Industria e Finanza

Stellantis
FCA e PSA chiudono il 2020 in utile: via libera a dividendi per 1 miliardo di euro

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FCA e PSA chiudono il 2020 in utile: via libera a dividendi per 1 miliardo di euro
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FCA e PSA sono riuscite a chiudere il 2020 con risultati finanziari relativamente solidi nonostante l'impatto della pandemia del coronavirus. I due costruttori, dalla metà di gennaio integrati nel gruppo Stellantis, hanno, in particolare, archiviato l'intero anno in utile e con flussi di cassa positivi. Pertanto, il consiglio di amministrazione del nuovo costruttore automobilistico ha deliberato la distribuzione di dividendi per 1 miliardo di euro ai sensi di quanto stabilito lo scorso settembre, in concomitanza con le modifiche apportate all'accordo di fusione.

I numeri di Fiat Chrysler. I dati di bilancio mostrano, come detto, un andamento solido per entrambe le aziende, anche se i francesi sono riusciti a fare qualcosa di più rispetto alla Fiat Chrysler, soprattutto sul fronte della marginalità operativa. Nello specifico, il gruppo italoamericano ha visto i ricavi totali calare del 20% a 86,7 miliardi di euro, mentre l'utile operativo rettificato, ossia al netto delle componenti straordinarie, è sceso del 44% a 3,74 miliardi e l'utile netto del 99% a 24 milioni. I profitti rettificati si sono, però, attestati a 1,86 miliardi (-57% sul 2019). Bene anche l'andamento della cassa, con i flussi netti delle attività industriali positivi per 600 milioni nonostante il forte assorbimento patito durante il primo semestre e l'aumento degli investimenti, saliti a 8,6 miliardi (200 milioni in più rispetto al 2019).

Il peso del Nord America. La Fiat Chrysler, che ha chiuso l'anno con 31,4 miliardi di euro di liquidità, ha beneficiato soprattutto delle attività nordamericane, in grado di sostenere con forza i risultati di gruppo grazie a nuovi record sul fronte del margine operativo. L'area Nafta ha registrato un utile operativo di 5,35 miliardi di euro (6,75 miliardi nel 2019) e un margine dell'8,9%, annullando così le performance negative di altre aree importanti: l'Emea ha subito una perdita di 919 milioni, l'Apac di 116 milioni, la Maserati di 232 milioni (-33 milioni), mentre è di 6 milioni l'utile dell'America Latina. Il peso della regione nordamericana si è fatto sentire ancor di più nel quarto trimestre. La Fiat Chrysler ha registrato un utile operativo di 2,3 miliardi (+11% sul quarto trimestre del 2019) e un margine dell'8,2% grazie al contributo dell'area Nafta, dove l'Ebit è stato di 2,2 miliardi e l'incidenza sui ricavi dell'11,6%. Negli ultimi tre mesi dell'anno scorso, tutte le aree operative hanno comunque riscontrato performance positive sul fronte della redditività: per l'Apac l'utile operativo è stato di 34 milioni, per l'Emea di 66 milioni, per l'America Latina di 83 milioni e per la Maserati di 12 milioni. Il quarto trimestre ha quindi consentito a FCA di recuperare quasi del tutto l'impatto negativo della pandemia, come dimostrato anche dall'andamento dei flussi di cassa, pari a 3,9 miliardi solo negli ultimi tre mesi dell'anno scorso.

Le performance di PSA. È probabile che il quarto trimestre sia stato positivo anche per PSA, ma in questo caso un confronto non è possibile perché i francesi si sono limitati, come al solito, a fornire solo i dati annuali e semestrali. Il gruppo transalpino ha chiuso l'anno con utile netto di 2,2 miliardi, in calo di circa 1 miliardo rispetto al 2019, a fronte di ricavi in flessione del 18,7% a 60,7 miliardi e di un utile operativo in contrazione del 41,7%, a 3,68 miliardi. Le sole attività automotive hanno fatturato 47,6 miliardi (-19,2%) e hanno visto l'utile operativo rettificato scendere del 33%, a 3,38 miliardi. Il margine operativo si è contratto fino al 7,1%, ma nel secondo semestre è cresciuto al 9,4% (dall'8,3% del corrispondente periodo del 2019). È stata forte la generazione di cassa, che è arrivata a 2,66 miliardi, mentre la posizione finanziaria netta è migliorata in un anno di 2,62 miliardi, salendo a 13,23 miliardi. Parole di soddisfazione sono arrivate da Carlos Tavares: "I buoni risultati del 2020 hanno dimostrato ancora una volta la resilienza del gruppo PSA" e "rappresentano un contributo chiave al lancio di Stellantis". Nel complesso, per il manager portoghese, numero uno del neonato gruppo automobilistico, i risultati dei due costruttori "dimostrano la solidità finanziaria di Stellantis, che nasce dall’unione di due gruppi sani e forti. Stellantis debutta posizionandosi in alto ed è pienamente concentrata sul raggiungimento delle sinergie preannunciate (oltre 5 miliardi di euro l'anno, ndr)".

