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2035 ed Euro 7: la sorte del motore a scoppio

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2035 ed Euro 7: la sorte del motore a scoppio
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La Commissione europea è stata chiara: entro il 2035, il Vecchio continente dovrà votarsi esclusivamente alla mobilità elettrica. È un obiettivo da tutti considerato estremamente ambizioso, perché Bruxelles non ha delineato un quadro di alternative valide per raggiungere tale traguardo e, soprattutto, non ha esplicitato la propria visione sul futuro del motore a scoppio (forse per non irretire Paesi importanti come Germania e Francia?). In ogni caso, molti ritengono che dietro le proposte della Commissione non ci sia altro che un futuro dominato dalle auto a batteria. Nel 2035 dovremo dunque dire addio ai veicoli endotermici? In realtà, ciò potrebbe avvenire qualche anno prima e per altre proposte attualmente in fase di definizione all’interno dei palazzi dell’Unione europea.

I nuovi standard Euro 7. Il dilemma, in buona sostanza, riguarda la nuova normativa Euro 7, tanto temuta dal settore automobilistico e, di conseguenza, osteggiata non solo dai costruttori, ma anche da diversi Stati particolarmente esposti alle produzioni motoristiche tradizionali. Per farla breve, l’attuale situazione è ancora molto fluida, in quanto oggetto di serrate trattative tra i funzionari europei e i vari rappresentanti dei Paesi membri. Sembra, però, che alcuni risultati siano già stati raggiunti: è molto probabile che i nuovi standard entrino in vigore nel 2027 (e non più nel 2026) e, soprattutto, che siano meno restrittivi rispetto agli auspici originari indicati dalla Commissione prima delle tradizionali consultazioni pubbliche, avviate l'anno scorso. All’interno del settore, molti avranno tirato un sospiro di sollievo: tutti, nessuno escluso, ritenevano infatti che i diktat di Bruxelles avrebbero portato all’abbandono immediato dei motori a combustione interna. I costi necessari per adeguarsi alle nuove normative erano considerati troppo eccessivi, anche perché non era giustificabile investire risorse per sostenere programmi di sviluppo su tecnologie destinate, in ogni caso, all’estinzione. La Commissione, dunque, sembra aver ridimensionato le sue pretese. Un ruolo chiave probabilmente l'ha avuto la "moral suasion" di una serie di Paesi, i quali hanno fatto capire ai funzionari europei le conseguenze, per lo più occupazionali, che un addio anticipato alle endotermiche avrebbe avuto sul tessuto industriale del continente.

Le nuove proposte. Con l'Euro 7, l'appuntamento è stato comunque rinviato di qualche anno: in fin dei conti, la proposta di Bruxelles per una mobilità a zero emissioni, inserita nel pacchetto di misure "Fit for 55" per il contrasto del cambiamento climatico, sancisce di fatto la morte del motore a scoppio. All’interno del settore tutti sanno che, un giorno o l’altro, bisognerà adeguarsi: per questo motivo, infatti, sono ormai decine le Case automobilistiche prossime ad abbandonare l’endotermico già tra pochi anni. Il problema più grande, però, riguarda il percorso da imboccare per raggiungere un obiettivo pienamente condivisibile: il mondo dell'auto - è bene rimarcarlo più e più volte - non intende confutare le politiche di contrasto ai cambiamenti del clima e lo dimostrano le varie iniziative messe in atto, a prezzo di grandi sacrifici economici, per decarbonizzare la filiera, rendere meno inquinanti i processi produttivi o studiare soluzioni per ridurre le emissioni già con l'attuale standard Euro 6d. A venire messo in dubbio, di contro, è l’approccio seguito dalla Commissione per imporre la sua visione del futuro. Non a caso, Carlos Tavares, amministratore del gruppo Stellantis, ha definito la transizione verso l’auto elettrica "una brutale imposizione calata dall’alto". In tal modo, il manager lusitano non ha fatto altro che confermare quanto l'industria automobilistica abbia perso la sua capacità di farsi sentire nelle sacre stanze del potere. È una delle conseguenze di lungo termine del dieselgate e un visionario del calibro di Sergio Marchionne lo aveva già messo in conto appena scoppiato lo scandalo, quando si parlava più degli effetti economici e del danno di immagine in capo alla Volkswagen che delle ripercussioni per l’intero comparto. 

