Industria e Finanza

Michelin
Un futuro all’insegna di idrogeno e nuove tecnologie

Michelin
Un futuro all’insegna di idrogeno e nuove tecnologie
Chiudi

La Michelin punta a diversificare sempre di più le sue attività per ridurre la dipendenza dal core-business della produzione di pneumatici. La multinazionale francese, nel corso di un incontro con la comunità finanziaria, ha presentato un nuovo piano industriale che prevede un crescente impegno su alcune direttrici di sviluppo: la produzione di fuel cell (celle a combustibile di idrogeno), la stampa 3D, i materiali compositi, le soluzioni mediche e i servizi tecnologici.

Le attività di Symbio. Le attività non legate alla tradizionale produzione di gomme dovranno generare crescenti ricavi supplementari per arrivare a rappresentare il 20/30% del fatturato totale entro il 2030. La Michelin, in particolare, punta a sfruttare le aspettative di crescita della domanda nel campo dell’idrogeno facendo leva su Symbio, joint venture di recente costituzione con la società di componentistica francese Faurecia, fino a poche settimane fa controllata da Stellantis ma ora diventata una public company tramite la distribuzione della maggioranza del capitale agli azionisti del gruppo automobilistico nato dalla fusione tra la Fiat Chrysler e la PSA. La Symbio ha iniziato da alcuni mesi a realizzare a Saint-Fons, nell’hinterland di Lione, una fabbrica per la produzione di fuel cell. L’impianto, descritto come il più grande del genere in Europa, fornirà a Stellantis le celle a combustibile destinate a equipaggiare una nuova gamma di furgoni alimentati a idrogeno: in arrivo sul mercato già entro la fine dell’anno, saranno realizzati sulla base dell’attuale piattaforma per i veicoli commerciali leggeri di medie dimensioni dei marchi Peugeot, Citroën e Opel.

Domanda in aumento. Per la Michelin il gruppo Stellantis potrebbe essere solo uno dei primi clienti visto che si parla di trattative in corso con altri produttori per la fornitura di componenti. Del resto il conglomerato guidato da Carlos Tavares non è l’unico ad aver messo nel mirino la tecnologia delle fuel cell. La Toyota e la Hyundai sono tra le Case di maggiori dimensioni ad aver scommesso di più sull’idrogeno: sono per ora le uniche ad avere in gamma vetture apposite, la Mirai e la Nexo. Tuttavia, altri produttori sono ormai pronti a lanciare sul mercato veicoli analoghi. È il caso della BMW, pronta a presentare l’anno prossimo la i Hydrogen NEXT. Le maggiori prospettive di sviluppo, però, sono concentrate nel comparto dei veicoli commerciali e industriali perché le celle garantiscono diversi di vantaggi in termini di peso e autonomia rispetto alle batterie. Non a caso sono i grandi produttori di camion, spesso filiali delle case automobilistiche, a spingere di più sulla transizione verso l’idrogeno: la Daimler Truck ha siglato un accordo con il gruppo Volvo, la Hino Motors della Toyota sta per lanciare un suo modello, la Scania del gruppo Volkswagen è nel pieno di una fase di sperimentazione e collaudo, mentre l’Iveco ha stretto una partnership con la statunitense Nikola.

Le problematiche. Non mancano, però, una serie di problemi, a partire dall’assenza di un’adeguata infrastruttura per il rifornimento. Inoltre, i costi dell'idrogeno, per quanto in rapida discesa, sono ancora troppo elevati per colpa del complesso processo produttivo: oggi le tecnologie più utilizzate sono l’idrolisi dell’acqua e il reforming degli idrocarburi che hanno bisogno di grandi quantità di energia, non risolvono il problema dell’inquinamento e non riducono la cosiddetta impronta di carbonio. Attualmente il 90% dell’idrogeno prodotto è del tipo chiamato “grigio” perché estratto dal metano o da altri idrocarburi e l’anidride carbonica frutto del processo di separazione delle molecole di idrogeno e ossigeno viene liberata in atmosfera. Esistono, poi, il “nero”, estratto dall’acqua utilizzando energia prodotta da centrali a carbone, il “blu”, che differisce dal grigio solo perchè la CO2 viene stoccata, il “viola”, estratto dall’acqua utilizzando energia nucleare, e il “verde”, il meno inquinante di tutti: si utilizzano l’acqua e corrente generata da fonti rinnovabili. È su quest’ultimo che le grandi aziende energetiche stanno puntando nella convinzione che possa diventare il vettore energetico di riferimento nel lungo termine, soprattutto se saranno abbassati i costi di produzione quantomeno sugli attuali livelli di quotazione del gas naturale.

Gli aiuti pubblici. Un contributo decisivo potrebbe arrivare dai forti programmi di aiuti pubblici varati da diversi Stati soprattutto europei. La Germania, per esempio, ha stanziato 9 miliardi di euro per sostenere la creazione di una filiera nazionale per la produzione di idrogeno verde. In tale contesto si inserisce la scommessa della Michelin e della Faurecia. La loro joint venture punta a conquistare entro dieci anni il 12% di un mercato delle celle di combustibile dal valore potenziale di 6,5 miliardi di euro (300 milioni nel 2020) e a generare un fatturato di 200 milioni nel 2025 e di 1,5 miliardi di euro nel 2030.

COMMENTI