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Emissioni
Dal settore auto tante critiche e pochi sostegni alle proposte della Commissione europea

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Dal settore auto tante critiche e pochi sostegni alle proposte della Commissione europea
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La proposta della Commissione europea di rendere ancor più rigorosi i limiti alle emissioni delle automobili è stata accolta con molto scetticismo all’interno del settore automobilistico. Certo, non manca nemmeno chi ha espresso entusiasmo, ma a conti fatti prevalgono le voci critiche e le preoccupazioni per il futuro del comparto. 

I timori della Clepa. La Clepa, per esempio, ha assunto una posizione simile a quella espressa dall’Acea. L’associazione dei fornitori di componentistica, infatti, ritiene che la Commissione abbia perso "l'occasione per promuovere l'adozione di combustibili rinnovabili" e che l’Europa "voglia così rinunciare a una tecnologia strategica come quella del motore a combustione, mettendo a rischio posti di lavoro e competitività e concentrandosi su una soluzione come l’elettrico che non è ancora adatta ad alcune esigenze di trasporto". La Clepa condivide ovviamente gli intenti di Bruxelles nella lotta al cambiamento climatico, ma sottolinea la necessità di avere "un approccio tecnologicamente aperto", perché solo questo "ridurrebbe le emissioni più rapidamente e sosterrebbe l'occupazione e la competitività europee”.   

Le critiche della Vda. Non dissimile è il giudizio della Vda, l’associazione di categoria più importante in Europa, visto che rappresenta il settore automotive tedesco. “L'industria automobilistica sostiene l'obiettivo della Commissione Europea di rendere l'Europa il primo continente al mondo a essere climaticamente neutrale entro il 2050”, afferma il presidente Hildegard Müller. "Il pacchetto 'Fit for 55' persegue quindi gli obiettivi giusti, ma sta imboccando la strada sbagliata in settori importanti" avverte la Vda. "Gli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 dei veicoli - spiega il massimo rappresentante dell'associazione - non tengono conto del fatto che gli strumenti proposti non creano prerequisiti importanti per una trasformazione di successo”. In particolare, per Müller, lo stop alla vendita di veicoli endotermici "è ostile all'innovazione ed è il contrario dell'essere aperti alla tecnologia. La libertà di scelta dei consumatori è inutilmente limitata. Di conseguenza, la richiesta accelerazione verso la trasformazione è difficilmente realizzabile, soprattutto per molti fornitori. L'impatto sui posti di lavoro in questo settore sarà significativo”.

Le altre voci dalla Germania. Sempre dalla Germania sono giunte le prese di posizione di alcuni esponenti del settore. Il responsabile dello Sviluppo della Daimler, Markus Schäfer, ha affermato ad Automobilwoche che gli obiettivi della commissione "sono molto, molto ambiziosi. Non sono irrealistici, ma richiederanno una profonda ristrutturazione della società”. Per Michael Frick, attuale numero uno del fornitore Mahle, manca un equilibrio tra "tutela dell'ambiente, sviluppo tecnologico e occupazione nelle proposte della Commissione. Imporre una tecnologia contraddice il concetto di libero mercato e l'idea di concorrenza e mette in pericolo posti di lavoro in Germania e in Europa”. Critiche sono arrivate anche dal potente sindacato dei metalmeccanici tedesco, l’IG Metall, mentre una della poche voci entusiastiche è quella dell'ad del gruppo Volkswagen Herbert Diess, che già in passato aveva espresso il proprio appoggio a qualsiasi proposta di accelerazione della transizione verso l'elettrico. Su Twitter, il numero uno del costruttore tedesco ha scritto: "il GreenDeal europeo rappresenta un'opportunità!" L'elettrificazione sarà accelerata ancora una volta e supportata da obiettivi vincolanti per le infrastrutture di ricarica”. Diess ha quindi aggiunto in un secondo post: “Il gruppo Volkswagen è pronto: nel 2030, la quota di auto elettriche nel nostro parco auto europeo sarà di circa il 60%. In Germania, raggiungerà probabilmente il 75%. Entro il 2030, la mobilità elettrica sarà dominante in tutti gli Stati membri dell’Ue!”, ha aggiunto Diess invitando tutti i Paesi a sostenere le proposte della commissione. 

COMMENTI

  • Se non crediamo che la CO2 sia un problema, puntiamo pure a bloccare questa iniziativa. ma se ci crediamo, non ci sono alternative: o si cambia o l'umanità affronterà una crisi economico/ambientale che la vicenda del COVID sembrerà una bazzeccoluccia. Il mercato andrà oltre questi limiti: basta provare una elettrica che ci si rende immediatamente conto che si sta paragonando un telefono analogico con un telefonino di ultima generazione. Basta dare delle colonnine a ricarica lenta (anche 6 kWh) in tutti i parcheggi residenziali e il gioco è fatto. senza bisogno di altri incentivi.
  • Ovviamente WV deve procurarsi un ritorno sugli enormi investimenti che sta effettuando sui BEV, e probabilmente metterà in azione una pressante azione di lobby sulla Commissione Europea onde ottenere incentivi per i medesimi, senza i quali al momento sono fuori mercato per una molteplicità di fattori, più volte citati. Resta il fatto che è a dir poco assurdo imporre ope legis un tale cambiamento: chiunque dotato di un minimo di buon senso capisce che nel momento in cui i BEV saranno competitivi sotto tutti gli aspetti, o addirittura superiori, alle auto con motore termico saranno gli stessi acquirenti ad indirizzare su essi i loro acquisti. Spero che i cittadini europei si ricordino, soprattutto in occasione delle elezioni, di essere tali e non sudditi
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  • Volkswagen ha puntato tutto sull'elettrico. Se l'elettrico non decolla sarà la Lehman Brothers dei prossimi anni.
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