Approccio olistico. I costruttori non sono dunque riusciti a far arrivare la loro voce ai piani alti di Bruxelles e non ci riescono da anni. Eppure il settore, dall’alto della sua specifica conoscenza dell’evoluzione delle tecnologie legate all’auto, non chiede altro che alternative percorribili rispetto a una visione incentrata esclusivamente sulle vetture a batteria. Le Case, subito dopo la pubblicazione della proposta della Commissione, lo hanno dettocon chiarezza: serve un approccio olistico, ossia multi-tecnologico. Significa prendere in considerazione anche soluzioni in grado di abbattere l’inquinamento, ma senza l’analogo impatto che i modelli alla spina hanno sull’intero sistema economico: è il caso dei carburanti sintetici e dell’idrogeno, che potrebbero sfruttare le attuali infrastrutture senza richiedere sforzi supplementari al tessuto industriale europeo, come invece accadrebbe nel caso dell’elettrico puro. In ogni modo, tutte le associazioni di categoria hanno chiesto alle istituzioni di sviluppare ulteriori iniziative, a partire da un coordinamento europeo delle politiche di promozione dei veicoli a batteria per arrivare a imporre impegni vincolanti sul fronte dell’infrastrutturazione ai vari Paesi dell'Unione. In sostanza, il settore chiede di essere ascoltato e ancor di più chiede maggior collaborazione con le istituzioni del Vecchio continente, così da non disperdere il patrimonio di competenze e tradizioni manifatturiere europee e per non lasciare terreno di conquista ad altri concorrenti globali. La Cina ha ormai accumulato un vantaggio, forse incolmabile, nelle tecnologie delle batterie e l’ha fatto perché da anni controlla l’intera catena del valore. Privilegiare l’auto elettrica e non prendere neanche in considerazione altre soluzioni, che già oggi dimostrano di avere un grande potenziale, rischia di relegare l’Europa a una condizione di subalternità. Detto questo, le proposte della Commissione, sia per il 2035, sia per l’Euro 7, dovranno sottostare a un articolato processo dibattimentale e autorizzativo: non sono dunque escluse modifiche che evitino un generale impoverimento tecnologico dell’industria (non solo automobilistica) europea. 

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COMMENTI

  • Boo, impressione anche di mossa politica, si sono stancati di finanziare questi petrolieri arabi, ed ora, hanno detto basta.
  • Oltre al fatto che è ampiamente dimostrato che gli attuali propulsori diesel inquinano poco e più in generale tutti i motori termici sono cosi nonchè come già detto che l'incidenza del comparto è non cosi rilevante mi domando perchè l'Europa. che rappresenta in termini di emissioni un regione già molto virtuosa, si agiti cosi tanto. Non vedo la Cina che emette qualsiasi sorta di schifezze fare altrettanto. Per cortesia cerchiamo di rallentare sto processo inutile al motore termico rendiamoci autonomi proprio dalla Cina a livello industriale e poi ce le faremo noi in Europa le elettriche invece che favorie un paese con smanie di conquista.
  • Lunga vita al motore a scoppio! I governi non son tenuti ad accettare i diktat della Commissione...
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  • Da tempo ormai l'auto è considerata l'elemento più inquinante dell'intera ciclo socio produttivo, mentre in realtà non arriva al 13% dell'intero apporto di CO2 ed ossidi di azoto. Ma governati da politici attenti soprattutto al consenso elettorale e non al restante 87%, ed a cosa si potrebbe fare per ridurre in modo significativo l'inquinamento complessivo butteremo via con l'acqua sporca anche il bambino. Personalmente non ho visto sfrecciare molti di questi personaggi a bordo di autoblu ad elettroni ché, viaggiando ad andature ben oltre i limiti autostradali, dovrebbero sostare ogni 200...300Km anche con la Tesla dotata del pacco batterie più capiente.
  • Auto esclusivamente elettrica per tutti dalò 2035 ? Faremo un gigantesco bagno di sangue...... e non lo dico solo io, lo ha profetizzato anche il Presidente della Toyota (la prima ditta al mondo a produrre un'auto ibrida già 20 anni fa...)
  • Forse dovrebbero farsi alcune domande. Quanta energia elettrica serve per alimentare il parco auto? Ce l'abbiamo? L'intero ciclo inquina davvero molto meno dell'attuale? Quanti vivono in grandi città e quanti in piccoli centri, magari isolati? Come mai le soglie di inquinanti vengono sempre superate in inverno? Chi non ha un box, dove ricarica? Mettiamo una colonnina per ogni posto auto esistente? Ok avere progetti ambizioni, ma prima studiamone la realizzabilità. Ultimo dettaglio: parlare di emissioni zero piace molto e suona benissimo, ma è serio ignorare che la corrente elettrica non si raccoglie sugli alberi?
