Industria e Finanza

Tesla
5,8 miliardi di euro per la Gigafactory di Berlino

Tesla
5,8 miliardi di euro per la Gigafactory di Berlino
Chiudi

La Gigafactory della Tesla alle porte di Berlino è al momento il maggior progetto industriale d’Europa. Tuttavia, sin dall’annuncio della scelta di Grünheide quale sede dell’impianto, la Casa californiana non ha mai fornito indicazioni precise sull’ammontare degli investimenti: nei documenti presentati alle autorità per ottenere le relative autorizzazioni sono state infatti inserite solo delle stime preliminari. A seguito di una richiesta del programma "Frontal 21” dell’emittente televisiva tedesca Zdf, il Ministero dell’Economia del Brandeburgo ha rivelato le cifre messe in campo dal costruttore californiano. L’intero progetto, comprensivo anche dello stabilimento per la produzione di batterie destinato a ricevere aiuti pubblici nel quadro di un programma di sostegno europeo, movimenta risorse per un totale di 5,8 miliardi di euro.

Ancora polemiche. La fabbrica tedesca, la prima della Tesla in Europa, è previsto entri in funzione a luglio anche se al momento mancano le autorizzazioni definitive e in particolare la valutazione di impatto ambientale. Il progetto ha ottenuto un via libera temporaneo, che in Germania consente a qualsiasi investitore di avviare i lavori di costruzione di un impianto a proprio rischio, e finora non sembra subire ritardi a dispetto di alcune indiscrezioni della stampa tedesca. Di certo non mancano continue e crescenti polemiche sull’impatto di uno stabilimento con una capacità produttiva di mezzo milione di veicoli l’anno. La Tesla sta affrontando da mesi l’opposizione di associazioni ambientaliste e di comitati cittadini non solo per le attività di disboscamento di un’area verde o per i danni causati a fauna e flora locali, ma anche per le conseguenze sulle falde acquifere. Diverse organizzazioni, infatti, temono un eccessivo uso di acqua a fini produttivi con conseguenti restrizioni per le forniture alle abitazioni della zona. A Frontal 21, Musk ha negato possibili problemi idrici: “Fondamentalmente non siamo in una regione molto secca. Gli alberi non crescerebbero se non ci fosse l’acqua”. In ogni caso il consumo sarà rilevante. La stessa Tesla ha quantificato in 1,4 milioni di metri cubi l’anno il fabbisogno dell’impianto a pieno regime. In sostanza la Gigafactory avrà i consumi idrici di una città di 40 mila abitanti. Ovviamente non è detto che l’impianto raggiunga il massimo del suo fabbisogno anche perché, per alleviare i timori, l’azienda ha implementato una serie di soluzioni che porteranno a ridurre i consumi del 30%. Tuttavia, c’e’ anche da dire che la Tesla è arrivata a prevedere, in caso di un'ulteriore espansione delle strutture nel corso del tempo, un fabbisogno di 3,6 milioni di metri cubi, pari al 30% dei volumi idrici dell’intera area. Le polemiche, peraltro, non sono destinate a scomparire da un giorno all’altro: pochi giorni fa alcuni comitati di cittadini hanno inviato una lettera all’Ufficio statale per l’ambiente per chiedere informazioni sulla gestione dell’acqua piovana e sulle infiltrazioni dei terreni. Del resto numerosi abitati della zona utilizzano pozzi artesiani e temono di subire una diminuzione delle disponibilità e un inquinamento delle falde.

Troppe pressioni. In tutto ciò non mancano ulteriori problemi. Documenti interni del Ministero dell’Ambiente del Brandeburgo avvertono di una situazione sempre più "ai limiti della capacità” sul fronte dell’approvvigionamento idrico: “Gli insediamenti industriali e commerciali come, per esempio, quello della Tesla" stanno aggravando la "situazione nell'area di Berlino Est". Per il ministro Axel Vogel non c’è comunque da preoccuparsi anche perché la Tesla è perfettamente a conoscenza di quanto l’acqua sia un fattore limitante per l’espansione della fabbrica e quindi potrebbe fermare qualsiasi ampliamento. La Tesla sta anche diventando un problema per i dipendenti dell’Ufficio statale per l’Ambiente: Frontal 21 parla di personale sotto pressione per le troppe scadenze ravvicinate nel processo autorizzativo e per tempi troppo ristretti (l’ufficio rilascia in continuazione permessi ogni volta che l’azienda presenta la domanda necessaria per proseguire con determinati lavori). Anche in questo caso Vogel ha minimizzato i problemi. Il programma televisivo ha anche affrontato un’altra criticità, particolarmente sentita per un tessuto industriale fortemente sindacalizzato come quello tedesco. Musk ha già fatto presente come la Gigafactory non avrà un consiglio di fabbrica come da prassi in Germania. I sindacati sono, però, sul piede di guerra soprattutto perché la Tesla ha sempre rifiutato di avviare un confronto sul tema. In un’intervista a Frontal 21, il presidente della Federazione sindacale tedesca (Dgb), Reiner Hoffmann, ha chiesto espressamente all’azienda di autorizzare una rappresentanza sindacale e di applicare un contratto collettivo. Per Hoffmann, si tratta di un obbligo per qualsiasi azienda in Germania e ancor di più per una realtà destinata a ricevere centinaia di milioni di aiuti pubblici. Secondo l’accusa del sindacalista, Musk potrebbe "da un lato intascare felicemente i sussidi pubblici e dall’altro fare tutto il possibile per assumere i dipendenti con salari bassi e condizioni di lavoro scadenti. Ciò non è compatibile con il nostro sistema”. Difficile che la Tesla accetti anche solo un confronto visto, per esempio, che negli Stati Uniti non ha mai soddisfatto le richieste della Uaw di entrare nelle fabbrica di Fremont. "I lavoratori sono stati perfino minacciati solo perché volevano avere voce in capitolo sulle condizioni di lavoro”, ha sottolineato il vice presidente del sindacato americano, Cindy Estrada. Di certo, l’assenza di determinate garanzie lavorative rischia di creare non pochi problemi, come dimostrato, tra l’altro, dalle difficoltà nell’assunzione di personale specializzato.

COMMENTI