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Autostrade
Conte vuole la revoca della concessione

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Conte vuole la revoca della concessione
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Domani potrebbe essere un giorno decisivo per le sorti di buona parte della rete autostradale italiana. Il governo dovrebbe, infatti, tenere una riunione per prendere una decisione definitiva sulla questione dei rapporti con Autostrade per l'Italia. Il condizionale è più che d'obbligo: già oggi è in programma un vertice dei ministri, ma l'ordine del giorno non prevede discussioni specifiche sulla questione, mentre per domani risulta solo una convocazione non ufficiale. Eppure, la vicenda è estremamente delicata perché riguarda anche, se non soprattutto, i rapporti interni alla maggioranza. Il rischio di una crisi di governo non è peregrino, ma arriverebbe in un momento decisamente poco propizio alla luce dell'emergenza sanitaria ed economica in corso. 

La proposta. Da parte della società concessionaria, intanto, sono arrivate ampie aperture alle richieste di Palazzo Chigi. Autostrade per l'Italia e la sua controllante Atlantia avrebbero accettato tutte le condizioni dettate dal governo: forte taglio dei pedaggi, più controlli e manutenzioni, maggiori investimenti e una diluizione della quota della holding nel capitale della concessionaria, con il contestuale ingresso nell'azionariato di realtà di estrazione per lo più pubblica (CdP, F2i, Poste Vita, casse di previdenza). Si tratta, a detta di Gianni Mion, presidente della Edizione (il veicolo della famiglia Benetton titolare del 30% circa di Atlantia), di una "proposta seria", frutto di un "grande sforzo, anche professionale". Il manager veneto ha quindi rimandato alle decisioni del governo ("non resta che aspettare"), pur non nascondendo una certa preoccupazione per l'esito delle trattative.

La posizione di Conte. Del resto, fosse per il presidente del consiglio Giuseppe Conte, la questione si dovrebbe chiudere con l'esito agognato dal Movimento 5 Stelle, ossia la revoca della concessione. A quanto pare, il premier si è ormai allineato alla posizione di chi lo ha portato a Palazzo Chigi, convinto che la tragedia del Ponte Morandi non possa non avere pesanti conseguenze: "I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull'altare dei loro interessi privati", ha detto Conte a La Stampa. "Lo Stato non può essere socio di chi prende in giro le famiglie delle vittime", ha sostenuto ancora in un'intervista a Il Fatto Quotidiano, assumendo una posizione ben più intransigente ed esprimendo insoddisfazione per le proposte di Atlantia e Aspi: "La mia sensazione è che Autostrade, forte dei vantaggi conseguiti nel tempo e di una concessione irragionevolmente rinforzata da un intervento legislativo, abbia scommesso sulla debolezza dei pubblici poteri nella tutela dei beni pubblici. A un certo punto Aspi si è irrigidita confidando, evidentemente, nella caduta del mio primo governo. Con questo nuovo esecutivo si è convinta di avere forse delle carte da giocare e ha continuato a resistere. Solo all'ultimo si è orientata per una soluzione transattiva, ma la verità è che le varie proposte fatte pervenire da Aspi non sono soddisfacenti".

I rischi della revoca. "Lo Stato - ha spiegato ancora Conte - ha il dovere di valutarle per lo scrupolo di tutelare l'interesse pubblico nel migliore dei modi possibili. Ma adesso dobbiamo chiudere il dossier ed evitare il protrarsi di ulteriori incertezze". Nelle parole del premier si legge, almeno in apparenza, una maggior determinazione a risolvere la questione con la decisione, ormai scontata, della revoca, per quanto ricostruzioni di stampa lo descrivano molto più disponibile a un accordo transattivo. D’altro canto, l’azione revocatoria pone dei grandi rischi sia per il governo, sia per l'Italia: lo Stato, infatti, rischia di dover pagare non tanto l'indennizzo di sette miliardi stabilito dal decreto Milleproroghe, quanto i 26 del contratto di concessione, nonché di dover affrontare pesanti contenziosi legali con le relative istanze risarcitorie. Non solo: oltre all'impossibilità di trovare immediatamente un'altra concessionaria che si occupi degli oltre 3.000 chilometri di rete stradale e al tema occupazionale sul fronte di Autostrade e alle società collegate (dopo le ultime dichiarazioni, il titolo è crollato in Borsa), si perderebbero anche gli investimenti già programmati, pari a 7,5 miliardi. Ora, però, l'ultima parola spetta al governo. Esecutivo che dovrà esaminare la proposta inviata l'11 luglio, in seguito a un incontro di due giorni prima al Mit e delineata dalla stessa Autostrade per l'Italia tramite la pubblicazione sul sito della relativa lettera indirizzata ai ministeri dei Trasporti e dell’Economia.

