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Renault
De Meo: "La situazione è seria, dovrò prendere decisioni difficili"

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De Meo: "La situazione è seria, dovrò prendere decisioni difficili"
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La Renault si trova in una situazione seria che impone al management di prendere decisioni “difficili”: è questo il quadro delineato dal neo amministratore delegato, Luca De Meo, durante la sua prima apparizione pubblica su un'emittente televisiva italiana da quando ha assunto il timone della Casa della Losanga. "La situazione della Renault è difficile: il primo semestre del 2020 è stato il periodo peggiore nella storia dell'azienda con una perdita di oltre 7 miliardi di euro. Adesso stiamo vivendo un momento tranquillo ma siamo ancora in cammino e devo prendere decisioni non facili che avranno impatto sulla vita della gente”, ha affermato il manager italiano in un intervento al programma 'Omnibus' di La7.

Nessuno a casa. De Meo ha però manifestato la volontà di evitare conseguenze sulla forza lavoro: "Ai lavoratori chiedo uno sforzo ancora più importante perché l'azienda ne ha bisogno. C'è una relazione fluida con la maggioranza dei sindacati: è chiaro che ognuno fa il suo gioco, ma l'obiettivo non è quello di mandare la gente a casa, bensì di proteggere il lavoro" ha spiegato l'ex ad della Seat. "Allo Stato chiediamo di darci fiducia nella gestione operativa”, ha quindi proseguito l’amministratore delegato, ribadendo la propria visione del futuro dell’azienda transalpina: "Immagino una Renault creativa, orientata al design e capace di portare modernità. Abbiamo bisogno di essere protagonisti" ha detto ancora De Meo, ribadendo quanto anticipato poche settimane fa in occasione della presentazione della concept della vettura che sostituirà la Mégane. 

Le prospettive. Il rilancio del gruppo francese deve, però, scontrarsi con un contesto operativo reso complicato, tra le varie circostanze, dalle conseguenze del coronavirus. De Meo ne è consapevole: "La pandemia ha ridato centralità all'automobile a sfavore dei mezzi pubblici che le persone usano meno per paura del contagio, un fenomeno che ha anche fatto esplodere il mercato dell’usato. Sul mercato del nuovo, siamo in piena transizione energetica e tutti i costruttori devono proporre vetture di nuova generazione a basse se non nulle emissioni, ma la ripresa non sarà facile. Non dobbiamo nascondere, però, che il coronavirus avrà un impatto importante, soprattutto per alcune fasce d’acquisto: pensiamo che il mercato potrà tornare ai livelli pre-covid non prima del 2022-23”.

L’allarme sull’Italia. Il dirigente è stato anche interpellato su altri argomenti, tra cui la situazione della sua nazione d’origine. "L'Italia è un grande Paese in difficoltà come tanti altri. Ma è preoccupante il tema demografico. L'Italia sta invecchiando e questo peserà sul potenziale di sviluppo del Paese”, ha affermato De Meo, facendo presente, comunque, l’impegno della sua azienda verso il mercato italiano. “Una nuova generazione di prodotti della Renault arriverà presto sul mercato. In Italia siamo la quarta casa automobilistica ma possiamo fare di meglio”.

L’elettrificazione. Sul tema dell’elettrificazione, questione ormai al centro di qualsiasi dibattito, l’ad ha ribadito gli avvertimenti lanciati negli ultimi mesi da buona parte dei maggiori esponenti del settore: "C'è un ritardo sulle infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici la cui realizzazione dovrebbe coinvolgere tutti - costruttori, Stato e aziende energetiche- ma ultimamente le vendite stanno andando più veloci dello sviluppo di queste infrastrutture, cosa che sta accadendo in tutti i Paesi. Finirà che venderemo tante auto elettriche e la gente non potrà ricaricarle”. 