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  • Per ridurre le emissioni serve incentivare il trasporto pubblico, ridurre il numero di autovetture dovrà essere un dictat che non significhi comunque ridurre la libertà di movimento. City car, city cross? Ma di cosa parliamo! In città bisogna lavorare sul trasporto pubblico, sulle piste ciclabili! Siamo uno dei paesi con piu' auto pro capite: anziché erogare incentivi per mantenere in piedi un parco auto sovradimensionato, vengano investiti soldi per una mobilità sostenibile. Un'auto a famiglia deve essere sufficiente per chi vive nei grossi centri abitati. In piu' le nuove forme di lavoro a domicilio richiedono sempre meno necessario lo spostamento per raggiungere il posto di lavoro. Certo questo è innanzitutto un processo culturale che va sostenuto dalle giuste politiche di sviluppo della mobilità.
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  • Tanto nomini: Marconi! Una imposizione assurda dalle UE, come se la energia per alimentare le future auto elettriche venga prodotta gratis dalle rinnovabili. Il fatto e' che i legislatori sono andati a colpire laddove era piu' facile e propagandistico agire. La fonte rinnovabile e' una bufala. Cosa succedera' quando migliaia di wind mills verranno installate per sopperire alle fonti fossili? Andate in mare, purche' non si vedano dalla costa, questo e'il mantra. Ma il mare e'ambiente in ogni modo. Infatti la Slovenia ha pianificato una centrale nucleare!! Per quanto riguarda la novita' dell'auto, ricordo all'Illustre Marconi che la auto elettrica era coeva dell'auto con motore termico, anzi era migliore. Aveva un piccolo difetto: la scarsa autonomia delle batterie. Laddove e' stato possibile alimentare i veicoli con la rete aerea (tramways e ferrovia) la trazione elettrica ha avuto successo. Laddove non fu possibile, e' stata abbandonata. Come si puo' considerare progresso aggiungere 400 / 500 kg di batterie per avere una autonomia pari a quella garantibile da 50 litri di benzina e gasolio? Follia! Se il sig. Marconi avesse letto i fumetti di Walt Disney, avrebbe notato che la famosa Nonna Papera aveva una auto elettrica (Detroit Electric del 1908). Non mi sembra un gran progresso. C'e' nessuno inoltre che abbia studiato l'azione delle scariche elettriche su un'auto elettrica? L' auto e' di per se' una gabbia di Faraday, quindi e' insensibile alle scariche esterne. Ma questo e' vero sulle auto attuali, che hanno batterie piccole fino a decine di AH. Ma le auto elettriche hanno 400 kg di batterie e molta piu' carica. E se attirassero le scariche dei fulmini? Allora ci sara' da ridere.
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  • Mi domando come è possibile pensare ad un futuro per l'auto elettrica in Italia se ancora oggi basta qualche climatizzatore in più acceso per mettere in crisi il sistema nazionale elettrico. Se 7 colonnine di alimentazione elettrica per auto necessitano di una previsione di fabbisogno locale elettrico per una cittadina di 3.000 abitanti, come è possibile pensare ad un 40% di popolazione italiana che vive in centri dove spesso l'energia elettrica manca? E come fare per coloro che hanno l'auto in box con il contatore uso pertinenze ( 1,5 Kwh e costo mensile , senza consumare energia, di € 20)? Certo all'estero hanno le centrali nucleari, non è che stanno pensando di rimettere quelle a carbone in Italia per far costare meno l'energia? Insomma non sembra che l'auto elettrica sia proprio per tutti in Italia.
  • Tanto rumore per niente, la maggior parte delle case hanno già chiuso i nuovi progetti di motori endotermici, tutti hanno già in listino auto elettriche e molti comprano plug in, basta guardare le vendite, poi che ci sia qualcuno ritroso e contrariato da tale scenario, normale tanti sono abitudinari e paurosi del cambiamento, ma vorrei ricordare che tutti i passaggi evolutivi sono stati sempre osteggiati da una parte della popolazione, basta vedere il caso dei vaccini, quindi ben venga il futuro elettrico, mi piacerebbe vedere prove di auto moderne non ricordi di un passato che non ritorna, svecchiamo questo paese di cariatidi, in pensione i matusalemme dell'auto, viva il progresso
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  • La Commissione di Brexelles, con i suoi funzionari farlocchi, è il vero nemico dei cittadini europei! Che le imprese automobilistiche (tutte, anche le tedesche) dicano chiaro e tondo ai ptopri governi che con l'elettrico il disastro sociale ed economico, oltre che ecologio, è immane. L'auto elettrica è una bufala per ricchi scemi, 'gretini', sardine. Boicottiamola in ogni modo, non cpn le parole possibiliste di Tavares e soci...
