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Emissioni
Cingolani: "Con la proposta di Bruxelles la Motor Valley chiude"

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Cingolani: "Con la proposta di Bruxelles la Motor Valley chiude"
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La proposta della Commissione europea sul fronte del taglio delle emissioni delle auto, con il conseguente bando alla vendita delle endotermiche dal 2035, rischia di far chiudere i battenti alla Motor Valley italiana, scrigno di eccellenze automobilistiche senza pari al mondo. A delineare un quadro estremamente negativo per il distretto emiliano è il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, intervenuto al seminario "Transizione verde e gusto del futuro" promosso dalla Fondazione Symbola. 

Potenziale pericolo. "In questi giorni stiamo parlando con l’automotive", ha detto Cingolani. "È chiaro che c'è una grandissima opportunità nell'elettrificazione, ma pensate alla Motor Valley: la Commissione europea ha comunicato che anche le produzioni di nicchia, come Ferrari, Lamborghini, Maserati, McLaren, cioè le supersportive, dovranno adeguarsi al 2030 al full electric. Questo vuol dire che, a tecnologia costante, ad assetto costante, la Motor Valley la chiudiamo". Le dichiarazioni di Cingolani non devono sorprendere più di tanto: il ministro, infatti, ha già lanciato chiari avvertimenti sulle conseguenze di un processo di transizione energetica in campo automobilistico non adeguatamente accompagnato da approfondite conoscenze in ambito tecnologico. D'altro canto, è bene ricordare che Cingolani è considerato uno dei massimi esperti mondiali in campo scientifico: nel suo curriculum c’è la fondazione a Genova dell'Istituto Italiano di Tecnologia, uno dei principali centri di ricerca applicata d’Italia e, forse del mondo, in discipline quali robotica, biotecnologie, materiali avanzati e anche energia. Dall’alto delle sue competenze Cingolani non nasconde, da ormai diversi mesi, i suoi dubbi sull’auto elettrica. "Se oggi pensassimo di avere una penetrazione del 50% di auto elettriche sin da subito", ha spiegato il ministro in una delle sue ultime dichiarazioni, "non avremmo nemmeno le materie prime per farle e non avremmo la rete elettrica per gestirla".   

Il tema della riconversione. "Nel quadro della transizione bisogna tenere conto che migliaia di persone ed imprese sono chiamate a riconvertire le loro attività, e non è cosa automatica", ha aggiunto Cingolani, sottolineando che "la transizione deve avere un tempo specifico: se siamo troppo lenti, falliremo come homo sapiens, ma se andiamo troppo veloci falliremo come società", è l'avvertimento. "Sono molto preoccupato per l'impatto di una transizione sbagliata nei prossimi anni per i figli dei miei figli, ma anche per una transizione sbagliata nei prossimi 10 anni per centinaia di migliaia di famiglie in Europa e nel resto del mondo. La giusta lettura della sostenibilità è un enorme problema geopolitico: si tratta di una grandissima opportunità, ma questo tipo di grandi rivoluzioni avvengono sull'asse dei tempi, se pretendiamo di farla troppo velocemente le vittime saranno troppe, se la faremo troppo lentamente le vittime saranno troppe lo stesso: nel primo caso muoiono di fame, nel secondo di ambiente. Se non operiamo sull'asse dei tempi e nella maniera corretta ci ritroveremo con decine di migliaia di famiglie che hanno perso il lavoro e secondo me questo è un principio di insostenibilità paragonabile a quello creato dell’ambiente. Dobbiamo trovare un compromesso: su questo punto bisognerà fare delle lunghe riflessioni".

COMMENTI

  • Uauh! Dopo un lustro ci stiamo accorgendo che la transizione imposta dai pasdaran dell'elettrico manderà a casa migliaia di lavoratori italiani! Ma noi non eravamo quelli che che 2 o 3 anni fa hanno incentivato (con soldi dei contribuenti italiani) gli acquisti di auto elettriche, nessuna prodotta in Italia, e introdotto il malus per le auto a gasolio anche euro 6, "fiore all'occhiello" della nostra produzione? Purtroppo ora mi sembra troppo tardi per recriminare!
  • Non è vero sono solo battute per gli interessi del suo amico Renzi, sponsorizzato dai sauditi questo la dice tutta sulla sua onestà
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  • L'allevamento per emissioni incide come se non più delle auto ma nessuno si accanisce contro di esso. Non se ne parla proprio a livello politico.
  • Se l'uso dell'auto incide sulle emissioni di CO2 "solo" per il 12-14%, perché continuare a prendersela sempre e solo con l'auto? E il restante 88% come pensano di "abbatterlo". Scusate ma non riesco a comprendere assolutamente queste "isteriche" proposte.
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  • Più Cingolani e meno marionette, anche in Commissione Europea, e magari anche nei CdA delle banche che contano, delle case automobilistiche, nei consigli delle varie fondazioni che vivono di finanziamenti cinesi… la lista è lunga.
  • Il sasso l'aveva già lanciato una persona al di sopra di ogni sospetto, Akio Toyoda. Va incoraggiata la neutralità tecnologica senza imporre dall'alto una soluzione a scapito di altre.
  • Il full electric non si può imporre come unica tecnologia ecocompatibile, anche perché si possono avere motori a idrogeno o alimentati con biocarburanti o carburanti sintetici senza quindi rinunciare al piacere di guida dei motori endotermici soprattutto per le auto sportive. Nessuno ha mai imposto una tecnologia per decreto, dalla corrente alternata al posto della continua ai TV led al posto del tubo catodico, la strada si è fatta da sola con lo sviluppo tecnologico.