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Gruppo Volkswagen
L'ad Diess: "Cupra? Vende già più di Alfa Romeo"

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"Cupra, con i suoi modelli emozionali costruiti sulla piattaforma tecnologica Volkswagen Mqb, sta già vendendo più dell'Alfa Romeo e rapidamente crescendo sia nella qualità sia nella quantità delle vendite". Firmato: Herbert Diess. Non un pinco pallino qualunque, ma l'amministratore delegato del gruppo Volkswagen. Che proprio in virtù dei risultati ottenuti durante il suo primo mandato, si presentava oggi alla presentazione del piano "New Auto" fresco di un rinnovo fino al 2025 annunciato soltanto tre giorni fa.

Una sottolineatura. Inquadrata in questa prospettiva, la dichiarazione odierna di Diess, al pari delle altre considerazioni sui marchi del portafoglio Volkswagen, rappresenta in qualche maniera una sottolineatura sulla bontà delle scelte effettuate nel corso degli scorsi tre anni, certo tra i più difficili nella storia del gruppo, a metà del guado tra il dopo-dieselgate e lo start-up della rivoluzione elettrica avviata sotto il segno della gamma ID.

Retrogusto amaro. Ma è chiaro che una considerazione del genere non può che avere un retrogusto amaro per gli appassionati del Biscione. Per quanto l'ex gruppo FCA oggi convogliato in Stellantis non diffondesse cifre di dettaglio sui volumi dei singoli marchi, non è un mistero che le vendite del brand si siano affievolite nel tempo, fino a scivolare ben al di sotto delle centomila unità l'anno. Volumi lontani anni luce dalle promesse dei 400 mila pezzi che ancora nel 2018, al Capital markets day di Balocco, venivano date come fattibili.

Sogno proibito. C'è però una terza, e ancor più rilevante, riflessione da buttare giù sulle parole di Diess. E cioè che vuoi o non vuoi, l'Alfa, per la Volkswagen, rappresenta ancora oggi una via di mezzo tra un termine di paragone, un'occasione mancata e un sogno proibito. Altrimenti non avrebbe senso tirare in ballo un marchio ormai di nicchia (l'unico non appartenente al gruppo citato nella conferenza oggi, peraltro) nella cornice di un evento in cui si parla di decine di milioni di macchine come fossero caramelle.

Quanti avvicinamenti in passato. Wolfsburg ha accarezzato quel sogno molte volte. Ha dato un'anima sportiva alla Seat, da fine anni '90, per contrastarla, l'Alfa. È arrivata, nel 2011, sotto la dirigenza di Martin Winterkorn, a delineare un piano industriale tutto sulla carta, in vista di una sua potenziale acquisizione. Le ha fatte disegnare, delle ipotetiche Alfa Romeo "tedesche", a quel Walter de' Silva che da lì veniva e che lo conosceva bene, quel marchio. E l'Alfa ancora oggi è lì, nei pensieri e nelle parole della dirigenza.

Fattore Alfa. Non fatevi fantapolitiche mentali. Primo perché le parole odierne di Diess non hanno quel tipo di implicazione lì. E secondo perché Stellantis ha delle idee molto chiare sul futuro dell'Alfa. Ma una cosa, quel virgolettato, la dice con chiarezza: quel marchio vecchio di 111 anni ha ancora oggi un valore che va molto, molto oltre i suoi dati di vendita. E per questo va trattato con rispetto, competenza e ambizione.

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