  • Ma perché nessuno si preoccupa di quanto inquinano le navi di tutti i tipi sparpagliate in giro per tutto il mondo? Per non parlare degli aerei, di quante industrie (fuori dall'Europa) continuano ad inquinare. Ma veramente i veicoli in Europa sono i responsabili dell'inquinamento del Mondo? Ci si preoccupa del piccolo non pensando ai grandi. Chi ci rimetterà, come sempre, saranno i consumatori, i cittadini.
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  • Che fortuna vivere in Europa, "illuminati" da ingegneri meccanici, scienziati, esperti di marketing ed economia. Infatti in questo continente tutto va benissimo! L'auto elettrica è la soluzione per la mobilità così come la fissione nucleare (sostenuta a suo tempo dai soliti super esperti e professori) è la soluzione per la produzione di energia. Si dovrebbe utilizzare il più possibile l'attuale infrastruttura di distribuzione ed utilizzare carburanti sintetici, affinando sempre più la tecnologia, ed affiancandola allo sviluppo delle fuel cell ad etanolo diretto o idrogeno con piccole batterie tampone e motore elettrico. Imporre la sostituzione di un veicolo con equivalente a batteria comporta un aggravio di inquinamento, ed una ulteriore immissione di CO2 nell' atmosfera per via della batteria (100 KWh di batteria portano a 7 tonnellate di CO2 nei casi di processo di produzione "pulito"). Non è tutela dell'ambiente, è becero consumismo, considerando anche quanto le auto private incidono all'aumento della temperatura: non più del 7%! Per usi militari e tattici poi, niente è meglio del motore Diesel, che può essere svincolato anche dall'impianto elettrico. Il motore elettrico, apparentemente efficiente (a basso numero di giri, oltre un certo limite diventa infatti insostenibilmente energivoro), porta con sé una serie di problematiche di non facile soluzione, vi consiglio di seguire qualche video sui generatori di impulsi EMP: se sufficientemente potenti, nemmeno con una gabbia di Faraday potete salvarvi.
  • come smaltire le batterie ? mediante il riciclo ... semplice, cosa che avviene già' , in tutto il mondo si stanno costruendo stabilimenti per il riciclo delle batterie al litio
  • Ma possibile che non ci sia nessuno in grado di far ragionare questi qua? Ma chi smaltirà e come le tonnellate di batterie consunte ogni anno? E dove verranno smaltite? E a che costo e con quale "tassa" non solo economica a danno del consumatore, ma con quale impiego di tecnologia!
  • Da ingegnere meccanico non posso che essere d'accordo sulla neutralità tecnologica che Quattroruote professa e promuove ormai da tempo per affrontare il futuro. Quella che dovrebbe essere di ogni tecnico, ma anche di ogni politico/amministratore che ha il diritto/dovere di scegliere una politica industriale e ambientale di un continente: mirando al risultato e alla sua sostenibilità (non ultimo ai propri interessi economici e competenze che, guarda un po', potrebbero anche far comodo per la soluzione del problema stesso...). Come consumatore non posso che confermare quanto scritto sopra: ho un mezzo elettrico ed è evidente che ha molto senso ambientale, economico e pratico negli spostamenti urbani (purché si possa ricaricare a casa o a lavoro); per il resto assolutamente no, per una serie di problemi stranoti che, limitando la tecnologia all'accumulo di energia elettrica, potranno essere solo in parte risolti e affinati (pensare ad esempio a dei punti di ricarica da 150kW per me è già una follia tecnologica; per non parlare delle accise che inevitabilmente si sposteranno dai carburanti all'elettricità). Spero che il dibattito sia fruttuoso e porti a delle decisioni forti e sagge. Pagheremo e godremo tutti dei frutti e delle conseguenze.