La figura di Marchionne. Nell'intervento di De Meo non è mancato un passaggio sui suoi legami con il gruppo Fiat e in particolare con l’ex numero uno di FCA, Sergio Marchionne. "A Marchionne devo molto, era una persona che aveva grande capacità di analizzare le situazioni e un grande coraggio manageriale. I suoi meriti più grandi sono stati la grande determinazione e la capacità di guardare al di là delle frontiere classiche del management. Marchionne è stato capacissimo di cambiare sempre il perimetro delle situazioni e ha permesso alla Fiat di proiettarsi sullo scenario internazionale. Il suo più grande errore è stato quello di chiedere a sé stesso così tanto, di lavorare in maniera talmente ossessiva. Purtroppo se ne è andato giovane", ha affermato De Meo, considerato uno dei più vicini collaboratori del manager italo-canadese prima di entrare in rotta, a quanto pare, per alcune scelte legate all’allocazione di risorse su alcuni brand, come l’Alfa Romeo. Infine, De Meo è stato interrogato sul suo stile manageriale, un aspetto che a Boulogne-Billancourt ha rappresentato un fattore decisivo nella scelta dell'ex Seat come nuovo amministratore delegato: De Meo viene apprezzato per un carattere deciso e allo stesso tempo gentile, in controtendenza con il panorama manageriale. "Il mio stile ha delle caratteristiche personali, che uno interpreta giorno per giorno nel lavoro: non è necessario essere despoti, bisogna essere diretti, perché le decisioni devono essere prese con velocità, ma non serve cadere nella maleducazione. Cerco di convincere le persone, e lo stile è quello che conta", ha concluso.

