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Non solo chip, ora manca anche la gomma

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Non solo chip, ora manca anche la gomma
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La crisi dei chip non è il solo problema che il settore automobilistico deve affrontare nella gestione delle catene di approvvigionamento globale. Nelle ultime settimane, come rilevato dall’agenzia Bloomberg, sta emergendo una crescente carenza di gomma, non solo per i pneumatici, ma anche per i molteplici usi all’interno di ogni veicolo: basta aprire un qualsiasi cofano motore per comprendere quanto si ricorra a questo materiale per ridurre le vibrazioni o isolare determinate componenti. 

Prezzi in aumento. Le Case, già alle prese con frequenti sospensioni delle attività produttive per mancanza di semiconduttori, stanno ora riscontrando un rapido esaurimento delle scorte e una sempre minor disponibilità di prodotto. Le cause sono, come nel caso dei chip, di diversa natura. Per esempio, le conseguenze della pandemia del coronavirus ha alterato i flussi commerciali e l’intera catena di approvvigionamento, mentre la Cina, maggior consumatore al mondo di gomma naturale, ne ha fatto incetta nei mesi scorsi per approfittare dei prezzi bassi e sostenere le proprie produzioni nel pieno della ripresa dell’economia nazionale. Dunque, la disponibilità di forniture si è ridotta già nei mesi scorsi, ma nelle ultime settimane è emerso un ulteriore problema: un fungo, noto come Pestalotiopsis, ha colpito prima le piantagioni dello Sri Lanka, per poi diffondersi in altri Paesi asiatici che sono grandi produttori di gomma (le maggiori piantagioni si trovano infatti in aree dal clima caldo e umido all’interno della fascia tropicale). In tale quadro, un'altra criticità è rappresentata dalla frammentazione del mercato, con tanti piccoli produttori incapaci di adeguare la produzione all’andamento della domanda. Si è così esacerbata una situazione che sta spingendo i fornitori dei costruttori automobilistici ad accaparrarsi forniture per anticipare un possibile esaurimento delle disponibilità. Le conseguenze ultime sono un aumento dei prezzi per un materiale che, a livello globale, viene utilizzato quasi per la maggior parte proprio dal settore automotive. Il 26 febbraio scorso, le quotazioni dei future hanno raggiunto il massimo degli ultimi quattro anni, arrivando a 2.600 dollari la tonnellata, per poi calare gradualmente, pur in un clima di forte volatilità. Ma tra gli analisti c’è chi ritiene possibile un raddoppio dei prezzi nel giro di pochi anni.

Sale l’attenzione. Per ora, la carenza non è comunque paragonabile a quella dei semiconduttori, ma i grandi costruttori stanno monitorando la situazione e, al momento, non esprimono particolari timori. Tuttavia, le iniziative di alcuni fornitori fanno capire il livello di allerta: per la distribuzione della gomma necessaria per la produzione degli pneumatici, la Michelin sta utilizzando spedizioni aeree in modo da accelerare le consegne e aggirare diverse difficoltà logistiche determinate dalle conseguenze della pandemia (congestione dei porti, carenza di container, mancanza di navi, aumento dei noli, solo per citare i più importanti). Del resto, la gomma naturale ha proprietà tali da renderla un prodotto difficilmente sostituibile con materiali sintetici. Come se non bastasse, il settore si trova ad affrontare ulteriori carenze: sul mercato, per esempio, si stanno riscontrando difficoltà nell’approvvigionamento di schiuma per sedili, resine plastiche, materie prime quali il rame e perfino l’acciaio. Quest’ultimo è ormai da anni di particolare interesse per l’Italia alla luce della crisi dell’Ilva di Taranto, che ha ridotto la disponibilità di prodotti utilizzati dalla maggior parte delle industrie manifatturiere italiane. Il calo dei volumi pugliesi e, per alcuni aspetti, il peggioramento della qualità hanno spinto le aziende ad approvvigionarsi sempre di più all’estero, come nel caso del vicino impianto automobilistico di Melfi. 

Mancano altri materiali. La filiera automobilistica italiana ha già lanciato un primo allarme diverse settimane fa: l’associazione di rappresentanza Anfia ha avvertito delle difficoltà di approvvigionamento non solo di semiconduttori, ma anche di elementi essenziali per diverse componenti dei veicoli e ha anche sottolineato il “forte rincaro” per acciaio (prodotti piani e laminati) e alcune materie prime plastiche (acrilonitrile-butadiene-stirene, poliammide e polipropilene). "Sia per l’acciaio, che per le materie prime plastiche, pur trovandoci di fronte ad un fenomeno che lo squilibrio tra domanda e offerta lasciava presagire già a fine 2020, a preoccupare sono le proporzioni acquisite nelle ultime settimane, in cui la scarsa disponibilità dei materiali in questione sta facendo pericolosamente allungare le tempistiche di consegna, in alcuni casi addirittura triplicate, minacciando la capacità delle aziende di soddisfare la domanda finale dei clienti, con conseguenti ritardi, e rischiando di causare rilevanti perdite economiche”, aveva spiegato a inizio febbraio l’associazione, ipotizzando che parte della colpa fosse da attribuire all’assorbimento delle disponibilità mondiali di materia prima da parte della Cina. In ogni caso, le crescenti difficoltà di approvvigionamento all’interno del settore automotive mettono in luce la necessità di rivedere l’attuale catena del valore: le conseguenze della pandemia hanno infatti messo a nudo le fragilità di una globalizzazione troppo spinta e, soprattutto, di quel modello produttivo del “just-in-time” ormai da decenni imperante nelle fabbriche automobilistiche. 

COMMENTI

  • Mi par di capire che l'unica parte della macchina a non aver problemi siano i vetri. per ora..
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  • Con il "just-in time" gli autocarri sono diventati i magazzini viaggianti,con delocalizzazioni fornitori per spendere meno,si portano merci in continuo da una parte all'altra del mondo con navi alimentate a nafta o olio combustibile:alla faccia della ecologia
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