  • Idiozia pura. Solo persone alibro paga della Cina potrebbero progettare la distruzione di ciò in cui la propria industria è leader in favore di quella Cinese. Con la scusa dell'ecologia. Per DIMOSTRE CHE HO RAGIONE basta dire che tutto l'inquinamento di EUR e USA equivale al solo aumento annuale di quello Cinese (e indiano ed etc) Noi dobbiamo morire e loro possono inquinare!
  • Notizia bomba del Giacomo FERRANTE (alias Clementina Milingo, Katia Birniani, Guido Guidi, Marco Marconi, Diego Dieghi, solo per citarne alcuni...): "Tesla model 3 seconda macchina più venduta in assoluto a giugno in Europa". Sferrazzo, prenda un po' d'aria, la CO2 del suo monolocale è ormai a livelli preoccupanti.
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  • Europa e mettiamoci pure gli USA, si dannano l'anima per ridurre le emissione, ma la cosa andrebbe fatta a livello globale. Perchè nel frattempo, India, Cine e Africa andranno ancora a combustibile fossile...
  • Tutto condivisibile ma non si sta tenendo conto che un Paese come il nostro per esempio l’energia elettrica la produce grazie agli idrocarburi, quindi non potrà mai essere un Paese "free" al 100%! Invece è sull’idrogeno che si sarebbe dovuto puntare fin dall’inizio, parlo di almeno 10 anni fa, cosicché adesso staremmo facendo tutt’altro discorso.
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  • Finalmente un articolo ragionevole e realistico. Avete capito il ruolo della Cina, che produce energia da carbone e poi ci vende le tecnologie pulite per mettere a posto le nostre coscienze dopo essersi assicurate la maggior parte delle materie prima per la costruzione delle batterie. State tranquilli comunque che al primo milione di disoccupati in UE dell’industria automobilistica i nostri cari burocrati di Bruxelles voleranno via in una notte.E ciò che avverrà molto prima del 2035 è il default del gruppo VAG, visto che la elettriche non le comprerà quasi nessuno.
  • A parte il fatto che l'auto elettrica non diminuirà di un grammo l'inquinamento ma lo sposterà solo dalla strada ai punti dove verrà prodotta l'energia elettrica, per caricare i milioni di auto elettriche, se questa energia verrà prodotta ancora con centrali a gas o a petrolio e non con fonti non inquinanti, resta sempre il problema dell'autonomia: ammettiamo che da qui al 2035 le auto elettriche passino da una media di 350 km di autonomia a una di 800, come una normale auto termica di oggi; resta sempre il fatto che per ricaricarla ci vorranno ore contro minuti al distributore, a meno che gli stati non si dotino a loro spese di milioni di stazioni di ricarica ad alta potenza che ricaricano in 25 minuti, cosa che richiederebbe una potenza elettrica mostruosa che la rete non potrà reggere. Inoltre ci sarebbe una alternativa: avere auto che possono staccare in pochi minuti la batteria scarica e sostiuirla con una carica in apposite stazioni meccanizzate: ma per fare questo si dovrebbe avere uno standard costruttivo mondiale che vedo piuttosto difficile ottenere ora come ora. Senza contare che sostituendo il pacco potresti dar via una batteria nuova scarica e ottenerne una carica ma sfuttatissima, cosa che troverebbe pochi estimatori. Per ultimo c'è il prezzo delle auto elettriche che per quanto potesse diminuire non arriverà mai al pari delle attuali termiche. La vedo un po' dura per i burocrati mondiali. Quindi che vogliamo fare?
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  • Che le auto elettriche fossero il futuro, lo si sapeva da oltre 100 anni. L'industria petrolifera, con la collaborazione delle case automobilistiche, ha ostacolato la diffusione delle auto elettriche fino a quando qualcuno, Musk in testa, non si è voluto ribellare e far vincere la ragione generale agli interessi di parte. Ora chi non si è adeguato o non si adeguerà in fretta rischia di chiudere bottega. Putroppo pagheranno le conseguenze molti lavoratori del settore ma altri troveranno lavoro con i nuovi prodotti, finalmente elettrici.
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  • Adesso che l'Afghanistan quasi certamente finirà sotto l'influenza cinese, si crea quasi un monopolio delle terre rare, brutta faccenda per i boriosi europei che si credono sempre i primi della classe e vogliono diventare tutti elettrificati. Finirà come tutti i proclami del tipo "europa uber alles" precedenti, che si sono dovuti ridimensionare drasticamente.
