Si prevedono ulteriori ritardi per l’avvio delle attività produttive nell’impianto della Tesla in costruzione alle porte di Berlino: secondo indiscrezioni raccolte da Automobilwoche, la fabbrica non dovrebbe aprire prima della fine di gennaio del 2022. 

Le concessioni di Musk. In particolare, l'amministratore delegato Elon Musk avrebbe concesso ai responsabili del sito produttivo altri sei mesi in più per completare l'intero progetto: se così fosse, non verrebbero rispettati né il programma originario né la tempistica indicata recentemente dalla Tesla stessa. La Casa californiana, nella sua nota ufficiale relativa alla divulgazione dei conti trimestrali della Casa, aveva infatti comunicato di aver rinviato alla fine del 2021 l’avvio della produzione inizialmente fissato per il mese di luglio a Grünheide. 

I motivi. Grazie ai permessi temporanei concessi dalle autorità locali, la Tesla sembra a buon punto nei lavori di costruzione delle strutture principali, del reparto presse e dei locali per la verniciatura. Tuttavia, la Casa deve integrare la documentazione per l’autorizzazione definitiva (manca ancora la valutazione di impatto ambientale da parte delle autorità competenti del Land del Brandeburgo) con la domanda per annettere l'impianto di produzione delle batterie, da pochi mesi entrato tra i progetti Ipcei (Progetto di Interesse Comune Europeo) approvati dall’Unione europea. Tale integrazione comporterà il riavvio dell’intera procedura autorizzativa e, in particolare, la necessità di riaprire il processo di consultazioni pubbliche. Tutto ciò spiega i ritardi per il completamento di un impianto che dovrebbe sforare 500 mila veicoli l’anno e impiegare quasi 12 mila persone. La Tesla pensava di costruire la fabbrica tedesca in tempi analoghi a quelli che erano serviti per allestire la gigafactory di Reno, in Nevada, o per il sito cinese di Shanghai, realizzato in meno di un anno. Tuttavia, a Palo Alto non hanno fatto i conti con la burocrazia e le normative tedesche, e soprattutto con le difficoltà di realizzare da zero un impianto industriale in un’area urbanizzata e, comunque, in un contesto completamente diverso dal deserto del Nevada o dall'area economica speciale di Shanghai, dove i processi autorizzativi sono accelerati da leggi molto meno severe e complesse di quelle tedesche.