Le previsioni. Per il 2021, Stellantis conta anche di poter approfittare di una generalizzata ripresa dei mercati di riferimento. La domanda, infatti, è vista in crescita dell'8% in Nord America, del 20% in Sud America, del 10% in Europa, del 3% nelle regioni Medio Oriente e Africa e in India e Asia Pacifico, e del 5% in Cina. In tale contesto, ed escludendo nuovi, significativi lockdown, il gruppo punta a chiudere l'anno con un margine operativo rettificato tra il 5,5 e il 7,5%, a fronte del 5,3% aggregato del 2020 (i dati pro forma dell’anno scorso dichiarano 5,947 milioni di consegne, 134,4 miliardi di ricavi, un utile operativo di 7,1 miliardi, flussi di cassa per 3,3 miliardi, una posizione finanziaria netta di 17,8 miliardi e una liquidità disponibile di 57,4 miliardi). 

Le priorità. Per raggiungere i propri obiettivi, Stellantis ha delineato una serie di priorità per il 2021. Tra i punti chiave figura l'offensiva di prodotto della Jeep in Nord America: saranno infatti lanciati tre nuovi modelli, tra cui la Grand Cherokee, presentata poche settimane fa, e due novità assolute. A questo si aggiungerà un forte mix di prezzo e un solido contesto operativo in Nord America, l'assenza di criticità legate al Covid, un inventario ai minimi storici, il prosieguo di alcune iniziative di taglio dei costi, avviate nel 2020, e i primi risultati del processo di implementazione delle sinergie. In tal senso, si inizierà a fare leva su un allineamento dei prezzi delle forniture e delle politiche commerciali, su una maggior integrazione della logistica, sull'eliminazione delle sovrapposizioni tecnologiche e sull'avvio della condivisione di piattaforme e propulsori, per arrivare ad avere, nel giro di due anni, il primo veicolo frutto di architetture comuni. Tra i fattori negativi vengono invece citati il rincaro delle materie prime, la volatilità dei cambi, l'aumento dei costi per l'offensiva elettrica e, soprattutto, l'impatto della carenza di semiconduttori. Sulla crisi dei chip, Tavares è stato chiaro: "Stiamo lavorando duramente per trovare delle alternative" anche perché "non è detto che l'attuale penuria si risolva nella seconda parte dell'anno".  

Il nuovo piano. Per maggiori dettagli riguardo al futuro prossimo del gruppo bisognerà attendere il piano industriale, che sarà presentato tra la fine del 2021 e l'inizio del 2022. "Stiamo lavorando duramente alla stesura del nuovo piano di Stellantis, con team dedicati che contribuiscono, con le loro idee, all'elaborazione", ha spiegato Tavares. "Non sarà un piano difensivo, ma sarà un business plan all'avanguardia e dirompente per il mercato" ha promesso il manager portoghese: "come società che hanno una storia nel settore auto" ha avvertito il numero uno di Stellantis "non accettiamo di essere messi in un angolo". "Non vogliamo dimostrare solo di essere efficienti, ma saremo in grado di prendere decisioni dirompenti, per essere in prima fila nella mobilità del futuro", ha poi sottolineato Tavares. Il gruppo ha confermato il lancio di 10 modelli elettrificati durante il 2021, tra cui un veicolo commerciale leggero fuel cell, e l'arrivo, entro la fine dell'anno, di varianti a batteria per ogni segmento del mercato dei veicoli commerciali leggeri in Europa. Entro il 2025, le varianti elettrificate copriranno il 100% della gamma in Europa e negli Stati Uniti. In merito alle normative europee sulle emissioni di CO2, Stellantis ha ribadito il rispetto dei limiti anche per il 2021 e ha stabilito la propria roadmap per arrivare al 2025 senza incorrere in sanzioni per il mancato rispetto delle normative. Tavares ha anche confermato l’impegno sul mercato cinese: "Intendiamo sviluppare una strategia vincente per la Cina, dove vogliamo rimanere e crescere”. Infine, il manager attende un aiuto pubblico per prendere una decisione sul futuro dell’impianto inglese di Ellesmere Port: “Abbiamo discussioni in corso con il governo britannico ma siamo in attesa di avere maggiori dettagli sul loro supporto”. 

COMMENTI

  • Tavares ha semplicemente detto la verità, se in Italia non ha mai investito nessun altro marchio automobilistico è facile capire il perché... Le uniche nazioni europee che producono sul loro territorio sono Francia e Germania che hanno da sempre politiche a favore dell'industria dell'auto e forti partecipazioni statali! Renault e Peugeot ma anche VW controllata al 20% dal Land grazie alla legge VW mai toccata dall'Europa!
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  • Incredibile davvero, fanno utili vendendo quelle "auto", oddio il trucchetto c'è, tagli tagli tagli da un lato e CIG pagata dallo stato dall'altro, intanto Tavares ha dichiarato che il costo degli stabilimenti italiani è troppo alto rispetto a quelli francesi e spagnoli (anche 4 volte superiore), brutto segno...
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  • Solita storia già trita e ritrita, fabbriche ferme e dipendenti a casa pagati dalla collettività, mentre gli azionisti di riferimento alzano i calici al cielo....
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