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Renault
In programma il taglio di 15 mila posti di lavoro

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In programma il taglio di 15 mila posti di lavoro
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Dopo la Nissan, anche la Renault mette mano al proprio perimetro industriale per rimettere in carreggiata un bilancio da mesi in sofferenza e messo a dura prova dalle conseguenze della pandemia del coronavirus. Alla stregua dell'alleata nipponica, la Régie ha infatti presentato un piano industriale di trasformazione che ha un obiettivo prioritario: tagliare oltre 2 miliardi di costi nel giro di tre anni, anche attraverso una forte riduzione dell'organico.  

I principi guida. In sostanza, sono state confermate tutte le anticipazioni di stampa degli ultimi giorni: la Casa francese, per affrontare la "peggiore crisi nella storia dell'auto", intende accelerare la ristrutturazione annunciata pochi mesi fa in occasione della presentazione dei conti del 2019 (per la prima volta in perdita dal 2009), focalizzare l'attenzione sulla generazione di cassa dopo aver bruciato risorse per oltre 5 miliardi solo nel primo trimestre del 2020, aumentare l'efficienza delle attività operative e rafforzare la disciplina nella gestione complessiva del business.  

Tagli agli organici. La ristrutturazione riguarderà, in particolare, la Francia, dove la Renault intende riorganizzare, per lo più tra il 2022 e il 2024, le attività industriali secondo quattro direttrici: auto elettriche, veicoli commerciali leggeri, economia circolare e innovazione ad alto valore aggiunto. Nel piano, al contrario di quanto emerso nei giorni scorsi, non si parla esplicitamente di chiusure di impianti vista la levata di scudi da parte di sindacati e soprattutto del governo, pronto a concedere garanzie statali su prestiti bancari per 5 miliardi di euro a patto di non mettere a rischio l'occupazione. Tuttavia, da Boulogne-Billancourt confermano comunque l'intenzione di valutare la sorte di alcuni siti e il relativo impatto occupazionale.

Gli impianti interessati. Le "modifiche alla forza lavoro" sono ritenute necessarie per "consentire un ritorno a una crescita redditizia e sostenibile" e la Renault "si impegna a garantire "un dialogo esemplare con le parti sociali e le autorità locali" e a mettere in atto "misure di riqualificazione, mobilità interna e uscite volontarie". L'obiettivo è tagliare in tre anni quasi 4.600 posti in Francia, a cui si aggiungerebbe la riduzione di oltre 10.000 posizioni nel resto del mondo. Le consultazioni con le parti sociali riguarderanno, nello specifico, gli impianti di Douai e Maubeuge (dove si punta a creare centri di eccellenza per veicoli elettrici commerciali,) di Dieppe (si valuta una riconversione delle attività al termine del ciclo di vita dell'Alpine A110), di Caudan (a breve sottoposto a una revisione strategica) e la storica fabbrica di Flins (allo studio la creazione di "un'ecosistema di economia circolare, incluso il trasferimento delle attività di Choisy-le-Roi). La riorganizzazione interesserà anche il centro di ricerca di Guyancourt, nei pressi di Versailles.

2020-Renault-2

Sfruttare l'Alleanza. L'intero progetto include ulteriori misure: migliorare l'efficienza e ridurre i costi di engineering per circa 800 milioni di euro, sfruttando le risorse dell'Alleanza con la Nissan; ridimensionare lo sviluppo e la progettazione dei modelli aumentando la standardizzazione dei componenti (l'obiettivo è ridurre del 25% le referenze commerciali per le componenti dei veicoli e aumentare all'85% le parti condivise nei motori all'interno dell'Alleanza) e seguire il principio Leader-Follower per concentrare lo sviluppo di tecnologie strategiche nei siti di ingegneria nell'Île-de-France, ottimizzare le attività di ricerca all'estero, i contratti con i fornitori e rafforzare l'utilizzo di strumenti digitali. Inoltre, si punta a generare risparmi nelle attività industriali per 650 milioni di euro, anche tramite la riduzione a quattro piattaforme entro il 2026. A tal proposito è prevista, come alla Nissan, una riduzione della capacità produttiva dai 4 milioni di veicoli del 2019 a 3,3 milioni entro il 2024. Inoltre, è stato deciso di bloccare i progetti di espansione della capacità in Marocco e Romania, di valutare un adeguamento in Russia e di razionalizzare la produzione di cambi in tutto il mondo. Ulteriori misure prevedono un aumento dell'efficienza nelle funzioni di supporto, l'ottimizzazione dei costi di marketing, una massiccia digitalizzazione e una revisione dell'organizzazione per ottenere risparmi per 700 milioni di euro.  

Costi per 1,2 miliardi. Non manca una revisione della rete distributiva in Europa e della presenza in Cina, dove è previsto lo stop alla produzione di motori per auto passeggeri e il trasferimento alla Dongfeng della partecipazione nella joint venture Dongfeng Renault Automotive Company. Nel complesso, il costo di implementazione delle misure è quantificato nell'ordine degli 1,2 miliardi di euro. Toccherà al prossimo amministratore delegato Luca De Meo il compito di attuare tutte le misure annunciate oggi e, come ammesso dal direttore finanziario Clotilde Delbos, fornire maggiori dettagli sulle strategie operative e finanziarie quando assumerà il suo nuovo incarico a luglio.

Nessun addio alla Formula 1. Delbos ha spiegato di essere al lavoro con la Daimler per identificare le opportunità per accelerare la collaborazione e non ha escluso la possibilità di varare, nel breve o nel medio termine, un aumento di capitale. Il programma di riduzione dei costi non prevede, invece, l'addio alla Formula 1, a dispetto delle indiscrezioni emerse negli ultimi mesi: oltre che dalle parole del team principal Cyril Abiteboul, le indiscrezioni su un possibile abbandono erano state infatti alimentate dalla perdita della fornitura dei motori alla McLaren e dall'addio di Daniel Ricciardo. Delbos, però, ha smentito la possibilità di un disimpegno senza troppi giri di parole: "La Renault resterà in Formula 1", ha precisato la top manager.

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