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Emissioni
Acea: "Obiettivi Ue impossibili senza un forte impegno"

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Acea: "Obiettivi Ue impossibili senza un forte impegno"
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L’obiettivo di tagliare di almeno il 55% le emissioni di CO2 delle auto e dei furgoni di nuova immatricolazione entro il 2030 non è raggiungibile senza un coordinamento delle politiche nazionali e un forte impegno da parte di tutte le parti coinvolte. È questo il primo commento dell’Acea alle proposte avanzate dalla Commissione europea contenute nel pacchetto di interventi per il contrasto dei cambiamenti climatici denominato "Fit for 55". L’associazione dei costruttori europei, in attesa di esaminare nel dettaglio le misure, ha reagito all’iniziativa del massimo organo esecutivo della Ue con un’articolata risposta in cui, sostanzialmente, si ribadiscono le posizioni finora tenute dal settore in materia di riduzione delle emissioni e di transizione energetica.

Approccio multi-tecnologico. Innanzitutto, l’Acea sottolinea ancora una volta l’impegno delle case automobilistiche nell'abbattimento delle emissioni: "Tutti i membri sostengono l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e investono miliardi di euro in tecnologie innovative e sostenibili. Tuttavia, vietare una singola tecnologia non è una soluzione razionale in questa fase, soprattutto quando l'Europa sta ancora lottando per creare le giuste condizioni abilitanti per i veicoli a propulsione alternativa. Serve dunque un approccio olistico e, ancor di più, degli impegni vincolanti da parte di tutte le parti in causa". "Obiettivi climatici ambiziosi - ha rimarcato Oliver Zipse, presidente dell’associazione e amministratore delegato della BMW - richiedono un impegno vincolante da parte di tutte le parti coinvolte. La Commissione europea oggi ha fatto presente molto chiaramente che il Green Deal può avere successo solo con obiettivi obbligatori per il potenziamento delle infrastrutture di ricarica e rifornimento in tutti gli Stati membri". "Tutto ciò - ha aggiunto Zipse - sarà essenziale per ricaricare i milioni di veicoli elettrici che le case automobilistiche europee porteranno sul mercato nei prossimi anni e per fornire una riduzione senza precedenti delle emissioni di CO2 nel settore dei trasporti”.

Servono più sforzi. Per l’Acea, il problema da affrontare è sempre lo stesso: l’elettrificazione dell’offerta deve essere accompagnata da adeguate politiche per la realizzazione delle reti di ricarica. L'obiettivo di ridurre la CO2 del 55% (rispetto ai valori di quest'anno) entro il 2030 è "molto impegnativo e richiede certamente un corrispondente obiettivo vincolante per gli Stati membri, che devono costruire le necessarie infrastrutture di ricarica e rifornimento". Inoltre, il nuovo target "accelererà in modo significativo la trasformazione strutturale della catena del valore del settore automobilistico, richiedendo un'attenta gestione per ridurre al minimo l'impatto sull'economia e sui posti di lavoro". Zipse ha aggiunto che la proposta della Commissione "comporta un ulteriore, massiccio aumento della domanda di mercato di veicoli elettrici in un breve lasso di tempo. Senza un significativo aumento degli sforzi da parte di tutte le parti interessate, inclusi gli Stati membri e tutti i settori coinvolti, l'obiettivo proposto semplicemente non è raggiungibile".

Non demonizzare i motori tradizionali. Secondo l'Acea, che chiede di non demonizzare il motore a combustione interna, l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 100% entro il 2035 rappresenta un bando vero e proprio ai propulsori endotermici: "Tutte le opzioni, inclusi motori a combustione interna altamente efficienti, le auto ibride, i veicoli elettrici a batteria e a idrogeno, devono svolgere il loro ruolo nella transizione verso la neutralità climatica, in particolare mentre lavoriamo per ridurre l'impronta di carbonio dell'intera flotta di mezzi su strada, quindi non solo di quelli nuovi. Non è il motore a combustione interna a essere dannoso per l'ambiente, ma i combustibili fossili". "Nel contesto delle restrizioni tecnologiche proposte dal 2035 in poi, esortiamo tutte le istituzioni dell'Ue a concentrarsi sull'innovazione piuttosto che a imporre o a vietare una tecnologia specifica", ha sottolineato Zipse.

I dubbi dell’associazione. L’Acea ha poi commentato la proposta della Commissione di rendere vincolanti per ogni Paese gli obiettivi sul fonte della realizzazione delle infrastrutture di ricarica e rifornimento. Da una parte l’associazione la accoglie con favore, ma da un’altra esprime alcuni dubbi. A preoccupare è il riferimento ai soli 3,5 milioni di punti di ricarica da realizzare entro il 2035, una cifra di molto inferiore rispetto a quanto sarebbe auspicabile. D’altro canto, la stessa Commissione ha calcolato che per ottenere un'ulteriore diminuzione del 50% delle emissioni di CO2 delle auto entro il 2030, servirebbero circa 6 milioni di punti di ricarica pubblici. Infine, viene considerata in modo positivo la proposta di estendere il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione ai carburanti per il trasporto su strada: per l'Acea aiuterà a fissare un "prezzo visibile sul carbonio, incentivando così l'uso di carburanti a basse o zero emissioni. Se il quadro normativo viene impostato correttamente, ciò potrebbe contribuire a rendere i veicoli a emissioni zero competitivi e attraenti per i nostri clienti". Le proposte della Commissione devono, comunque, sottostare a un lungo processo negoziale che interesserà il Parlamento europeo, i 27 Paesi membri e altri organi comunitari: secondo l’associazione, "sarà difficile garantire che tutti i diversi pezzi di questo puzzle 'Fit for 55' si incastrino e creino un quadro di supporto coerente". "Un forte coordinamento politico sarà quindi essenziale per raggiungere l'obiettivo finale di affrontare il cambiamento climatico nel modo più efficiente, mantenendo la mobilità alla portata di tutti gli europei e preservando i posti di lavoro. I responsabili politici hanno la storica possibilità di fare tutto ciò per bene", ha concluso il direttore generale dell’Acea, Eric-Mark Huitema.

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