamo vivendo.
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