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Denner: "Elettriche a emissioni zero solo se si usano le fonti rinnovabili"

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Denner: "Elettriche a emissioni zero solo se si usano le fonti rinnovabili"
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"Le auto elettriche sono a emissioni zero solo se vengono alimentate da elettricità generata da fonti rinnovabili". Lo ha ricordato Volkmar Denner, numero uno della Bosch, riaccendendo il grande dibattito sulla sostenibilità della transizione verso la propulsione elettrica: quello, per capirci, iniziato da Akio Toyoda e da noi sottoposto al fact-checking su Quattroruote di febbraio. Alla presentazione dei risultati finanziari preliminari dell’esercizio 2020, l'ad della multinazionale tedesca ha dunque sottolineato alcune criticità al riguardo e i cambiamenti in atto nel settore automobilistico: non solo dal punto di vista ambientale, ma pure da quello economico. Riproponendo, almeno in parte, i dubbi già sollevati dal presidente del consiglio di sorveglianza Franz Fehrenbach, per cui la preferenza della politica per l'elettrico "non è adeguatamente giustificata".

Investimenti in crescita. Non ci sono dubbi sul fatto che l’elettrico farà parte del futuro, tant’è che nel 2021 la Bosch "investirà 700 milioni di euro per sviluppare soluzioni di mobilità elettrica, fuel cell comprese, pari a un aumento di quasi il 40% rispetto all'anno precedente". Lo scopo è "diventare leader del mercato dei veicoli a batteria e a celle a combustibile". Tuttavia, il ceo del principale fornitore di componentistica dell’automotive mondiale ha voluto chiarire come l’ecosostenibilità dell’elettrico sia un concetto complesso, che anzitutto dovrebbe considerare l’impatto delle Ev nel loro intero ciclo di vita e le fonti di energia con le quali vengono prodotte: "Le auto elettriche sono a emissioni zero se sono alimentate da elettricità rinnovabile", ha puntualizzato Denner, aggiungendo che "lo stesso vale per le auto a benzina e diesel, se utilizzano carburanti sintetici".

L’elettrico è il futuro, ma... L'invito sottinteso è a non demonizzare e abbandonare troppo presto i motori termici. Anche perché alla mobilità elettrica si giungerà per gradi, e per farlo servono risorse che, al momento, sono garantite dai business tradizionali. "L'elettromobilità sta arrivando e Bosch promuove attivamente questo cambiamento da anni", ha dichiarato Denner, "ma gli investimenti iniziali per finanziarla devono essere ricavati dalle nostre attività esistenti".

Equilibrare le istanze economiche, ecologiche e sociali. L’auspicio, dunque, è che il cambio di paradigma avviato dal settore automobilistico possa avvenire con un'adeguata programmazione, altrimenti si corre il rischio di disperdere prematuramente tecnologie efficienti (come i motori diesel e benzina moderni, il cui impatto inquinante è notevolmente ridotto) e, soprattutto, di mettere in crisi l’occupazione in filiere che oggi hanno un peso importante. "Solo perché qualcosa è socialmente ed economicamente giusto, non deve per forza essere ecologicamente sbagliato", ha continuato Denner. "Dobbiamo mantenere un equilibrio tra le considerazioni economiche, ecologiche e sociali".

I conti? Meglio del previsto. Al termine di un anno di crisi profonda per il comparto automobilistico, il gruppo Bosch ha comunque registrato indicatori migliori rispetto alle previsioni, nonostante gli effetti della pandemia e il drastico calo della produzione. In base ai dati preliminari, il risultato ante oneri finanziari e imposte è stato di circa 1,9 miliardi di euro, portando il margine a circa il 2,5%. Al netto delle spese di ristrutturazione, l'Ebit stimato è di circa 3,3 miliardi di euro, pari a circa il 4,5%. Nel complesso, la Bosch ha generato nel 2020 un fatturato di 71,6 miliardi di euro: una cifra in calo del 4,4%, al netto degli effetti valutari, rispetto al 2019.

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