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Volvo
Gli svedesi raggiungono (e superano) i target europei sulla CO2

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Gli svedesi raggiungono (e superano) i target europei sulla CO2
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La Volvo e il marchio Polestar hanno confermato di aver non solo raggiunto, ma addirittura superato, il proprio target di emissioni medie di CO2 della flotta stabilito dall’Unione Europea per la fine del 2020 (110,3 g/km). Questo risultato ha permesso al gruppo svedese di “cedere a terzi” il margine ottenuto sugli obiettivi: in particolare, la Volvo Car Corporation ha stipulato un accordo con la Ford per realizzare un “pool”, ossia un raggruppamento che consente l’unione di due o più costruttori concorrenti per sommare le rispettive immatricolazioni al fine di ottenere un valore medio di emissioni più basso. Il patto eviterà all’Ovale blu multe salate nelle attività del Vecchio Continente, mentre garantisce al costruttore scandinavo un’iniezione di liquidità che verrà interamente reinvestita in progetti “green”. La Ford ha dovuto optare per questa soluzione dopo lo stop alle vendite imposto alla Kuga ibrida plug-in, interessata da un richiamo per un problema alle batterie.

Boom alla spina. Studi recenti avevano anticipato la posizione favorevole della Volvo in questa rincorsa al contenimento delle emissioni, che spiega il proliferare nei listini delle Case di modelli elettrici e, soprattutto, ibridi ricaricabili durante l’intero anno. Il gruppo svedese, in particolare, si è rivelato molto attivo nel 2020. All’inizio dell’anno è stata introdotta in alcuni mercati europei la Polestar 2, berlina a emissioni zero, già svelata nel 2019, che si pone come rivale della Tesla Model 3; quasi contemporaneamente sono state aperte le prenotazioni della XC40 P8 AWD Recharge, la prima elettrica della Volvo. La Casa, inoltre, propone nei listini diverse varianti ibride plug-in dei propri modelli: è il caso della S60, della V60, della XC40, della XC60 e della XC90.

Una “scossa” sempre più forte. Tanta offerta ha fatto sì che le ibride plug-in rappresentassero più di un quarto delle vendite europee della Volvo durante i primi nove mesi del 2020. E gli obiettivi a medio termine sono ancora più ambiziosi: entro il 2025, la Casa intende realizzare il 50% delle vendite con l’elettrico e il restante con l’ibrido. L’offensiva di prodotto passerà perciò dalla continua introduzione di nuovi veicoli alla spina, tra cui una Suv elettrica compatta, forse già l’anno prossimo, e una XC90 a emissioni zero, attesa invece nel 2022. A supportare questa strategia contribuirà anche il marchio Polestar, che ha effettuato le prime consegne della “2” e che andrà a rinforzare ulteriormente la propria presenza sul mercato europeo.

Ford: l'alt alla Kuga Phev e la soluzione estrema. La Ford si trova invece in una situazione opposta e ha dovuto ricorrere al meccanismo del “raggruppamento” quando era ormai certa di non soddisfare i requisiti europei sulla CO2. In questo senso si è rivelato decisivo lo stop alle vendite della Kuga ibrida plug-in, recentemente coinvolta in un richiamo per un difetto che potrebbe portare al surriscaldamento delle batterie. Un episodio che ha costretto la Casa Americana a rivedere le proprie strategie: “In base alla nostra roadmap di prodotto ci aspettavamo di rispettare le normative – ha detto un portavoce dell’Ovale blu – ma, alla luce dell’attuale problema con la fornitura di batterie della Kuga Phev, la Ford entrerà in un pool con la Volvo per soddisfare, senza incorrere in sanzioni, gli obiettivi sulle emissioni fissati dalla Ue per il 2020”.

COMMENTI

  • Sono d'accordo con Antonio e Ruggero, è molto tempo che denuncio l'ingiustizia del metodo di calcolo delle multe CO2 che favorisce sopratutto i pesanti SUV e berline tedesche, al punto che non è + conveniente per le case vendere le auto seg. A. Una normale Panda deve pagare la multa mentre una A6 o Q7 (finto) ibrido non la paga !! Fortuna che ci sono i francesi a sistemare tutto almeno in Francia.
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  • hahahhah la kuga plug-in non funziona,ma che strano,dopo aver avuto auto di tanti marchi ed essere approdato quasi per forza a toyota non tornerò mai più a modelli europei,la differenza di affidabilità è imbarazzante.
  • Ho letto e riletto il meccanismo che regola le emissioni medie delle varie flotte. Forse qualcosa m'è sfuggito perché trovo sia scandaloso che vengano penalizzati di più i marchi già "virtuosi". Se si vogliono abbassare le emissioni bisogna incentivare la produzione/vendita di automobili piccole, leggere ed efficienti, non certo di pachidermi troppo costosi per la maggior parte dei cittadini. Detto ciò brava Volvo. È comunque un importante miglioramento oltre a essere già all'avanguardia nella sicurezza.
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