L'Aston Martin ha in programma di tagliare fino a 500 posti di lavoro nel tentativo di ridurre i costi operativi e tornare alla redditività. Il ridimensionamento dell'organico, che riguarderà circa un quinto di tutto il personale impiegato, è volto non solo ad aumentare l'efficienza e la produttività delle attività aziendali, ma anche ad allineare la produzione, in particolare dei modelli sportivi, all'effettiva domanda di mercato: da Gaydon, infatti, hanno sottolineato come al momento i volumi produttivi siano "più bassi di quanto pianificato in precedenza". 

I risparmi attesi. La ristrutturazione, che costerà circa 12 milioni di sterline nel 2020 e nei prossimi giorni sarà sottoposta all'attenzione dei sindacati per l'avvio delle relative consultazioni, è solo una delle tante misure messe in atto dalla nuova dirigenza per tagliare le spese non essenziali "a ogni livello” dell'azienda. I vertici aziendali, guidati dal neo presidente esecutivo Lawrence Stroll, puntano a ridurre i costi operativi per circa 20 milioni di sterline, le spese industriali per otto milioni e gli investimenti per 10 milioni. La Casa di Gaydon è nel pieno di un programma di rilancio sostenuto dalle risorse apportate da nuovi azionisti, a partire dal consorzio di investitori guidato da Stroll. Le nuove strategie aziendali non vertono più sull'espansione dei volumi e della gamma d'offerta: ora l'obiettivo è privilegiare l'esclusività del marchio e il concetto di lusso. Del recente passato rimane comunque l'impegno sulla DBX, la prima Suv nella storia del costruttore britannico. L'Aston Martin ha confermato ancora una volta l'avvio delle consegne in estate e il "forte libro ordini".