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IHS: "La crisi dei chip durerà a lungo, in tre mesi prodotto quasi un milione di auto in meno"

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IHS: "La crisi dei chip durerà a lungo, in tre mesi prodotto quasi un milione di auto in meno"
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Dopo l'emergenza del coronavirus, il settore automobilistico si trova ad affrontare una nuova minaccia che sta mettendo a dura prova la ripresa: è la cosiddetta "crisi dei chip", la crescente carenza di forniture elettroniche che sta già rallentando la produzione e spingendo le aziende del comparto a chiudere i cancelli delle fabbriche. Le previsioni sono allarmanti: i ricercatori della IHS Market hanno, per esempio, stimato un calo produttivo di quasi un milione di auto per l'impatto della mancanza di semiconduttori solo nel primo trimestre, mentre l'azienda di consulenza Alix Partners ha quantificato in oltre 60 miliardi di dollari la perdita di ricavi subiti dai costruttori nell'intero 2021.

La durata della crisi. In ogni caso, la carenza di semiconduttori è destinata a durare per diversi mesi nonostante l'impegno dei grandi operatori del comparto ad aumentare la capacità produttiva per soddisfare la crescente domanda proveniente dall'automotive e le richieste ormai pressanti del mondo della politica. Gli Stati Uniti e l'Unione Europea hanno iniziato a muoversi per risolvere le criticità del momento nella convinzione che prolungati stop alle attività industriali minaccino le già labili possibilità di ripresa dell'economia. Alla Casa Bianca stanno perfino valutando un ordine esecutivo per incrementare la produzione statunitense di semiconduttori già nel breve termine. Le iniziative politiche non sono comunque destinate a risolvere i problemi immediatamente. IHS ritiene, per esempio, che gli attuali colli di bottiglia possano persistere fino a tutto il terzo trimestre, ma altre società di ricerca sono ancora più pessimistiche. Per AutoForecast Solutions, l'intero 2021 sarà interessato da pesanti carenze. Pertanto, si rischia di chiudere l'anno con quasi 1 milione di auto prodotte in meno e, di riflesso, con un consistente calo delle consegne di vetture nuove. 

L'impatto economico. Le minori vendite si tradurranno ovviamente in un calo dei ricavi, quantificato, come detto in oltre 60 miliardi di dollari nell'intera filiera automobilistica. L'impatto non si fermerà alla prima riga del conto economico, ma riguarderà anche le voci reddituali. La carenza dei semiconduttori e le contestuali serrate produttive potrebbero, per esempio, produrre un impatto negativo tra 1,5 e 2 miliardi dollari sugli utili della General Motors e tra 1 e 2,5 miliardi su quelli della Ford. In ogni caso è l'intero settore a essere interessato da chiusure di fabbriche o rallentamenti produttivi. Tra i pochi a salvarsi c'è, per esempio, la Toyota: ha accumulato scorte di magazzino per circa quattro mesi evitando, così, qualsiasi impatto negativo sui suoi volumi produttivi, quantomeno nell'immediato. Altre, come la Tesla, hanno indicato un effetto solo temporaneo e limitato, ma in attesa di aumento delle forniture la situazione sta comunque andando incontro a un progressivo peggioramento. 

Il peggioramento. Lo dimostra, per esempio, quanto sta avvenendo nell'impianto del gruppo Stellantis a Melfi. Dopo alcuni mesi di attività ai massimi livelli, come dimostrato anche dalla necessità di rafforzare gli organici per soddisfare la domanda di mercato, la fabbrica si è ritrovata a ricorrere nuovamente allo strumento della cassa integrazione. I cancelli sono rimasti completamente chiusi ieri e la scorsa settimana, ma il fermo produttivo proseguirà anche giovedì e nelle giornate di martedì e mercoledì della prossima settimana. La decisione dell'azienda è legata alla ricezione di una notifica da parte di un fornitore sull'impossibilità di consegnare "dispositivi elettronici a causa della mancanza di semiconduttori". "Ciò conferma l'attuale fase di incertezza pandemica a livello globale, con la conseguente necessità di adeguare i programmi produttivi su base giornaliera", ha spiegato il gruppo automobilistico, costretto la scorsa settimana a fermare per due giorni la produzione anche a Mirafiori. Tra l'altro, Stellantis ha presentato alle autorità l'istanza per il ricorso alla cassa integrazione per lo stabilimento di Melfi per tutto il mese di marzo, a ulteriore dimostrazione dell'incertezza della situazione. 

I tedeschi puntano il dito. Tale incertezza potrebbe anche portare a una vera e propria resa dei conti all'interno della filiera automobilistica. La Volkswagen ha lanciato dure accuse contro i suoi fornitori per i danni generati dalla carenza di microprocessori. A finire nel mirino dei tedeschi sono state soprattutto le strategie di pianificazione della produzione. Il gruppo tedesco, il primo a lanciare l'allarme sulla crisi dei chip e a tagliare o interrompere la produzione in Germania e altri Paesi, sostiene di essersi mosso con largo anticipo nei mesi scorsi per avvisare i suoi fornitori di una imminente ripresa degli ordinativi e di un impatto limitato della pandemia del coronavirus sui suoi livelli produttivi. In particolare, stando a quanto affermato alla Reuters da un dirigente di Wolfsburg, già lo scorso aprile, quando gran parte degli impianti erano chiusi, sono partite delle notifiche per informare di una previsione di "forte ripresa" nella seconda metà del 2020, quando, invece, hanno iniziato a manifestarsi le prime carenze di semiconduttori. Al di là delle accuse, non è esclusa la possibilità che la crisi metta a dura prova i legami all’interno della filiera. Non si tratta solo di individuare i responsabili delle carenze e, nel caso, di avviare eventuali cause legali. La Volkswagen è esposta al settore dei semiconduttori con gli acquisti di dispositivi elettronici realizzati da fornitori come la Bosch o la Continental, ma ora potrebbe valutare l'acquisto di microprocessori direttamente dai produttori pur di evitare casi simili agli attuali colli di bottiglia. 

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