Le immatricolazioni di auto nuove nei maggiori mercati europei continuano a pagare le conseguenze della pandemia del coronavirus, con un crollo generalizzato della domanda malgrado l'allentamento delle misure di lockdown e la riapertura delle attività produttive. Il motivo è da attribuire alla scarsa fiducia dei consumatori, che sta minando la propensione agli acquisti di beni come le automobili e pertanto si riscontrano segnali di ripresa di esigua entità e solo in pochi Paesi. La fase peggiore, quella di aprile, è comunque alle spalle, ma la situazione generale rimane sempre drammatica. 

I dati tedeschi. In Germania, il maggior mercato europeo per volumi di vendita, le immatricolazioni si sono attestate a maggio a 168.148 unità, con un crollo del 49,5% rispetto a un anno fa. Il tasso di decremento è migliore di aprile, quando le registrazioni sono scese del 61,1%, ma rimane allarmante per il settore automobilistico e ancor di più per le istituzioni federali, visto il peso delle quattro ruote sull'intera economia tedesca. Non a caso a Berlino hanno deciso di correre ai ripari: ieri, la coalizione di governo ha raggiunto un accordo per un nuovo pacchetto di misure da 130 miliardi di euro che include un aumento degli incentivi, ma solo per le elettriche, al contrario di quanto emerso nei giorni scorsi, quando si ipotizzavano sussidi più trasversali ai vari segmenti. Un aiuto al settore, seppur indiretto e parziale, potrebbe arrivare dalla decisione di ridurre temporaneamente l'Iva, ma potrebbe non essere sufficiente per soddisfare le richieste delle Case o dei governi dei Land più esposti alle produzioni automobilistiche, come la Baviera e la Bassa Sassonia.  

Gli incentivi francesi. Di altro tenore si è rivelato l'intervento del governo francese, che ha lanciato un programma di incentivi da 8 miliardi di euro volto a sostenere la domanda di auto elettriche e ancor di più a smaltire l'enorme eccedenza di veicoli di qualsiasi motorizzazione fermi nei piazzali dei concessionari. Gli effetti si faranno sentire già a giugno, visto che dall'1 sono disponibili le prime agevolazioni. Intanto, però, la situazione del mercato resta pesante. A maggio le immatricolazioni sono calate del 50,3% a 96.310 unità. Anche in questo caso la percentuale è comunque migliore rispetto ad aprile, quando le misure di lockdown hanno causato un crollo della domanda dell'88,8%. 

La situazione spagnola. Un andamento analogo si riscontra in Spagna, dove le immatricolazioni hanno subito una contrazione del 72,7% segnando, con 34.337 unità, il secondo peggior risultato nella storia spagnola. "La progressiva riapertura delle concessionarie dall'11 maggio ha consentito in ogni caso di migliorare i dati di aprile, quando sono state vendute solo 4.163 unità", hanno affermato le associazioni di settore Anfac, Faconauto e Ganvam. Nel quarto mese dell'anno il calo delle registrazioni è stato del 96,5%.

Regno Unito ancora in lockdown. Pesante è anche la situazione nel Regno Unito, dove il lockdown è in vigore da ormai due mesi e il ritorno alla normalità non è previsto prima di inizio luglio. Se ad aprile le immatricolazioni sono scese del 97,3% a 4.321 veicoli, a maggio sono calate dell'89% fermandosi a 20.247 unità. Tuttavia, secondo l'associazione Smmt, il trend sarebbe stato peggiore senza il crescente utilizzo, da parte dei concessionari, di servizi di e-commerce con contestuale consegna dei veicoli al domicilio dei clienti. I costruttori sperano in qualche segnale di rilancio della domanda con la riapertura questa settimana dei saloni, ma nella sostanza prevale l'incertezza sui tempi e le modalità della ripresa.