Industria e Finanza

Crisi dei chip
Volkswagen avverte: "Il secondo trimestre sarà peggiore del primo"

Crisi dei chip
Volkswagen avverte: "Il secondo trimestre sarà peggiore del primo"
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La crisi dei semiconduttori rischia di aggravarsi ulteriormente durante i prossimi mesi. L’allarme è stato lanciato dal gruppo Volkswagen tramite un’esplicita richiesta a tutti i dirigenti che così è stata sintetizzata dal Financial Times: per il secondo trimestre preparatevi a un calo della produzione più forte di quanto avvenuto nei primi tre mesi dell’anno.

Sfida impegnativa. "I fornitori e il gruppo Volkswagen ci dicono che dobbiamo affrontare sfide considerevoli nel secondo trimestre, probabilmente più impegnative del primo", ha dichiarato alla testata britannica Wayne Griffiths, presidente della Seat, definendo la carenza di semiconduttori la "la sfida più grande" che l'azienda catalana sta affrontando in questo momento. Griffiths ha spiegato, per esempio, che nella fabbrica di Martorell, alle porte di Barcellona, viene deciso quali e quanti veicoli devono essere prodotti solo dopo la consegna dei relativi dispositivi elettronici da parte dei fornitori. 

Manca visibilità. D’altro canto la stessa Volkswagen ha più volte messo in guardia nelle ultime settimane sulle conseguenze di una situazione destinata a rimanere difficile almeno fino al prossimo autunno. L’incertezza e l’instabilità delle forniture hanno spinto i vertici aziendali di Wolfsburg ad affermare di non avere alcuna “visibilità” sull’intero anno. Il gruppo tedesco non è stata in grado di produrre 100 mila veicoli nel primo trimestre e non ha fornito rassicurazioni sulla possibilità di colmare il gap produttivo nel 2021. "La situazione - hanno spiegato da Wolfsburg - è stata resa ancor più grave, per esempio, dalle bufere di neve che hanno colpito il Texas, dove alcuni grandi produttori di chip hanno dovuto interrompere o ridurre la loro produzione. Per questo motivo non si possono escludere ulteriori adeguamenti della produzione”.

Gli altri allarmi. La crisi dei chip sta comunque producendo conseguenze su tutto il settore. La Daimler è stata costretta a chiedere l’accesso alla cassa integrazione per oltre 18 mila lavoratori tedeschi, impiegati tra Brema e Rastatt, da oggi e per almeno sette giorni. Analogo provvedimento è stato chiesto dall’Audi per i suoi operai dell’impianto di Neckarsulm. Altri costruttori hanno preso misure alternative: il gruppo Stellantis, oltre a rallentare o fermare la produzione tra la Francia e l’Italia, ha deciso di sostituire i tachimetri digitali con dispositivi analogici pur di portare a termine la produzione della penultima generazione della Peugeot 308.

Aumentano i colli di bottiglia. In ogni caso, la carenza di semiconduttori sta determinando un impatto sostanziale non solo sul comparto auto. Lo dimostrano i risultati di un sondaggio dell’istituto bavarese Ifo: il Business Climate Index è salito ad aprile a 96,8 punti, solo 0,2 in più rispetto a marzo perché sta venendo meno l’ottimismo sull’andamento dei prossimi mesi. Le cause sono, principalmente, due: i timori per la terza ondata di contagi e i colli di bottiglia nelle forniture di prodotti intermedi che stanno frenando la ripresa economica tedesca (nel solo settore manifatturiero il 45% delle società ha riferito di colli di bottiglia: si tratta della percentuale più elevata dal 1991). 

La situazione oltreoceano. A pagare le peggiori conseguenze sono stati, finora, i costruttori nordamericani. La scorsa settimana, secondo alcune elaborazioni di AutoForecast Solutions, Ford, Stellantis e General Motors hanno subito un calo dei volumi di 80 mila unità solo negli impianti tra Stati Uniti, Canada e Messico. A livello globale e settoriale le perdite sono salite nel giro di una settimana da circa 1,7 milioni di unità a quasi 2,1 milioni e AutoForecast Solutions ha alzato a oltre 3,1 milioni la sua stima sull’impatto complessivo della crisi sui volumi annuali. Come ammesso dall'amministratore delegato della Ford, Jim Farley, la carenza di semiconduttori ha causato “probabilmente il peggior shock di offerta" mai visto dal settore automobilistico. La crisi ha quindi spinto l’Ovale Blu a ripensare del tutto la sua intera filiera delle forniture di componenti critici e a esaminare con attenzione la reazione di altri comparti industriali. A tal proposito Farley ha notato come la maggior parte degli altri settori si sia dotata nel tempo di scorte di sicurezza e possa accedere a un maggior numero di fornitori alternativi.

COMMENTI

  • Ieri ho visto un servizio su Taiwan. Siccome c'è siccità, le fabbriche di chip non hanno abbastanza acqua per raffreddare la produzione, e quindi sono fermi. Per farle funzionare al minimo, il governo ha tagliato l'acqua potabile durante alcune ore della giornata. Pazzesco. Il cambiamento climatico colpisce in maniere veramente sorprendenti.
  • E' giusto che in VAG si preoccupino: senza dei chip in eccesso per fare le prove, come fanno a sviluppare nuovi tarocchi ?
  • Prima la Brexit, poi il Covid-19, ora i microchip, domani la gomma (già se ne comincia a parlare). Inoltre è bastata una nave bloccata nel Canale di Suez che si stava già pensando ad un alzamento dei costi del petrolio e alla chiusura di alcune fabbriche, soprattutto tedesche. Mi sa che è un'economia a dir poco "fragile". Ok una pandemia simile non si sarebbe mai potuta prevedere ma dei microchip.... A meno che ci sia "un cartello orientale" pure lì a livello di automotive. Perché i microchip che vengono montati su di un auto sono una piccola parte della produzione di chi fabbrica questi componenti (vedi TV e smartphone)
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