  • Mi domando se i signori di Bruxelles, non eletti da nessuno ma nominati da qualcuno, hanno analizzato molto bene e fino in fondo le conseguenze di questa politica. Perché l'autonomia dei veicoli elettrici è ancora tragicamente insufficiente per alcuni impieghi, ad oggi. Prendiamo la logistica: ci sono veicoli commerciali che percorrono anche fino a 500 km al giorno per la loro attività. Quanto tempo dovranno passare fermi a ricaricare le batterie per completare il loro lavoro? Come la mettiamo con la portata utile di questi mezzi visto l'aggravio di peso pazzesco dato dalle batterie? Tra l'altro immagino che molti veicoli commerciali potranno al massimo caricare una o due scatole di caramelle se non verrà rivisto l'attuale limite dei 35q per la guida con patente B...
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  • L'Europa ha solo un'alternativa per non piombare nel caos civico ed istituzionale: 1) abrogazione di Fit for 55 che è stata partorita da un manipolo di cerebrolesi 2) abrogazione dell'orizzonte 2035 3) seria incentivazione al nucleare 4) dazi commerciali del 1000% sui prodotti provenienti da paesi-spazzatura: Cina, India, Pakistan, Bangladesh, Indonesia, Vietnam eccetera. Il resto è aria fritta.
  • Giusto per capire: se mi compro un'auto a benzina nel 2034, per quanti anni potrò usarla?
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  • Non capisco l'ipocrisia che fa apparire l'auto con motore endotermico l'unico problema dell'inquinamento. Mai un articolo sull'incidenza dell'inquinamento dovuto ai chilometri quadrati di terreno fertile asfaltati e cementificati . Mai un articolo sull'incidenza dei riscaldamenti domestici ecc. ecc.
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  • Non abbiamo scelta dobbiamo abbattere le emissioni inquinanti di CO2 (veicoli a motore termico, centrali termiche, civile termico, agricoltura intensiva ) installando fotovoltaico, eolico e motore elettrico. Contestualmente creare e salvaguardare polmoni verdi, piante che assorbono CO2 producendo ossigeno e immagazzinando carbonio. Se non lo facciamo sarà una catastrofe
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  • Tutto secondo me è concordato con commissione e costruttori. Già i diversi livelli facevano cambiare più spesso l’auto. La transizione elettrica è inevitabile ma la fretta di certi costruttori porteranno disagi e problemi sociali ed economici importanti.
  • Bello vedere che c'è ancora qualcuno che crede che l'auto a batteria sia fatta per proteggere l'ambiente. Vabbè, c'è pure chi crede che la terra sia piatta
  • Se lo impone la “Commissione Europea “ beh allora… quelli della Commissione dovrebbero poi spiegare giusto 2 o 3 cose ( o forse più) sul come fare. Ma tanto per allora non saranno più in carica e altri le spareranno ancora più grosse, in nome di quel radical - green & chic che va tanto di moda. Dai che nel 2050 io non ci sarò più, ma ci sarà il teletrasporto… Energia! Fzzzz
  • Mentre stavo leggendo questo articolo mi sono fatto una domanda .. Mi dite per favore a che cosa serve la guida autonoma , a che cosa servono i fari matrix , a che cosa servono motori ''puliti'' TDI che hanno ucciso in Europa 5mila persone all’anno...!? Lo sapete che la Lombardia è la zona più inquinata d’Europa anche in relazione al Pm2,5 (le polveri sottilissime)...? l’esposizione ad alte concentrazioni di polveri sottili, idrocarburi policiclici aromatici, ozono e biossido di azoto non solo favoriscono il rischio di malattie respiratorie e cardiache, tra cui l'infarto, ma almeno nel 5% dei casi favoriscono lo sviluppo di tumori al polmone, con una cifra di vittime di circa 223.000 morti nel mondo all'anno..
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  • ... forse per non irretire Paesi importanti come Germania... Delle due l'una: o galeotto fu il correttore ortografico oppure c'è un po' di confusione tra chi irretisce chi.
  • La transizione verso l'elettrico sarà il minore dei problemi dei produttori di auto. Sarà la quantità il problema. Nelle città le auto sono già quasi un lusso, e presto lo saranno ovunque. Lo spazio si riduce così come gli spostamenti su mezzi privati. Che poi siano mezzi elettrici o a benzina è secondario se saranno un decimo rispetto ad oggi
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  • Possono progettare e mettere in vendita quello che vogliono. Sta di fatto che così come sono le macchinine elettriche vanno bene solo a chi ha un box e al massimo va a fare la spesa o, tuttalpiù, se la compra per fare il fenomeno per ingraziarsi le simpatie degli amichetti ingraziellati. Senza incentivi non se le compra nessuno e, se saremo costretti, si spenderà il meno possibile per un prodotto altamente enefficiente e complesso a gestire. Finito l'effetto novità ciao belli. Altro che prodotti smart e intelligenti. la macchinina elettrica è un ritorno al cavallo, un'ora di pausa ogni 3 ore di marcia per ricaricare di biada l'equino. Top solo per i fanatici dell'800.
