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Tesla
Ancora ritardi per la Gigafactory di Berlino

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Ancora ritardi per la Gigafactory di Berlino
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Dopo aver realizzato in tempi record la fabbrica di Shanghai, la Tesla pensava di costruire rapidamente anche la sua Gigafactory alle porte di Berlino. Tuttavia, i vertici di Palo Alto hanno fatto, come si suol dire, “i conti senza l’oste”. La burocrazia si sta infatti aggiungendo agli svariati problemi che stanno rallentando il progetto da diversi mesi, costringendo l’azienda statunitense a confermare a rinviare a fine anno l'avvio delle produzioni, inizialmente previsto per luglio. La Germania, che concede molte agevolazioni, a partire dai permessi di costruzione temporanei (che consentono di avviare un progetto anche senza l’autorizzazione definita), pretende infatti un ferreo rispetto delle normative. 

Servono nuovi documenti. La fabbrica di Grunheide è da tempo oggetto di polemiche e critiche. Diverse associazioni di ambientalisti e di cittadini hanno sollevato dubbi sull’impatto che la realizzazione dell'impianto industriale avrà sulle falde acquifere e sulla conservazione della flora e della fauna locale. In alcuni casi sono state interpellate anche le autorità giudiziarie, che però hanno sempre respinto i ricorsi e le relative richieste di blocco dei lavori. Per la Tesla, ulteriori problemi sono emersi con il licenziamento del responsabile dei lavori, con la mancanza di alcune strutture fondamentali e con la difficoltà dell’azienda di reclutare il personale necessario. Ora, i maggiori ostacoli sono di natura burocratica: la Tesla, secondo quanto rivelato dal ministero dell’Ambiente del Brandeburgo, dovrà presentare di nuovo l’intera documentazione del progetto. 

Chiesta una modifica. Il motivo è legato all’intenzione dell’azienda di modificare la domanda di autorizzazione generale per includere le richieste dei permessi per la costruzione e la gestione della fabbrica di batterie annessa all’impianto di assemblaggio, destinata a ottenere i finanziamenti pubblici approvati a gennaio dall’Unione europea. In pratica, i documenti dovranno essere di nuovo sottoposti all’esame dei funzionari dei vari uffici e, pertanto, il processo autorizzativo dovrà ripartire da zero, anche se alcune fasi, grazie alle precedenti verifiche, potranno essere saltate: si parla di circa tre mesi supplementari a causa delle tempistiche necessarie per l'ulteriore revisione. Inoltre, la prassi renderà necessario riaprire le consultazioni con il pubblico, e quindi non sono esclusi ulteriori ritardi. Si parla comunque di tempi del tutto incerti: "Decisioni sul corso della procedura e sulla sua durata - hanno spiegato dal ministero dell’Ambiente del Brandeburgo - potranno essere prese solo in un secondo momento, dal momento che non sono disponibili informazioni più dettagliate sulla tipologia e sulla portata delle modifiche richieste dalla Tesla”.

Qualità, non velocità. L’azienda guidata da Elon Musk deve ancora ottenere la valutazione di impatto ambientale definitiva (la procedura è in sospeso da mesi) e, in ogni caso, deve rispettare i diktat delle autorità locali. "La prima vettura uscirà dalla catena di montaggio quando entrerà in vigore l'approvazione finale e l'impianto sarà completato", ha messo in chiaro il ministro dell'Economia del Brandeburgo, Jörg Steinbach. "Oggi non è possibile fornire una data per il completamento del processo autorizzativo, perché nell'esecuzione dei lavori applichiamo il principio della qualità, e non quello della velocità”. In ogni caso, il procedimento si sta rivelando decisamente più lungo di quello cinese: la fabbrica di Shanghai è stata aperta dopo neanche 11 mesi dal via libera delle autorità, mentre per Berlino sono già passati 16 mesi da quando è stata presentata la domanda da parte della Tesla. La Casa californiana ha già criticato pubblicamente le lungaggini burocratiche tedesche e manifestato il proprio disappunto, alimentando, così, malumori ai vertici dello Stato federale del Brandeburgo, che aveva istituito un’apposita task force per supportate il processo autorizzativo. 

Tubi senza permesso. Va detto che alcuni problemi finora emersi sono di esplicita responsabilità della Casa californiana. Finora il progetto è andato avanti grazie a permessi temporanei, con i responsabili che dovevano chiedere di volta in volta le autorizzazioni per eseguire determinati lavori. In questo processo, però, qualche passaggio deve essere saltato. Il 25 marzo, infatti, le autorità di bacino del distretto Oder-Sprea hanno condotto un’ispezione scoprendo la posa non autorizzata di alcune tubature sotterranee per il sistema fognario e l’approvvigionamento idrico. Il giorno dopo, le autorità hanno disposto il divieto di continuare i lavori, tolto solamente il 12 aprile. La Tesla si è difesa affermando di aver ricevuto in passato i relativi permessi, e di non aver apportato modifiche al progetto. Intanto, però, il ministero dell’Ambiente ha iniziato le valutazioni del caso, per verificare la possibilità di comminare una sanzione pecuniaria ed, eventualmente, di avviare un procedimento giudiziario. 

COMMENTI

  • Ci mette meno a farla su Marte
  • Chiudiamo l'ilva e fate ponti d'oro alla Tesla. Sarebbero contenti soprattutto i tarantini per la fine delle emissioni nocive e la salvaguardia dei posti di lavoro degli operai che sarebbero stracontenti di riqualificarsi. Purtroppo i giochi andavano fatti prima.. ma sognare.. perchè no? Magari Musk manda a quel paese i tedeschi e magari potrebbe costruirla a Taranto :-)
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  • Chi la dura la vince
  • Beghe grosse per Musk in Germania. Io glielo avevo detto di farla nel Sud Italia la Giga Factory.
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