Industria e Finanza

Stellantis
La joint venture cinese con Gac chiuderà una delle due fabbriche ancora operative

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La joint venture cinese con Gac chiuderà una delle due fabbriche ancora operative
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Il gruppo Stellantis compie un nuovo passo nel suo percorso di ristrutturazione e rilancio delle attività in Cina: la joint venture con la Gac (Guangzhou Automobile Group Motor Company) ha deciso di chiudere, entro il prossimo mese di marzo, una delle due fabbriche cinesi per concentrare la produzione in un solo sito.

Riduzione dei costi. In particolare, le attività dello stabilimento di Guangzhou, nella provincia del Guangdong, saranno tutte trasferite a Changsha, nello Hunan. L’obiettivo del trasferimento è stato esplicitato in un comunicato dalla stessa Gac: "Aumentare il tasso di utilizzo degli impianti e ridurre i costi”. Attualmente, la joint venture può contare su una capacità produttiva totale di quasi 330 mila veicoli l’anno, ma le sue vendite rimangono decisamente al di sotto del potenziale manifatturiero: nei primi sette mesi dell’anno, la joint venture ha venduto 12.288 vetture a marchio Jeep. La decisione di concentrare le attività in una sola fabbrica non è detto che risolva il problema di sotto-utilizzo degli impianti, visto che a Changsha la capacità è di 164 mila unità. 

Ristrutturazione in corso. In ogni caso, l’operazione è solo l’ultimo passo di un più ampio piano di riorganizzazione della presenza di Stellantis in Cina. Il costruttore euro-americano ha ereditato una situazione decisamente insoddisfacente, non solo dalla Fiat Chrysler ma anche da PSA. Quest’ultima, nonostante i massicci investimenti, non ha infatti mai ottenuto buoni risultati commerciali con la sua joint venture con la Dongfeng Motor e, negli ultimi anni, ha fortemente ridimensionato le proprie attività cinesi, chiudendo due impianti a Wuhan, nella provincia dell’Hubei, nel tentativo di risolvere il problema della sovracapacità produttiva. Stellantis non ha comunque intenzione di abbandonare il maggior mercato automobilistico al mondo: l’amministratore delegato Carlos Tavares ha più volte messo in chiaro, negli ultimi mesi, l’intenzione di procedere con un rilancio delle attività grazie a una strategia che dovrebbe essere rivelata in concomitanza con la presentazione, forse all’inizio dell’anno prossimo, del primo piano industriale del costruttore nato dalla fusione tra la Fiat Chrysler e PSA

Rassicurazioni su Atessa. Tra l’altro, sul nuovo business plan sono forti le attese delle organizzazioni sindacali, in particolare in Italia, dove stanno aumentando i timori sulla salvaguardia della forza lavoro nonostante le rassicurazioni dei vertici aziendali. Negli ultimi giorni, i rappresentanti dei lavoratori hanno sollevato preoccupazioni soprattutto sulla fabbrica di veicoli commerciali leggeri di Atessa, in Abruzzo, che la scorsa settimana ha pagato le conseguenze delle mancate forniture di semiconduttori con la chiusura forzata delle attività per la prima volta da quando è scoppiata la crisi dei chip. I sindacati temono, in particolare, un ridimensionamento delle attività alla luce della decisione di Stellantis di produrre veicoli commerciali anche a Gliwice, in Polonia. Tavares ha visitato ieri la fabbrica abruzzese, la più grande in Europa per la produzione di mezzi da lavoro, e, nel corso di un incontro con le Rsa, ha fornito ampie rassicurazioni: il manager, secondo la Fim-Cisl, avrebbe dichiarato che lo stabilimento polacco è complementare a quello italiano nelle produzioni di veicoli commerciali e ribadito l’intenzione di non ridurre la capacità (ampiamente superata dagli attuali volumi produttivi) dello stabilimento di Atessa, dove sono previsti investimenti per migliorare ulteriormente l’efficienza e la produttività. 

Sciopero in vista. Del resto, i timori dei sindacalisti sono stati sollevati dalla decisione di produrre a Gliwice gli stessi furgoni che escono dalle linee abruzzesi (Fiat Ducato, Peugeot Boxer e Citroën Jumper) nonché dalla scelta di non risolvere la questione degli oltre 700 lavoratori in somministrazione presenti ad Atessa. A tal proposito, Tavares avrebbe espresso l’intenzione del gruppo di privilegiare i lavoratori interni e utilizzare lavoratori cassintegrati in trasferta da altri stabilimenti, e quindi la volontà di non trasformare i lavoratori somministrati in dipendenti a tutti gli effetti, come richiesto dai sindacati per far fronte al continuo aumento dei volumi. A tal proposito, la Fim-Cisl ricorda che oggi l’impianto ha 5.650 dipendenti e produce oltre 300 mila veicoli, mentre nel 2016 i lavoratori erano oltre 6.150 con 280.000 unità prodotte e, di fronte alla rigidità dell’azienda, chiede a Tavares di cambiare posizione per evitare uno sciopero ormai non più rinviabile.  

COMMENTI

  • tra poco anche le fabbriche europee, italiane, chiuderanno.