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Brexit
Honda, si ferma l’impianto di Swindon: mancano i componenti

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Honda, si ferma l’impianto di Swindon: mancano i componenti
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La Honda ha deciso di sospendere le attività nello stabilimento inglese di Swindon a causa dei pesanti ritardi registrati nelle forniture di componentistica. La Casa giapponese non ha fornito alcuna indicazione sull’eventuale ripresa produttiva alla luce della difficile situazione in atto nel comparto dei servizi di trasporto. L’ormai imminente uscita del Regno Unito dall’Ue, infatti, ha determinato un picco della domanda di beni europei e, come conseguenza, congestionato le infrastrutture portuali portando a un forte rialzo le tariffe di trasporto per qualsiasi merce.

La situazione. La Honda sta monitorando attentamente la “situazione per riprendere la produzione il prima possibile”, ma non è escluso che le conseguenze della Brexit possano determinare una sospensione prolungata delle attività. L’impianto opera secondo la logica del “just-in-time” (le componenti arrivano sulla catena di montaggio solo quando necessario), che poco si adatta a quanto sta succedendo nei porti britannici. Grossisti e aziende si stanno accaparrando il più possibile le merci e i beni del Vecchio Continente per evitare di sottostare al nuovo iter burocratico (qualsiasi importazione richiederà una specifica dichiarazione doganale) e di pagare le tariffe doganali che entreranno in vigore l’1 gennaio, quando è prevista l’uscita definitiva del Regno Unito dallo spazio economico europeo se, nei prossimi giorni, Londra e Bruxelles non troveranno un accordo sui futuri rapporti commerciali.

Tariffe raddoppiate. Sembra, però, molto difficile che le trattative possano sbloccarsi, alla luce dell’attuale fase di stallo. Pertanto, si fa sempre più probabile la tanto temuta "hard Brexit", un evento che sta già producendo conseguenze dannose per l’economia britannica. L’elevata domanda di container degli ultimi giorni sta mettendo a dura prova l’intero sistema della logistica del Paese e, insieme con il tradizionale rimbalzo legato alla stagione natalizia e alle forti esportazioni di materiale medico prodotto in Cina, sta spingendo al rialzo le tariffe di trasporto: sulla rotta tra l’Asia e il Regno Unito, i noli spot per il trasporto di un container da 20 piedi hanno superato la scorsa settimana la soglia dei duemila dollari per la prima volta da maggio 2010 e sono più che raddoppiati rispetto ad agosto, passando da 1.029 a 2.091 dollari.

La risposta del settore. La Honda, che a Swindon produce la Civic ed è intenzionata a chiudere i battenti l’anno prossimo, aveva già messo in guardia sulla possibilità di subire tali conseguenze ancor prima dell’1 gennaio, ma tutto il settore appare in piena allerta. Le case automobilistiche hanno rafforzato le forniture di componenti e aumentato le scorte di magazzino per proseguire la produzione in caso di colli di bottiglia nella catena delle forniture. In alternativa, si sono assicurate ulteriori rotte di approvvigionamento prima della fine di dicembre, anche a costo di subire enormi spese. La Bentley ha, per esempio, prenotato cinque aerei cargo Antonov per superare gli eventuali problemi determinati da una hard Brexit, che rischia di costare oltre 100 miliardi di euro all’intero settore automotive europeo e potrebbe spingere alcuni costruttori ad abbandonare il Regno Unito qualora non ottenessero delle compensazioni dal governo di Londra.

COMMENTI

  • @ Paolo e Massimo: può darsi che la GB diventi un paradiso fiscale ancora di più di quanto non lo sia ma i vantaggia finiranno in tasca ai soliti noto della City mentre ai "brexiter" rimarranno solo le fabbriche chiuse.
  • Ora al di la delle battute e delle metafore, la "hard brexit" fatta di frontiere chiuse e dazi al passaggio delle merci non giova a nessuno, in primis ai 3 principali paesi europei (Germania, Francia e italia) che sono grandi esportatori verso il UK, la Germania poi, come noto ha molte sue industrie direttamente allocate nell'isola Britannica, (la tanto dibattuta questione del confine Nord Irlandese è invece puramente politica e tutt'al più interessa solo quella regione). Dunque è evidente che una soluzione di compromesso andrebbe trovata, il problema è che Boris Johnson basa tutto il suo consenso elettorale sulla "propaganda pro Brexit" quindi se cedesse ad una linea più morbida probabilmente dovrebbe poi giustificarsi con la sua base che lo ha eletto, i 2 suoi predecessori sono "caduti" proprio per questa ragione....
  • Con gli accordi doganali tra Giappone e UE, non hanno più senso per Honda fabbriche in UK o UE. Sono anni che lo stabilimento di Swindon era destinato alla chiusura. Solite notizie terroristiche anti Brexit ...
  • Peccato che HONDA abbandoni la Gran Bretagna.Da fabbriche "cacciavite"quali erano la fabbriche di quel paese sino a metà anni '80,sono diventate vere fabbriche assieme a Nissan
  • Questo è solo l'aperitivo, il pasto vero è ancora lontano dall'essere servito.....
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