Industria e Finanza

Northvolt
Anche la Compagnia di San Paolo ha partecipato all’ultima raccolta fondi

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Anche la Compagnia di San Paolo ha partecipato all’ultima raccolta fondi
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Se veramente il governo italiano intende cercare investitori finanziari e industriali per sostenere la realizzazione di una gigafactory in Italia, allora il processo di ricerca è probabile non incontri grandi ostacoli, visto che in Italia c’è già chi sta scommettendo sulla produzione di batterie, anche se all’estero. Tra gli azionisti della Northvolt figura, infatti, la Compagnia di San Paolo, uno dei principali investitori istituzionali italiani: è una delle maggiori fondazioni di origine bancaria (in portafoglio ha attività finanziarie per un valore di 6,7 miliardi di euro) ed è il primo azionista dell’istituto di credito Intesa Sanpaolo, con il 6,12% del capitale. L’ente torinese ha partecipato all’ultima raccolta fondi che ha consentito all’azienda svedese di raccogliere, nel complesso, 2,75 miliardi di dollari, da destinare all’incremento della capacità di produzione di celle di batterie e ad attività di ricerca e sviluppo.

Il sostegno finanziario. La Compagnia di San Paolo ha sostenuto il progetto della Northvolt sin dal primo aumento di capitale, riservato a investitori istituzionali e realizzato sul finire del 2019. Ora, con il nuovo impegno, ha portato a circa 42 milioni di dollari la sua scommessa sulla startup svedese. Scommessa nata, tra l’altro, dalla presenza di un italiano, per di più torinese, nelle file dei fondatori della Northvolt: si tratta di Paolo Cerruti, ingegnere aerospaziale con un passato alla Renault-Nissan e alla Tesla, che oggi è direttore operativo dell’azienda scandinava. La Compagnia ha creduto nel progetto nella convinzione che la Northvolt possa diventare un leader europeo delle batterie e rappresenti l’opportunità, con un interessante investimento, di "partecipare allo sviluppo di un modello di economia sostenibile e in una produzione che permetta anche di poter leggere quelli che saranno i trend di sviluppo del settore automotive, così importante per il proprio territorio di riferimento”. D’altro canto, la Compagnia ha sede nella capitale dell’auto italiana, in quella Torino che si è di recente candidata a ospitare la gigafactory che Stellantis vorrebbe realizzare in Italia.

I progetti di Northvolt. Di sicuro nella Northvolt la compagnia ha affiancato investitori di peso: l’ultimo aumento di capitale ha visto, per esempio, la partecipazione di nuovi fondi di investimento e pensionistici, come il canadese Omers, e di vecchi azionisti quali Goldman Sachs Asset Management, Volkswagen, che ha versato 500 milioni di euro per mantenere il 20% della sua partecipazione, Scania, Daniel Ek (numero uno di Spotify), Cristina Stenbeck (presidente di Zalando) o la IMAS Foundation della famiglia proprietaria dell’Ikea. Compresi gli ultimi proventi, la Northvolt ha raccolto oltre 6,5 miliardi di dollari per sostenere piani di espansione che prevedono, per il 2030, di arrivare a oltre 150 GWh di capacità produttiva annua in Europa. La prima gigafactory sarà realizzata a Skellefteå, nel nord della Svezia, risulterà operativa entro la fine dell’anno e la sua capacità verrà ampliata dagli originari 40 GWh a 60 GWh, per soddisfare la crescente domanda di alcuni clienti. Finora l’azienda si è garantita 27 miliardi di dollari di contratti da alcuni clienti chiave, tra cui BMW, Fluence, Scania e Volkswagen, che da sola ha piazzato un ordine da 14 miliardi di dollari. La Northvolt prevede attualmente di costruire almeno altre due fabbriche in Europa nel prossimo decennio e sta attivamente valutando l'opportunità di costruire il suo secondo impianto in Germania.

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