COMMENTI

  • Se non punti sulla qualità ed il post vendita nella difficile scalata di riappropriarsi della clientela ormai disillusa, più che salto di qualità salti nel fosse. Definitivamente
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  • Commento solo la parte sui problemi dell'Italia che sarebbero legati alla denatalità. Per un paese che non riesce a creare lavoro non mi sembra un problema, semmai una opportunità di ridisegnare la struttura per ridurre l'impronta umana sul pianeta. A me sembra che De Meo sia il manager auto più sopravvalutato.
  • Ho sempre pensato che i Mercati sono viventi, essi mutano, riflettono, si appiattiscono, e cambiano, molte Aziende al contrario sono statiche, non Mutano, non riflettono, non cambiano se non costretti dalle necessità e quindi costrette a rincorrere un Mercato in continua Mutazione. Clio, Twingo, Megan, Scenic, che rappresentano le medie, sono sul mercato da circa un ventennio, La Renalt ci aveva abituato al cambiamento all'innovazione agli allestimenti diversi, questo era il progetto che non è stato poi più portato avanti, una Vettura che poteva diventare Unica con una serie di accessori studiate per lei. Ma ancora abbiamo Clio, Twingo, Megan e Scenic. Non è più il tempo delle Monovolume.
  • Attendo con ansia i risultati dell'impero progressista di De Meo in Renault.
  • Sergio Marchionne non fece mai mistero del suo stile di comando dittatoriale, ricordo perfettamente una intervista da lui concessa (De Meo era ancora parte della squadra) in cui diceva al giornalista che tutti i suoi manager sapevano che la sedia su cui si sedevano era provvisoria e che avrebbe potuto essergli tirata via da sotto il sedere in ogni momento, cosa che puntualmente avvenne in più occasioni. Renault non è e non può essere una società condotta con stile militare, troppo forti i condizionamenti imposti dall'azionista di riferimento, lo stato francese, troppo importante il ruolo dei sindacati che invece Marchionne riuscì ad ammutolire relativamente facilmente. De Meo inoltre dovrà inventare una nuova strategia di prodotto, cosa che Marchionne non fece limitandosi a spendere il meno possibile per consolidare il patrimonio netto del gruppo e diventare più appetibile per un possibile acquirente, cosa che non gli riuscì nonostante le forti e pubbliche avanches nei confronti, in primis, di GM e poi anche di altri competitors. Renault deve tornare a costruire vetture che incontrino i gusti del pubblico non solo francese o farà la fine di Fiat, azienda ormai svuotata di ogni significativa competenza ingegneristica e diventato ormai un brand quasi monoprodotto. Un compito davvero improbo attende De Meo.
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  • Ha visto cos'era la Brutalita' di Marchionne, signori meno paggieria ed ammettiamo certe cose che erano risapute, e l'ha provata sulla sua pelle prima di uscire. E sa dire di no a quel modello di management. Bravo. Theory Y - Malcolm McDouglas.
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  • Dopo una Scenic I, Scenic II, Espace, la Kadjar è stata la mia ultima Renault perchè la peggiore. Faro con umidità non cambiato in garanzia, turbo rotto a 47000Km, bluetooth delle R-link 2 inutilizzabile dopo 1 anno perchè 3 officine non sono state in grado (o avevano paura) di aggiornare. Renault deve rispettare i suoi clienti e offrire un post vendita professionale altrimenti farà la fine che merita.
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  • Un manager gentile in un mondo che premia sempre più i 'dittaori'. Io preferisco un leader che mi fa andare a lavorare col sorriso, non con la nausea. Bravo de Meo Scusate redazione, non è possibile ingrandire un po'i caratteri dei vostri articoli (che leggo sempre molto volentieri)? Tra un po' ci vuole la lente d'ingrandimento
  • Non mi sono mai piaciute a livello di interni. La mia preferita appena patentato era la prima Clio. Ad oggi delle francesi credo che esteticamente la migliore sia la Peugeot. Citroën incomprensibile Ds bisogna dargli tempo.
  • Renault da sempre lo considero il peggior marchio generalista occidentale d auto e le 3 auto di qualità che fece Renault 16 la avantime e vel satis non han venduto 1 tubo,diverso il caso delle rally e delle alpine,buone per L epoca e innovative le 5 e super cinque e le prime 2 Clio e L invenzione di espace e scenic e la sportiva fuego ma la Renault nel segmento c ha sempre fatto le auto peggiori e mediocri idem sopra il c,le Renault 21 erano il tocco del fondo,la più intelligente Renault resta la 4;la Zoe buona per chi vuole risparmiare ed è alla prima elettrica,carina la capture ma coi diesel base 90 cv e i tamburi dietro è out,unica Renault valida oggi una non Renault la kadjar che è 1 Nissan rimarchiata poi dicono eh il covid eh i soldi per il passaggio all elettrico eh no è che le Renault e dacia hanno il peggior impianto elettrico e affidabilità sul mercato mentre le auto più affidabili sono Opel adam e Audi a 1 e q 2
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  • Compito davvero difficile, un marchio generalista, non puo' andare sul premium che lo bastonano, ha stabilimenti e operai in surplus e necessita enormi investimenti per l'elettrificazione. Aggiungiamo il disastro Nissan che e' messa ancora peggio. Qui ci vorrebbe un altro Marchionne sul serio.
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  • L'importante è che non snaturi Renault per farne una Volkswagen francese, e trasformando Dacia nella Seat... Renault deve essere diversa, originale, simpatica ma concreta. Non è facile non sempre ci riescono o ci sono riusciti in passato: per esempio hanno centrato Clio IV e Scenic III, meno l'ultima Scenic (che si traverse da "esseuvì" ma non lo è, esteticamente bella ma scontenta chi voleva una vera monovolume configurabile e versatile e non interessa alle mamme&papà siga-telefonino-suv-rate-storiediunbellimbusto). Quindi quando dice che che Renault deve fare una montée en gamme" attenzione, non saranno due plasticucce morbide o qualche cromatura (non oso immaginare gli scarichi posticci delle audi, dio mio almeno quelli no!) a infinocchiare la clientela storica. Ammesso che gli interessi ancora...
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  • Immagino volesse rilanciare sul serio l’Alfa, a differenza di Marchionne: anche per questo, “voterei” De Meo per quando cesserà Tavares.
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