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  • Avrò una età dove sarà meglio non mettersi al volante e pertanto la notizia non mi interessa.Una follia di chi ci governa con leggerezza senza pensare alle conseguenze come il ritiro in tutta fretta da Afganistan con mezzi blindati,elicotteri armi lasciate che un domani saranno usate magari anche contro di noi.
  • Si sono concentrati sulle conseguenze che ricadono sull’auto (che ha una fetta di responsabilità) ma nessuno della UE che spende una parola o accenna una previsione nei confronti di coloro che utilizzano tanto petrolio come ad es. i trasporti via terra mare aereo. Dal 2035 anche loro tutti a batteria?
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  • Questo articolo sostiene che l'autoritaria e dogmatica UE ha imposto una transizione obbligata all'elettrico a batteria. Prima di tutto, la UE e' una espressione degli stati membri, cioe' la votiamo proprio noi, non e' imposta dall'alto. Inoltre, non e' assolutamente vero che la UE impone la sola soluzione elettrica a batteria. Se ci sono alternative tipo l'idrogeno, ben vengano, io sarei il primo a sperarlo. Non sono al corrente di alcun divieto all'idrogeno o altre tecnologie. In realta' queste alternative o non esistono ancora o sono di nicchia e non possono contribuire in modo sostanziale nei prossimi 10-15 anni. Suggerisco di non ragionare come l'uomo della strada - piove governo ladro - come invece e' solito fare l'autore, Rosario Murgida.
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  • Un grande regalo alla Cina ed un pessimo affare per i cittadini europei Da una parte, infatti, Pechino passa all’incasso sul fronte delle tecnologie verdi: le filiere delle due principali componenti della transizione ecologica, i pannelli solari e le batterie, sono saldamente in mano ai cinesi. Questo significa che le centinaia di miliardi di investimenti europei e statunitensi in rinnovabili e mobilità elettrica finiranno in tasca a Trina Solar o Camel Group, colossi industriali controllati direttamente dal governo cinese. La Cina domina la catena del valore globale delle batterie (in alto) e controlla tre quarti della produzione mondiale di pannelli solari Non solo. Due decenni di pratiche commerciali irregolari (dumping) e di politiche industriali “creative” hanno drogato il mercato, che si è assestato su prezzi irragionevolmente bassi. Di conseguenza, oramai non esiste alternativa alle forniture cinesi, a meno di non rassegnarsi a un balzo dei costi di produzione, che però congelerebbe la transizione energetica. Un cappio al collo, insomma. Il 40% della materia prima di base dell’industria fotovoltaica mondiale proviene dai “campi di rieducazione” degli Uiguri, nella provincia cinese dello Xinjiang. L’impiego di lavoratori forzati ha garantito un impareggiabile ribasso dei costi di produzione cinesi Dall’altra parte, la Cina passa all’incasso anche sul fronte delle tecnologie fossili: mentre le democrazie occidentali si imbarcano in una complicatissima e costosissima ristrutturazione dei rispettivi sistemi produttivi, la Cina continua indisturbata a installare centrali a carbone, con cui poi ci fa concorrenza sul prezzo dell’energia. Si ripropone lo stesso schema che ha permesso l’exploit cinese agli inizi del millennio: sapevamo che esternalizzare la produzione di componentistica elettronica in Cina non era saggio, perché avremmo regalato a un regime autoritario con un’antica vocazione imperialistica delle tecnologie strategiche. Ma ci si guadagnavano così tanti soldi che nessuno è riuscito ad arginare le ambizioni della Silicon Valley e di Wall Street, assicurando a Pechino un balzo tecnologico di almeno vent’anni. Oggi, di nuovo, siamo perfettamente consapevoli che mettere la nostra infrastruttura energetica in mano ai cinesi non è una scelta lungimirante ma nei mercati finanziari c’è troppa liquidità mentre i rendimenti scarseggiano, quindi nessuno riesce ad arginare l’esuberanza dei fondi e delle banche d’affari. Ma stavolta il tessuto produttivo ribolle. Almeno in Europa, infatti, stiamo progettando un continente-museo, un ospizio per gli anziani più facoltosi del pianeta, un’oasi dove respirare aria profumata mentre il resto del mondo