La lettera. Nella missiva, Aspi sottolinea come la proposta recepisca le indicazioni ricevute dai rappresentanti delle istituzioni: tra queste figurano un aumento da 2,9 a 3,4 miliardi dell'importo da destinare a riduzioni tariffarie, a interventi aggiuntivi di manutenzione e per la ricostruzione del viadotto sul Polcevera, un nuovo regime tariffario e una ridefinizione dell'articolo della concessione relativo alla regolamentazione dei casi di inadempimento e decadenza. Inoltre, nella lettera è stata comunicata la volontà di rinunciare a tutti i ricorsi presentati nei confronti della parte pubblica e la disponibilità a valutare l'apertura del capitale a investitori terzi pubblici e privati, a supporto del piano degli investimenti. "La proposta formulata da Aspi è l'esito di un confronto negoziale iniziato circa un anno fa e che ha visto la società formulare diverse proposte, sempre migliorative, con oltre 10 lettere inviate all'Esecutivo. La missiva dello scorso sabato aderisce alle ultime richieste del governo, a riprova dell'impegno complessivo profuso dalla società verso l'interesse pubblico". Autostrade, inoltre, auspica che le decisioni che verranno assunte siano "basate solo ed esclusivamente su aspetti di tipo giuridico, tecnico, sociale ed economico e tengano conto del patrimonio industriale unico rappresentato dalla società e degli interessi dei suoi 7 mila lavoratori, dei 17 mila piccoli risparmiatori - che detengono una quota del debito - e delle migliaia di creditori commerciali e fornitori, quota assolutamente rilevante del comparto produttivo del Paese".

COMMENTI

  • Altro che mafia or ndrangheta ! Questi gestori delle autostrade le han pensate tutte dal punto di vista legale/giudiziale per mettersi le spalle al sicuro prima di assicurarsi i contratti....Chissa` perche`, i media in generale, non abbiano pressato piu` di tanto pur toccando con mano situazioni lampanti come aumenti di tariffe da ladrocinio e autostrade con interventi di manutenzione ridotti al minimo indispensabile per risparmiare costi e cosi` soddisfare gli azionisti.
  • Situazione grottesca: si è passati da una situazione di contratti di concessione secretati (e lo sono ancora) e assenza di controlli seri su gestione e investimenti, all'esproprio proletario. Non so cosa sia peggio.
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  • Conte, ha fatto la sparata modello 5 stelle, ora può tornare a cuccia. L'unico modo per non creare danno ai cittadini è quello che garantiate Voi (che votate la revoca della concessione), con il Vostro patrimonio personale, nella eventuale che un Tribunale dia ragione al concessionario condannando lo Stato a pagare la penale miliardaria.
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  • In Svizzera da oramai 20 anni si paga un bollo annuale per l’utilizzo di quasi 2’000 km di strade a pagamento, sono 40 Franchi all’anno. In Austria si pagano 90 Euro una tantum, non sono così facoltosi ... si potrebbe mettere in atto un sistema simile e si mette la parola fine a tutti questi mangiapane a tradimento ... con quello che mi costa di pedaggio un singolo viaggio Chiasso-Roma ritorno, ci pago il bollo per due anni ...
  • indipendentemente dalle ragioni "giusto o sbagliato" che sia non stù a me dirlo, la revoca della concessione implica il pagamento da parte del governo di una penale MINIMA di 23mld (scritta nel contratto) . NON voglio pagare soldi in tasse (inevitabilmente) per il capriccio di un partito politico (grande o piccolo, importante o meno che sia), se lo vogliono fare che paghino loro di tasca propria. PUNTO
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  • Conte che fa la voce grossa con i Benetton è solo l'ultima sceneggiata in ordine di tempo.
  • Mah, credo che al di la delle resistenze interne al governo fatte da quel partitino di un giovane politico che si candida da tempo a raccogliere l'eredità di un altro politico molto più anziano, anche se apparentemente (solo apparentemente) di schieramento opposto, la questione legale sia molto complicata altrimenti la revoca della concessione autostradale sarebbe arrivata molto più rapidamente nonchè molto più facilmente giustificabile dall'enfasi ancora calda della sciagura verificatasi. ....... Con ogni probabilità grazie alle note collusioni col palazzo, i Benetton a suo tempo hanno ottenuto un contratto "blindato" che ora è difficilmente scindibile senza l'esborso di pesanti penali a carico dello stato, ciò anche in presenza di grave (gravissimo) dolo gestionale.......
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  • Mi scappa da ridere la richiesta di Atlantia per il rimborso di 7 miliardi per la dissoluzione anticipata del contratto. Negligenti, superficiali, incompetenti, avidi, ASSASSINI. Per far risultare maggior introiti, non solo hanno aumentato notevolmente tutte le tariffe autostradale, carburanti e i costi dei servizi, ma persino evitato aggiornamenti delle autostrade, manutenzioni, ricostruzioni (tipo ponte Morrandi), e adesso vengono a riccattarci con rimborsi miliardari? In galera i vertici per omicidio e confisca di Atlantia, che deve passare sotto il controllo ANAS fino a quando si saranno chiarite le cose, più multe miliardarie ai concessionari inadempienti. Basta con i contratti capesto, accettati nel 2007 dal governo Prodi, palesemente incompetente, qui sono morte 43 persone per arricchire POCHE PERSONE.
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