brucia. E anche questo è un altro gol per Putin e Xi Jinping: un simile disegno strategico è destinato ad alimentare le tensioni sociali, rendendo i nostri sistemi sociopolitici instabili e vulnerabili. Inutile elencare i motivi, basti ricordare che già oggi in Germania l’immigrato che vive in un monolocale finanzia con la sua bolletta il proprietario di una villa milionaria con l’impianto fotovoltaico sul tetto. E mentre la pubblicità ci descrive la transizione energetica con scenari da Mulino Bianco la IEA, più prosaicamente, ci avvisa che per azzerare le emissioni le auto di proprietà e i voli aerei dovranno tornare appannaggio pressoché esclusivo dei ricchi, i limiti di velocità in autostrada dovranno scendere al di sotto di 100 km/h e tra qualche anno dovremo cambiare tutti la caldaia, perché quelle a gas, a legna o a gasolio bisognerà metterle fuorilegge entro il 2025 (spoiler: riscaldarsi con l’elettricità costa molto di più). Inoltre, mentre assistiamo a campagne stampa sempre più aggressive contro i presunti incentivi ai fossili la IEA chiarisce che l’abbandono di gas e petrolio comporterà una riduzione del gettito fiscale superiore a 700 miliardi di dollari l’anno. Solo per fare un esempio, in un Paese con un sistema fiscale ipertrofico come l’Italia, le accise su benzina e gasolio valgono 40 miliardi di euro l’anno, poco meno del budget per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca. Tutto questo, in un momento in cui i governi hanno disperato bisogno di soldi. Ergo, diventeremo tutti più poveri, e non sarà bello
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  • Il ceo ww attuale è il peggiore
  • ...e la Cina, dopo aver appestato il pianeta, ringrazia.
  • questa UE non sarebbe mai dovuta esistere....
  • Questa idea di una Commissione Europea che agisce d'imperio sopra la volontà degli stati è campata un aria. Al contrario, sono proprio gli stati a comandare a Bruxelles, e più sono importanti più comandano, ovviamente: le proposte della Commissione altro nono sono che il compromesso delle proposte dei singoli Paesi; questo se compromesso c'è, altrimenti la voce della commissione è semplicemente la voce del più forte. Nel caso specifico la spinta a tavoletta verso l'auto a batteria la vuole VW attraverso quella porzione di governo tedesco a lei favorevole. Troppi sono i soldi spesi da Wolfsburg sull'elettrico per potersi permettere che la gente continui a preferire, come sta facendo, la Golf all'iD3, e troppi sono i soldi necessari a tenere in piedi termico ed elettrico. Aggiungiamo poi la Cina, ovvero il loro mercato più importante, ed il quadro è completo. Che novità, dietro la nobile demagogia ambientalista ci sono interessi economici. Certo, sarebbe il caso che gli altri si svegliassrto
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  • " l’auto elettrica "una brutale imposizione calata dall’alto". In tal modo, il manager lusitano non ha fatto altro che confermare quanto l'industria automobilistica abbia perso la sua capacità di farsi sentire nelle sacre stanze del potere. È una delle conseguenze di lungo termine del dieselgate ... " Sembra, invece, che Vag NON "abbia perso la sua capacità di farsi sentire nelle sacre stanze del potere" proprio perché è l'unico Gruppo che sta spingendo verso il full electric per apparare gli enormi investimenti che per ora hanno dato scarsi risultati. Le conferme? Dall' articolo di Quattroruote - Dal settore auto tante critiche e pochi sostegni alle proposte della Commissione europe - "Critiche sono arrivate anche dal potente sindacato dei metalmeccanici tedesco, l’IG Metall, mentre una della poche voci entusiastiche è quella dell'ad del gruppo Volkswagen Herbert Diess, che già in passato aveva espresso il proprio appoggio a qualsiasi proposta di accelerazione della transizione verso l'elettrico ... " e l' altro articolo - Auto elettriche Diess: "Gli scenari negativi sono esagerati, l’impatto sull'occupazione sarà contenuto" - " Herbert Diess, tuttavia, pensa che "gli scenari negativi che a volte vengono disegnati siano esagerati" , quelli di oltre 400.000 posti di lavoro in meno nel comparto automotive nella sola Germania entro il 2030.
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